Pininfarina: una crisi che nasce dai tetti

Pininfarina: una crisi che nasce dai tetti

C'è crisi in Pininfarina, ma le responsabilità non sono da ricercarsi all'interno dell'azienda

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    Alfa Romeo Spider Pininfarina

    Come in ogni cosa c’è sempre una causa che la genera e per Pinifarina, grande carrozzeria torinese che ha contribuito a rilanciare il tutto il mondo il nostro migliore Made in Italy, qualche guaio all’azienda l’hanno dato proprio i tetti delle auto, che sempre ne hanno fatto il successo, al punto, anche se non è certo solo questa la causa, che il celebre marchio paga ritardi nelle consegne e difficoltà anche serie aziendali, mentre in borsa il titolo soffre.

    Parlando dei tettucci apribili applicati da Pininfarina alle vetture vendute sotto marchi celebri come Ferrari, ma anche Alfa Romeo e Ford, solo per citarne qualcuno, i ritardi delle consegne della carrozzeria nei confronti dei suoi clienti hanno persino costretto qualche marchio, fuori da quelli citati, a non voler proseguire il lavoro con la carrozzeria provvedendo in proprio a realizzarsi anche quelle vetture che prima sarebbero state commissionate a Pininfarina.

    Un esempio lampante di questo stato di cose era già venuto a galla tre anni fa, quando l’Alfa Romeo, a causa dei ritardi di Pininfarina, probabilmente perché le soluzioni applicate all’Alfa Spider erano più complicate di quanto fossero sembrate inizialmente, rimediò 4 mesi di ritardo per porre l’auto sul mercato, con gli inconvenienti del caso, consistenti soprattutto nel fatto di non aver potuto soddisfare le esigenze di quanti acquistano le cabrio in estate al punto che tanto grande è stata l’ira di Fiat, che Pininfarina s’è visto recapitare un dirigente per sorvegliare il proseguo del lavoro, un fatto questo che la celebre carrozzeria ha accettato di buon grado, almeno apparentemente, poi quanto possa far piacere mettersi un “estraneo” in casa lo sapranno solo alla Pininfarina.

    E anche Ford per la sua Focus CC ha dovuto subire ritardi, vero è che progettare un sistema di apertura del tettuccio che scompare dentro al bagagliaio è tutt’altro che semplice, ma i differimenti si pagano anche in quelle nazioni dove le auto scoperte si acquistano tutto l’anno, vedi Germania e Inghilterra e la concorrenza è sempre ad un passo per stravolgere i piani e giungere con un prodotto finito, ma di fatto solo sulla carta, non deve essere stato piacevole neanche per il marchio dell’ovale e non vogliamo pensare che negli ultimi tempi alla Pininfarina non abbiano fatto tesoro dell’adagio che recita che “la gattina frettolosa fa i gattini ciechi “ considerato che la Ford prima di consegnare le auto ai clienti dove aveva lavorato Pininfarina le mandava presso un centro tecnico tedesco avendo riscontrato qualche piccola imperfezione.

    Certo, la Casa americana non ha sopportato costi in proprio visto che li ha riversati, pari, pari, direttamente alla mandataria, ma per Pininfarina quest’ultimi accadimenti hanno peggiorato il bilancio aziendale.

    Nessun problema comunque, Pininfarina ha rinsaldato i rapporti con Ford, lo avevamo visto al Motor Show 2007, dove la Casa americana mostrava con enfasi la Focus CC stigmatizzando il fatto che c’era il marchio Pininfarina a campeggiare, segno evidente che gli attriti fra le due aziende si sono sanati al meglio, almeno fino a quando la sfortuna non si è abbattuta sotto forma di un ciclone, nel vero senso atmosferico del termine, sugli stabilimenti di Bairo in provincia di Torino con danni ai centri produttivi che hanno contribuito ad aumentare i ritardi nelle consegne.

    Ma al di là delle sfortune di origine atmosferica, la verità è forse che l’azienda soffre le contingenze sfavorevoli dell’economia degli ultimi anni, visto che parliamo, generalmente, di vetture un po’ di nicchia ma che certo nulla scalfisce al prestigio e all’affidabilità di un’azienda cresciuta nel tempo e che conta su 3.600 dipendenti, un bel passo avanti se si pensa che mezzo secolo fa ne aveva un centinaio, oltretutto a Pininfarina il merito di scelte azzeccate, va sempre riconosciuto, come quelle di aver acquistato appena cinque anni fa il marchio francese Matra e l’accordo stilato anche con Volvo per le sue cabrio.

    Ma ciò, evidentemente non basta per rinsaldare il marchio che nel 2007 era in perdita per oltre 20 milioni di euro con commesse in ribasso come il suo titolo in borsa e che quest’anno ha visto anche una produzione di auto ridotta di un migliaio di vetture rispetto alle previsioni.

    Eppure in quello che non si può certo definire un tunnel per Pininfarina si vedono gli spiragli di luce verso un futuro più roseo, una cordata di finanziatori che trasformerà l’azienda, da sempre a conduzione familiare in una partecipata che vedrà la proprietà iniziale scendere al 50% dell’intero gruppo. Una decisione saggia che ben lungi dal provocare fratture all’interno del gruppo dovrebbe dare smalto ad un marchio che forse paga in proprio una crisi momentanea non certo per decisioni avventate del suo management quanto invece per via di una congiuntura internazionale che si riverbera anche nel mondo dei motori proiettando un alone di ombra soprattutto su quei produttori di auto che tutto sono, meno che low cost.

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