Quando le auto della Polizia non possedevano neanche la radio!

Quando le auto della Polizia non possedevano neanche la radio!
da in Mondo auto
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    Quando il telefono ce l’ avevano in casa pochi fortunati, per chiamare la Polizia si doveva comporre il “ 777 “ e, se andava bene, vista la penuria di mezzi del tempo, gli agenti arrivavano con una sbuffante Lancia Augusta equipaggiata alla meglio, con la scritta Polizia sulle fiancate e il numero da comporsi, maldestramente spennellato, sui fascioni delle ruote. Era il 1937, fu Milano la prima città a munirsi di auto in dotazione alla Forza Pubblica. Quando gli equipaggi motorizzati divennero di più, le varie Lancia Augusta, man mano “ arruolate “, non avevano tutte lo stesso colore, ma una tinta più o meno simile l’ una con le altre. Poco dopo, fecero la loro comparsa le Jeep Willys, color rosso, che arricchirono gli autoparchi del tempo.

    Ma come si sa, Milano, divenne ben presto, nel dopoguerra, epicentro di una diffusa criminalità che col tempo diventò sempre più presente e agguerrita. A Milano si sparava, si rapinavano le banche e i banditi si dotavano di auto, rubate, potenti e difficili da raggiungere. Iniziarono i tempi degli inseguimenti, davanti i rapinatori, dietro la Polizia. Ecco comparire, allora, l’ Alfa Romeo 1900. Siamo nel 1952, la prima “ seria “ dotazione di auto alla Polizia ha inizio proprio con questa vettura, un’ auto da 1.900 di cilindrata, capace di 80 cv, un vero bolide, per i tempi si intende, capace di accelerare da 0 a 100 km., in soli 11 secondi e con una velocità max di 150 chilometri orari. Gli venne dato il nome di pantera. Due i possibili motivi di questo battesimo. Il primo, il guizzo felino di questa vettura quando si lanciava all’ inseguimento dei malfattori, il secondo, il colore, rigorosamente nero, come in natura è nera una pantera. Qualche curiosità è importante per sottolineare il modo con cui lavoravano, allora, le Forze dell’ Ordine.

    Il primo equipaggio radiomobile
    La Pantera fu la prima auto equipaggiata con radio al suo interno. Un apparecchio gracchiante il cui segnale sovente usciva dalle zone di ricezione e rendeva impossibile la comunicazione con la Centrale Operativa. L’ auto aveva già una sirena perfezionata che la faceva udire a grande distanza, fatto per nulla scontato, se solo si pensi che le prime Lancia Augusta, di cui si accennava, erano dotate anch’ esse di sirena, ma oltre i duecento metri non era possibile udirle. La stessa radio di cui era provvista la grande Alfa delle Forze dell’ Ordine, cambiò, radicalmente, la vita dei poliziotti stessi. Prima di quest’ apparecchiatura, infatti, gli agenti, in pattugliamento, dovevano, ogni quarto d’ ora, trovare un telefono pubblico e con quello comunicare con la Centrale. All’ Alfa 1.900 seguirono diversi altri esemplari, comprese le versioni TI e TI Super. Da notare che le auto in dotazioni non subivano nessuna modifica tecnica, erano le stesse usate dai civili.

    La 1.900 con le “scope” davanti
    Per i tempi , la Pantera aveva dotazioni avveniristiche. Un dispositivo posto anteriormente permetteva di “ scopare “ la strada davanti l’ auto da chiodi e quant’ altro buttato dai finestrini dai delinquenti, con l’ intento di mandare fuoristrada i poliziotti, un tettuccio apribile che consentiva agli agenti di sparare, stando in piedi, protetti da un vetro blindato. Ma l’ Alfa aveva un difetto, una poderosa blindatura del motore che l’ appesantiva di troppo negli spostamenti.

    L’ arrivo della Giulietta

    Premesso che in quegli anni le nuove vetture non sostituivano mai quelle già in forza, vista la penuria di mezzi che c’ era al tempo, l’ arrivo delle Giulietta TI nel 1957 avviene in un periodo in cui la Polizia ha costituito un suo parco macchine, sia pure limitato, ma soprattutto disomogeneo. Fra queste auto figurano mezzi dai modelli più disparati, dalle Fiat 1100, alle 600, alle Topolino, alle stesse Alfa 1.900 dismesse quando sono da rottamarsi. Inutile dire che sono i grossi centri abitati ad avvalersi delle auto più nuove, come avviene appunto con le Giuliette, mai modificate nelle prestazioni, né nel motore rispetto a quelle in circolazione.

    Su queste auto una particolarità: è stato sostituito il vecchio “ 777 “ col nuovo “ 113 “ che spicca sulle fiancate e indica il nuovo numero del Pronto Intervento. Negli anni, soprattutto con l’ apertura dell’ Autostrada del Sole, gli equipaggi della Polizia che percorrono l’ arteria, hanno tutto l’ armamentario per soccorrere gli automobilisti in panne. Tutto il necessario trova posto nello schienale ribaltabile dell’ auto, che è anche dotata di un estintore, un faro fisso sul tetto, uno mobile e una batteria da 100 Ampère. Ben presto a queste auto veloci si affiancano le Alfa Romeo 2000 Sprint, cui segue, nel 1960, una versione più potente, che fa i 200 orari, ha una cilindrata di 2.600 cc, con 145 cavalli. E’ tanto potente che per guidarla gli agenti devono fare un apposito corso di guida veloce.

    L’ ingresso della Giulia
    A metà degli anni ’60, ecco comparire l’ Alfa Romeo Giulia 1600 TI, un’ auto aggressiva, potente e indistruttibile da 112 cavalli. Con l’ ingresso di quest’ auto si perfeziona la tecnica delle comunicazioni via radio, di cui si avvalgono anche i Carabinieri, le operazioni di Polizia si fanno più raffinate e, sicuramente, meno spettacolari. Meno inseguimenti e più pedinamenti con auto civetta ed è la Centrale Operativa che riceve informazioni e da disposizioni sul da farsi, organizzando anche i posti di blocco. Uno degli ultimi inseguimenti plateali, in fatto di acrobazie in strada, è quello che vede coinvolta la Banda Cavallero che, intercettata dalle Forze dell’ Ordine, fugge su una FIAT 1100 nera, alla guida di quest’ auto un asso del volante che corre per le vie di Milano lasciandosi dietro una scia di sangue e di terrore per i proiettili che la banda scarica sui passanti, è il 25 Settembre 1967, momento di grande tensione nella Milano del crimine organizzato.

    La città ispira anche un film, “ Banditi a Milano “, con la magistrale interpretazione del compianto Gian Maria Volontè e Don Baky, regia di Carlo Lizzani. Tornando alle auto della Polizia, il 1970 segna la fine della gloriosa Giulia. Gli anni che seguiranno, vedranno vetture come l’ Alfasud, le nuove Giulietta, le Alfetta, le 75, le 90, vestire la carrozzeria in tinta con le divise degli equipaggi. Infatti, nel 1975, su disposizione dell’ allora Ministro degli Interni, Francesco Cossiga, si abbandona il colore verde chiaro militare a favore dell’ attuale azzurro- bianco delle auto di servizio.

    Fino alla modernissima Lamborghini Gallardo
    Sul finire degli anni ’90, l’ Alfa Romeo, perde il monopolio che permetteva alla Casa di Arese di fornire, in esclusiva, le auto in dotazione al Ministero degli Interni. Da quel momento in poi, diverse Case automobilistiche, anche estere, si aggiudicheranno l’ appalto per la fornitura di autovetture alla Polizia. Ecco comparire le giapponesi Toyota, le francesi Renault, le tedesche Wolksvagen e Bmw. L’ anno scorso, infine, la Lamborghini ha donato alla Polizia, un esemplare della sua Gallardo, un bolide, per i veloci guidatori della Polstrada.

    Cambiano i tempi, la tecnologia si fa raffinatissima ed equipaggia, con computer di bordo e navigatori satellitari, l’ abitacolo delle Volanti,divenute oggi , Alfa 156 e Fiat Marea. Un passo in più nella lotta alla criminalità organizzata,ma nonostante i vantaggi della sofisticata tecnologia attuale, il fascino, anni ’60, delle mitiche Giulia e Giulietta Alfa Romeo, dei loro rombanti motori, che precedeva gli equipaggi, con quell’ alone di rassicurante emozione, è difficile dimenticarlo…

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