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Petrolio a casa nostra? No, grazie!

Petrolio a casa nostra? No, grazie!
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Ultimo aggiornamento:

    Il petrolio estratto e raffinato in Sicilia è più un problema per i siciliani che un vantaggio

    Pochi sanno che sotto l’Italia esistono giacimenti di petrolio di una certa consistenza, così come non tutti sanno che, nella sola Sicilia, su 100 litri di petrolio raffinato, 10 lo si raffina soltanto nell’isola, una pacchia, insomma, per la più grande regione d’Italia, macchè, un disastro, perché i siciliani che da mezzo secolo di sono sobbarcati i disagi, per usare un eufemismo, di trivellazioni spesso selvagge, inquinamento compreso, pagano la benzina come in tutte le altre parti d’Italia e gli svantaggi sono di gran lunga maggiori dei vantaggi.

    Addirittura, con una certa prosopopea, Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni sostiene che nel nostro Paese si fa prima ad importare petrolio dall’Alaska che in Italia. Forse Scaroni poco sa dei disastri che nell’isola una forsennata caccia al petrolio iniziata negli anni cinquanta ha comportato disastri immani e non è la sindrome del Nimby, quella sorta di reazione che coglie chi non vuole sotto casa propria ogni opera, quella che attanaglia i siciliani, tutt’altro.

    Basta leggere la storia per sodalizzare con gli abitanti della Sicilia e ricordare che negli anni cinquanta, quella che doveva essere una sorta di caccia all’oro autorizzata dalla Regione Sicilia a favore delle imprese petrolifere, si rivelò un vero e proprio disastro ambientale cui in epoca recente è dovuta persino intervenire la Magistratura per via dell’inquinamento atmosferico verificatosi in aree come quelle di Priolo, provincia di Siracusa, Augusta, alcune zone del ragusano e, soprattutto Gela, provincia di Caltanissetta dove si prelevavano, in un solo sito, oltre 20 milioni di tonnellate di oro nero all’anno e, a fronte di 4.000 addetti assunti in ambito locale, ci si è ritrovati a distanza di un decennio, con un bilancio del Ministero della Salute e dell’Osservatorio Epidemiologico della Regione, allarmante, visto che l’incidenza di patologie neoplastiche nelle aree a ridosso dei siti è enorme, ben il 50% oltre la media nazionale e le malformazioni neonatali sono tre volte più alte che nel resto d’Italia.

    Eppure, nonostante la Sicilia doveva essere considerata, almeno da un punto di vista economico, una sorta di Eldorado nostrano, i vantaggi economici sono andati divisi fra petrolieri, politici locali e alcune imprese che lucravano sul petrolio estratto.

    La stessa sorte toccata alla Basilicata, risulta a qualcuno che quella regione sia schizzata in vetta delle altre per ricchezza, tutt’altro, eppure in Val D’Agri nel grande giacimento di petrolio reperito in zona, l’Eni, che ha ottenuto le concessioni dalla Regione, retrocede per royalties appena il 7% del ricavato, somme che non bastano neanche a sostenere i guasti che si compiono, soprattutto in fatto ambientale nelle zone interessate dal problema.

    Del resto è così anche altrove, nella stessa Nigeria dove si estrae tanto oro nero, la popolazione locale è affamata e in pochi si arricchiscono. Ecco dunque che stupisca poco il fatto che in Val di Noto, una delle zone della Sicilia più belle da un punto di vista ambientale paesaggistico e architettonico, si son volute bloccare le trivellazioni in vista di un giacimento di gas metano per opera dell’assessore Regionale Territorio e Ambiente della Regione Siciliana, Rossana Interlandi, che ha sostenuto di voler fermare le trivelle prima che si compisse un altro scempio, cui ha fatto eco Totò Cuffaro, governatore della Sicilia che dichiarava, animatamente, che, ”nei siti Unesco non ci saranno più perforazioni”.

    Ebbene, cosa si pensi sia accaduto da due anni in qua, da quando si è iniziato a parlare dell’eventualità di uno sfruttamento del giacimento? E’ accaduto che sia Confindustria Sicilia che sindacati e certi rappresentanti delle Istituzioni stanno già strizzando l’occhio alla Phanter Eureka, azienda texana che trivella in cerca di gas….., altro che interesse della collettività!

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