Meno inquini e meno bollo paghi

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    Inquinamento

    La proposta di direttiva mira a promuovere la sostenibilità attraverso una ristrutturazione della base imponibile. Si mira, in pratica, a definire una struttura comune a tutta l’UE per le tasse sulle auto, senza però armonizzare le aliquote fiscali, come ben ci informa l’autorevole Help Consumatori in questo articolo dalla stessa redatto.

    Il Parlamento ha approvato la proposta di direttiva volta a definire una struttura comune a tutta l’UE per le tasse sulle auto, senza però armonizzare le aliquote fiscali. Il sistema di calcolo previsto nella proposta è basato sul livello di emissioni nocive e la progressiva abolizione della tassa di immatricolazione. Lo scopo della proposta è di migliorare il funzionamento del mercato interno, sopprimendo gli ostacoli fiscali esistenti per il trasferimento delle autovetture da uno Stato membro all’altro.

    Mira inoltre a promuovere la sostenibilità attraverso una ristrutturazione della base imponibile – sia della tassa di immatricolazione sia della tassa annuale di circolazione – che introduce elementi direttamente connessi alle emissioni di biossido di carbonio da parte delle autovetture. Più in particolare, la proposta prevede la soppressione della tassa di immatricolazione nell’arco di un periodo transitorio, durante il quale si applicherà un sistema di rimborso parziale della tassa in caso di esportazione o trasferimento permanente di un’automobile da uno Stato membro ad un altro. Inoltre, sarebbe introdotto un elemento CO2 nella base imponibile sia della tassa annuale di circolazione sia della tassa di immatricolazione. L’intenzione è unicamente di adottare una struttura comune a tutta l’UE per quanto riguarda le tasse sulle autovetture e non di armonizzare le aliquote fiscali o obbligare gli Stati membri a introdurre nuove tasse.

    La proposta della Commissione prevede che, a decorrere dal 1° gennaio 2016, gli Stati membri non potranno mantenere in vigore nessuna tassa di immatricolazione.
    Fino al 31 dicembre 2015, se in uno Stato sono state pagate tasse di immatricolazione per un’autovettura che successivamente viene esportata fuori dal territorio comunitario o trasferita per essere usata a titolo permanente nel territorio di un altro Stato membro, il primo dovrà rimborsare l’importo residuale delle tasse, sulla base di calcoli definiti dal progetto di direttiva stesso.

    Al riguardo i deputati esortano gli Stati membri ad evitare di imporre una doppia tassazione per quanto riguarda la tassa d’immatricolazione di autovetture, e ad attribuire una particolare attenzione ai casi di cittadini dell’UE che rientrano nel proprio paese dopo aver passato più di due anni in un altro Stato membro.

    Fino al 31 dicembre 2015, qualora le tasse di immatricolazione siano state mantenute in vigore, si dovrà applicare, «in misura progressiva e graduale», una differenziazione sulle singole autovetture. Il Parlamento chiede che tale differenziazione non sia realizzata unicamente sulla base delle emissioni di biossido di carbonio ma anche tenendo conto di altre sostanze inquinanti e del consumo di carburante. Per i deputati, inoltre, il costo delle operazioni connesse al versamento della tassa di immatricolazione andrebbe ridotto grazie alla messa a punto di soluzioni on-line a sportello unico per il calcolo, il rimborso e il versamento delle tasse di immatricolazione, in caso di trasferimento in un altro Stato membro.

    Analogamente a quanto previsto per la TAC, è definito il gettito minimo della tassazione differenziata. Pertanto, per il 31 dicembre 2008, il gettito totale fornito dall’elemento delle tasse di immatricolazione dovrà rappresentare almeno il 25% del gettito totale di tali tasse. Tale obiettivo andrà poi aumentato al 50% entro il 31 dicembre 2010.

    Il Parlamento, infine, ritiene che gli Stati membri dovrebbero essere incoraggiati ad applicare incentivi fiscali coordinati per le auto, al fine di accelerare la commercializzazione di autovetture e di attrezzature che rispondano alle esigenze di efficienza e risparmio sul piano energetico, utilizzando i combustibili fossili, quali benzina, diesel o gpl, o sfruttando i carburanti alternativi, quali biocarburanti, gas naturale o idrogeno, o impiegando l’energia elettrica, anche con motori ibridi.

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