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Mercato dell’auto: minimo storico di acquisto e vendita auto

Mercato dell’auto: minimo storico di acquisto e vendita auto

Il mercato italiano dell'auto è in grossa crisi, ma dipenderà solo dal settore o le responsabilità sono altrove?

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    Mercato dell’auto

    Non può stupire per niente la notizia del calo sensibile di vendite di auto riferito anche al mese di giugno, dopo le incertezze di maggio, visto che gli analisti parlano di un tonfo quantizzato nel 20% rispetto allo stesso mese del 2007 che nei numeri significa dover assistere ad immatricolazioni nell’ordine delle 180 mila unità contro le 229.000 .

    Anche il resto dell’anno in corso potrebbe essere caratterizzato da decrementi a due cifre se lo raffrontiamo allo scorso 2007, un dato che dovrà continuare a non stupirci ed una volta tanto, lo sguardo proiettato oltreoceano ai colossi americani, in crisi nera ed ai fenomeni recessivi cui si dibattono gli Stati Uniti, potrebbe pure riguardarci, ma fino ad un certo punto.

    In America i colossi di Detroit sono in crisi per non essere riusciti a modulare l’offerta dei propri prodotti in tempo con le diverse esigenze del mercato, per aver attuato politiche di sprechi in anni in cui le altre Case automobilistiche più snelle e agili si plasmavano col mercato e comprimevano le spese a vantaggio dei costi del prodotto finito sempre più ridotti, anche soffrendo margini di guadagno più risicati.

    Le ragioni di una crisi

    Ma se oggi l’Italia soffre della crisi dell’auto, in maniera più complessa ed accentuata rispetto al resto d’Europa, tale disagio è un problema nostro interno che, quando risente delle ripercussioni extra territoriali lo fa solo in funzione della situazione paradossale che deriva dal costo del petrolio, giunto, quasi, a quota 150 dollari al barile. E’ ovvio che in siffatte condizioni una nazione che dipenda per quasi l’85% dal petrolio e per il restante da tutte le altre fonti energetiche provenienti dall’estero, faccia ricadere sull’auto ombre sinistre di una crisi che sembra insormontabile.

    Ma c’è di più, oggi l’auto paga i prezzi di una politica economica italiana fatta di anni e anni di apparente benessere quando invece ogni indicatore dell’economia indicava a chiare lettere una crescita economica negativa o prossima allo zero, quando andava bene, con qualche sprazzo qua e là di crescita di qualche punto percentuale, un anno si e tanti no. Oggi, ad esempio, il Pil è allo 0,2% e ci dichiariamo persino ottimisti perché poteva anche andare peggio, ma Confindustria e la Banca d’Italia ammoniscono; l’Italia è senza crescita. Una nazione come la nostra, che fa parte delle prime sette più industrializzate al mondo, non può permettersi ritmi di crescita tanto risicati alternati a periodi negativi, pena, la perdita di competitività rispetto ai competitors internazionali ed un brusco rallentamento dei consumi in ambito nazionale il che significa, per quanto ci riguarda, una flessione delle vendite di auto.

    I carburanti, spina nel fianco

    Per restare in quest’ambito, inoltre, oggi l’automobile paga anche il prezzo di una politica interna che non è mai intervenuta sul costo dei carburanti, molto più interessata a lucrare sulle impennate dei costi di benzina e gasolio, in primis, giocando sulle accise e sulle altre imposte che gravano alla pompa e meno orientata a ridurre i costi scandalosi degli oneri fiscali che ricadono sul litro di carburante.

    Questo ha comportato il collasso del sistema dei trasporti, del resto le recenti manifestazioni dei trasportatori sono lì a confermarcelo ma, fatto storico e sicuramente unico nella storia d’Italia dal dopoguerra, sta facendosi sempre più strada la consapevolezza da parte della popolazione che l’auto sia divenuta un bene di lusso e non più un bene di consumo quale era ritenuto fino a qualche anno fa e, come si fa con tutti i beni di lusso, si può cominciare a farne a meno, riducendone gli acquisti, nella misura in cui l’automobile non la si sostituisce più con la frequenza di una volta, la si utilizza meno, in che significa tenersi fino allo strenuo una vettura che viene usata da più componenti della famiglia e che quando va proprio sostituita lo si fa con un’auto usata.

    C’è anche una responsabilità delle Case automobilistiche che avrebbero dovuto capire con largo anticipo, ad esempio, che non sarebbero stati gli incentivi statali riproposti anche quest’anno ad incidere sulle vendite di auto, avrebbero dovuto immaginare molto prima di quanto in effetti abbiano fatto, che la crisi dell’auto derivava in larga misura dal costo impossibile dei carburanti e, dunque, avrebbero dovuto dedicare i loro sforzi su auto che utilizzassero carburanti alternativi, come il gas e il metano, così come l’offerta di auto low cost, non doveva essere un’eccezione alla regola, ma la regola, lo dimostra il fatto che quelle aziende che hanno sposato il concetto stanno andando meglio di chi invece ha sempre rinnegato la possibilità di dedicarsi a questo particolare settore che, piaccia o meno, oggi è l’unico vero stimolo cui il mercato è davvero sensibile.

    La crisi dell’auto è un fattore economico

    Infine sull’auto e non soltanto su di essa, grava una crisi che non è più riferita all’appartenenza di quella marca o di quell’altra ma è generalizzato a tutto il comparto auto motive , in molti Paesi europei, ad esempio, l’auto non avverte la crisi che invece soffriamo noi, la crisi che riguarda il settore dell’auto è riferita all’impossibilità degli italiani di far fronte ad acquisti che richiedano sforzi diluiti nel tempo, la stessa crisi con modalità diverse sta investendo il settore immobiliare e dei beni durevoli un problema afferente alla stretta creditizia cui, nonostante ciò che ci viene fatto credere, gli italiani devono fare i conti. Passata l’illusione che bastava uno stipendio medio per potersi permettere la media cilindrata o la berlina costosa, la bella casa acquistata col mutuo, la vacanza e chissà che altro, tanto oggi si comprava domani si pagava in piccole e comode rate, gli italiani hanno cominciato ad utilizzare il credito per acquistare giornalmente i beni di prima necessità, anch’essi finiti per costare in modo spropositato, dovendo rinunciare all’acquisto di beni ritenuti anche superflui e, l’auto, almeno un certo tipo di auto e, soprattutto l’automobile quando è nuova, in Italia in questo periodo, è divenuta un bene superfluo.

    Cosa dovremo aspettarci?

    Una nuova filosofia di vita attenderà gli italiani e i mercati nel prossimo periodo, aumenteranno le richieste dell’auto usata, si venderanno solo le auto a chilometro zero e soprattutto vedranno giorni felici le auto low cost; rischieranno il collasso i Suv, per’altro penalizzati per altri motivi, le supercar saranno sempre di più di nicchia, le berline di lusso zeppe di accessori costosi, resteranno invendute per un tempo spropositato, crescerà l’offerta e la domanda di city car a basso prezzo e le offerte commerciali delle Case automobilistiche dovranno essere orientate verso beni a basso costo e prodotti sempre più essenziali e pratici. Tutto ciò in attesa che l’economia italiana cresca, che gli italiani siano messi nella condizione di poter rianimare i consumi, finiti ai minimi storici e si razionalizzerà l’offerta del credito al consumo.

    Se stavolta e Case automobilistiche vogliono capirla la lezione, bene, altrimenti, finiranno per crogiolarsi esaltando le mirabilie delle proprie “creature”, destinate a stazionare per un tempo indefinito a far bella mostra di sé nelle splendenti concessionarie, che finiranno anch’esse per chiudere!

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