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Mitomacchine al museo Mart

Mitomacchine al museo Mart
da in Giugiaro, Mondo auto, Pininfarina
Ultimo aggiornamento:

    Mitomacchine al museo Mart, il novecento, un’ epoca contraddistinta dall’automobile.
    Una mostra di automobili unica, quella che si svolge al museo Mart di Rovereto col nome di Mitomacchina, apertasi il 2 dicembre e che proseguirà fino al prossimo 1° maggio; particolare importante da segnalare, al museo non vi saranno opere d’arte rappresentate da quadri e sculture, ma solo auto, speciali e uniche, 70 vetture che racchiudono la storia dell’uomo moderno nel passaggio fra le diverse auto costruite e possedute negli anni.

    Si comincia coi primi abbozzi di automobili di epoca ottocentesca, una per tutte, la Benz Dreidad, anno 1886 e, in una sorta di iperbole, si arriva alla modernissima Z-Car, con soluzioni avveniristiche e design persino infantile. In questo ampio arco dell’epoca industriale dove l’auto è stata il fulcro di questo processo, da sottolineare l’importanza, per l’auto, del ventesimo secolo, periodo in cui la “macchina” ha stretto un legame quanto mai indissolubile con l’uomo divenendo essa stessa, strumento prioritario della nostra civiltà dei consumi.

    Come non ammirare, dunque, la prima Volkswagen Maggiolino”>Volkswagen Maggiolino “battezzata” nientemeno che da Adolf Hitler, notoriamente impegnato in altre attività piuttosto che sancire il successo di una vettura invece tanto osannata dal dittatore nel 1934 al Salone di Berlino come la vera prima auto per tutti.

    Nella storia della Maggiolino entra a far parte un nome leggendario dell’automobilismo europeo che disegnò, per Volkswagen, la vettura, parliamo di Ferdinand Porsche. La Maggiolino fu la vera prima auto low cost della storia, costava, infatti, appena 1.000 marchi.

    A questa vettura, in Italia, il duce, Benito Mussolini, rispose seguendo la logica del Fuhrer tedesco e ordinando al senatore Giovanni Agnelli un’auto, anch’essa alla portata di molti, ma che costasse non più di 5.000 lire. L’impresa non riuscì se non dopo quasi un venticinquennio, quando, nel 1957 “sbarco’”, inizialmente un po’ in penombra, la Fiat 500″>Fiat 500, l’auto che, assieme alla 600, motorizzò gli italiani e contribuì a trasformare la civiltà contadina in industriale con l’avvento di tutte quelle fabbriche che in breve tempo sorsero sul territorio spinti dall’industria automobilistica e dal suo indotto.

    Tornando a Mitomacchina, la visita al museo traccia, auto dopo auto, il lento cammino dell’uomo e della sua vettura, dove innovazione, scienza e, fin’anche cinema, si intrecciano in un connubio indissolubile; la Lancia Aurelia B24, per esempio, portata nel grande schermo dall’indimenticabile Vittorio Gasmann nel suo “Sorpasso”, ne è la prova tangibile italiana, cui rispose l’america con la Chevrolet Corvette dell’anno del rock’n roll pilotata, con sprezzo del pericolo, da Elvis Presley, parallelamente alle gesta, poco eroiche, del mitico James Dean che nel 1955 trovò la morte su una supercar dell’epoca, la Porsche 550 spider..

    Insomma, una sorta di girandola dove alla stregua di un mosaico, le auto costituiscono infiniti tasselli che uniti insieme completano il quadro di questo cammino dell’uomo nella civiltà moderna. Spazio, dunque, ai grandi del design, grandi ma piccoletti nella statura, come il mitico Battista Farina, alias Pinin (piccolino) in piemontese.

    Insomma, Mitomacchine, è un’occasione unica per poter ammirare il ruolo dell’auto ancora una volta anche nella cinematografia, soprattutto moderna, da James Bond, in 007, con la sua “truccatissima” Aston Martin, a “Ritorno al Futuro” con la De Lorean, designer Giorgietto Giugiaro e, se il cinema è costume al tempo stesso, come non ricordare, in fatto proprio di costumi, la mitica 2CV Citroen che caratterizzò un’epoca, pervasa proprio da quella gioventù, non più “bruciata” degli anni cinquanta americani, ma “pasticciata, inquieta, anticonformista, rivoluzionaria” anni settanta…. Europea.

    Un percorso lento e veloce insieme, quello dell’auto, che ha cambiato il mondo e la società, la stessa che ha poi provveduto a cambiare l’auto, passata, nel tempo, da status symbol, via, via spostatasi a modelli sempre più appariscenti e sofisticati, a bene primario, utile e di largo consumo qual è oggi, dove le stesse forme dell’auto, accantonati, per sempre, quei fronzoli che davano all’automobile un aspetto“maschio” e spesso trasbordante, ha finito per rincorrere stili e forme razionali e, in un’era che avvolge e “trita” tutto, anche l’auto ha finito per essere avvolta e compressa nel grande calderone del consumismo, passando intatta da intere generazioni fino ad oggi, razionalizzata, pratica, ma forse, adesso, checchè se ne dica, persino anonima; non si capisce altrimenti il gusto, o la moda, di rispolverare da vecchi garages i vecchi miti di un tempo, scomodi, traballanti macinini spesso malfunzionanti che fan bella mostra di sé sulle strade fra veicoli tecnologicamente avanzati.

    Ma sono proprio quelle auto di un’epoca ormai remota e trascorsa, a destare la stessa attenzione che si riserverebbe ad una prima donna; irraggiungibile, inavvicinabile e per certi versi unica.

    Questo è Mitomacchine che, nelle sue centinaia di metri al coperto, ha finito per racchiudere il vero posto ove val la pena di conservare e poi mostrare il culto del bello, l’auto, ma con quella filosofia che ne ha contraddistinto la sua nascita e il suo veloce incedere fino ai giorni nostri.

    Fuori, in mezzo al traffico caotico delle nostre città, al frastuono e all’inquinamento, complice quell’auto che ci aveva fatto un tempo sognare, la stessa è solo informe ferraglia senza un nome e senza un volto, senza più nulla da raccontarci se non di esser appartenuta ad un passato in cui, ogni auto, aveva un demiurgo che ne cesellava ogni più piccolo particolare e ne faceva un pezzo unico e raro, ma oggi non è più così.

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