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Notifica multe stradali: quando non è valida

Notifica multe stradali: quando non è valida
    Notifica multe stradali: quando non è valida

    La notifica delle multe e degli atti giudiziari è una faccenda molto complessa e regolata da un labirinto di leggi, articoli e commi, attorno a cui sono intervenute parecchie sentenze di ogni ordine e grado, dal Giudice di pace alla Corte costituzionale. C’è in particolare un aspetto molto importante che potrebbe rendere nulli molti verbali: chi è autorizzato a consegnare le notifiche? I funzionari, la posta, altri soggetti? La questione è sempre d’attualità; riepiloghiamola.

    Diversi comuni, tra cui alcuni anche molto importanti come Torino e Palermo, hanno affidato a società private diverse da Poste italiane il compito di eseguire la notifica dei loro atti, tra i quali rientrano anche i verbali delle violazioni al Codice della strada. C’è una probabilità molto elevata che tali verbali vengano annullati proprio per questo motivo, in caso di ricorso. Ricostruiamo il percorso legislativo.

    Il Codice della strada, all’articolo 201, comma 3, prescrive che le notifiche delle multe vadano consegnate da messi comunali, funzionari dell’amministrazione che ha accertato la violazione o attraverso la posta, secondo le norme che regolano le notifiche attraverso il servizio postale.

    Il decreto legislativo numero 58 del 31 marzo 2011, all’articolo 4, impone che le notifiche a mezzo posta stabilite dall’articolo 201 del Codice della strada siano affidate esclusivamente al fornitore del servizio postale universale. La legge ha affidato tale servizio a Poste italiane fino al 2026.
    Perché la notifica spedita via posta sia valida, essa deve essere consegnata dall’ente che ha inflitto la multa al servizio postale entro 90 giorni dall’accertamento; a questo periodo si aggiunge il giorno in cui il destinatario firma l’avviso di ricevimento del verbale (la raccomandata, insomma) oppure, se egli è assente, il termine di 10 giorni di giacenza all’ufficio postale dopo il giorno della consegna. Da questo momento si conteggia il termine entro cui il destinatario può presentare un eventuale ricorso.

    Anche la Cassazione ha evidenziato questo stato di cose, attraverso la sentenza 2035/2014. I giudici hanno sottolineato che le notifiche tramite servizio postale, effettuate tramite raccomandata con avviso di ricevimento, costituiscono un atto pubblico. Importante il passo successivo di questa sentenza: “Non altrettanto può dirsi per ciò che concerne le notifiche effettuate da un servizio di posta privato. Gli agenti postali di tale servizio non rivestono infatti la qualità di pubblici ufficiali onde gli atti dai medesimi redatti non godono di nessuna presunzione di veridicità fino a querela di falso con la conseguenza le attestazioni relative alla data di consegna dei plichi non sono idonee a far decorrere il termine iniziale per le impugnazioni“.
    L’unica alternativa concessa dalla legge all’uso della posta è la consegna diretta tramite messi comunali o dipendenti dell’amminstrazione che ha accertato la violazione. Anche queste procedure sono regolate da norme complesse. In tutti gli altri casi, la multa potrebbe essere annullata se si fa ricorso.

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