Mercedes e BMW ce lo insegnano, nei “piani alti” c’è posto solo per loro

Mercedes e BMW ce lo insegnano, nei “piani alti” c’è posto solo per loro

    La Mercedes Classe A, un successo degno di un'ammiraglia

    Cosa determina il successo di un’auto di prestigio, siamo sicuri che sia sempre la qualità, le prestazioni, la bontà del prodotto, oppure, ad entrare di diritto nel trionfo di una vettura di classe alta, partecipa anche il blasone, nonché la stessa storia del marchio di appartenenza, almeno dalle nostri parti?

    A giudicare dai risultati di vendita in Italia di auto di grossa cilindrata, parrebbe quanto mai vera quest’ultima ipotesi, a dettare legge da noi, come in altri parti d’Europa, sono sempre e soltanto i…. soliti noti. E questa constatazione apre il campo a tutta una serie di ragionamenti per spiegare come mai,auto pur se di prestigio, ma poco blasonate, quando di proiettano ad un pubblico esigente e danaroso, stentano a decollare. Un esempio, pochi sanno che Lexus è il marchio di lusso della Toyota, dunque, dovrebbe essere già di per sé sinonimo di perfezione, qualità e prestazioni; ciononostante, in Italia e non solo in Italia, il marchio cresce sempre poco e stenta a crearsi e mantenersi una sua nicchia; non certo perché non possegga in sé tutte le qualità determinanti per ambire al successo; se ciò accade è solo perché la Lexus e come per essa altri marchi, non hanno un vissuto da “raccontare”, ovvero, sono marchi di qualità, sicuramente, ma privi di storia.

    Quel tocco di tradizionalismo, anche quando questo non è immune da qualche piccolo difetto o incertezza costruttiva, partecipa al successo di un’auto, perché fa parte, ancora una volta, della sua essenza, del suo DNA, dell’asse portante della sua storia. Un esempio, chiarifica al meglio la tendenza del mercato a partecipare o meno al successo non solo di un’auto, ma in determinate condizioni, dell’intera sua marca.

    Jaguar docet….
    Chi, un tempo, acquistava l’inglesissima Jaguar, ne apprezzava l’auto, il prestigio, la qualità e si sobbarcava anche un’affidabilità non certo ineccepibile e, comunque, nulla a che vedere con le solite tedesche. Eppure, chi si accostava a questa marca era conscio di quei piccoli difetti, per lo più congeniti dell’auto che andava ad acquistare, ma lo faceva fiero di entrare a far parte della famiglia di un marchio per … “pochi intimi”! Con l’avvento di Ford nella proprietà, lo sforzo della Casa americana di eliminare quelle sgrezzature, al punto di produrre vetture più affidabili e, al contempo, più estese ad una clientela più larga, con un’affidabilità più curata, ha generato la vera crisi del marchio Jaguar che si è poi riflessa, proprio su quelle vendite che si volevano aumentare.

    Insomma, non importano le dimensioni di un’auto, la qualità e non solo, molto più importante è l’esclusività, se alle spalle il costruttore sia sempre in grado di dimostrarci che la stessa attenzione riposta alla sua ammiraglia e prestata alla “piccola”, nel momento in cui decide di produrla.

    Mercedes con Classe A e BMW con Mini ce lo dimostrano ma ancor prima, lo dimostrano i volumi di vendita di queste due vetture che…. nel loro piccolo, non hanno nulla da invidiare alle loro “sorelle” maggiori.

    E quando l’eleganza e il prestigio diventano il volano del successo di un’auto, le vendite si fanno tanto più importanti quanto maggiore è il blasone del marchio, come è accaduto anche in casa nostra con Lancia, solo il prestigio di un marchio, più basato sulla sua storia e sull’immagine che sull’effettiva qualità dei suoi ultimi modelli, ha potuto determinare l’apoteosi di un’auto come la Ypsilon ,arroccata nei piani alti della classifica e, a ragione, definita a tutti gli effetti, “ammiraglia da città”. E come mai, stessa operazione non è riuscita anche con la Thesis? Perché, tornando ai vertici di un mercato di nicchia, è quanto mai difficile imporre la propria ammiraglia quando questa non presenti un curriculum ricco di contenuti e non solo tecnici, ma di storia, di tradizione e di vocazioni e, non si può certo dire che Lancia abbia dimostrato negli ultimi anni di detenere tali valori.

    Francia, profeta solo in patria!
    Altri marchi prestigiosi francesi, come Peugeot e Renault, che eccellono per uno o più segmenti delle loro vetture, battono il passo quando si proiettano alle fasce alte. Chi immagina una Peugeot 607 allo stesso livello di un’ammiraglia Mercedes o BMW e, men che meno, chi mai oserebbe paragonare una Renault Vel Satis, sia pure tecnologicamente importante, con le icone storiche europee in fatto di ammiragliato. Solo le alte cariche dello Stato francese viaggiano e apprezzano la grandezza delle ammiraglie francesi, fuori dai confini, queste auto, se pure ottime, sono del tutto anonime.

    E neanche la perfezione tedesca è riuscita a far decollare una ammiraglia cui si era puntato fin dal suo esordio, ricordiamo il flop della Phaeton Volkswagen, nonostante i tentativi recenti della Casa tedesca di portarla a quei fasti mai raggiunti, nonostante l’altissima qualità di cui si dota da sempre quest’auto. Insomma, quando si aspira ai gradini più alti cercando di detronizzare vetture prestigiose e marchi storici arroccati da sempre con le proprie ammiraglie, il gioco si fa duro e per pochissimi, gli altri, sono sempre destinati a guardare le fortune altrui.

    983

     
     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI