Renault Twingo 1993, quando la simpatia arrivò tra le citycar [FOTO]

Ha riscritto le regole tra le citycar la Renault Twingo nel 1993, anno del lancio sul mercato

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    Rivoluzionaria. Non è un termine esagerato per descrivere la Renault Twingo prima serie, quella lanciata nel lontano 1993. Ha riscritto il concetto di utilitaria, oggi la chiameremmo city-car, vista l’evoluzione delle segmento B in termini di contenuti e dimensioni.

    Per una concorrenza che mandava in campo linee squadrate, semplici, al limite del banale, Renault inventò la carrozzeria monovolume su un’auto da 3 metri e 43 centimetri di lunghezza. Nessuno aveva osato tanto. E lo stile? Simpatica, quasi un giocattolo, con la coda tronca e il muso inclinato sulla stessa linea del parabrezza. Due fari a mezzaluna, un cofano motore cortissimo e in generale forme tondeggianti che si inseguono.

    Gli specchietti retrovisori, ad esempio, oppure le maniglie delle portiere, o ancora i gruppi ottici posteriori. E questo era solo l’involucro, perché una volta a bordo la Twingo non smetteva certo di stupire. Tappezzeria multicolore, plancia ampia e con tachimetro e contagiri digitali al centro, mentre davanti al volante restava una piccola porzione con le spie di servizio. Lo spazio, nonostante le dimensioni esterne, era tanto. Se ti serviva più spazio nel bagagliaio, bastava scorrere in avanti i sedili posteriori e viceversa nel caso in cui dietro dovevano starci due adulti.

    Insomma, tante soluzioni innovative per l’epoca, disegnate da Patrick Le Quement. Dove non seppe dare un contributo particolarmente significativo fu sui propulsori, anzi il propulsore. Quattro cilindri 1.2 litri da 55 cavalli, derivato da un’unità già collaudata su altri modelli, adottò l’iniezione elettronica e il catalizzatore. Con un peso inferiore ai 900 chilogrammi, la Twingo si muoveva agilmente, pur non brillando sul piano dei consumi.

    Non avrà mai un motore diesel nella sua storia, nemmeno dopo il restyling leggerissimo dei primi anni 2000, quando l’1.2 divenne anche 16 valvole e 75 cavalli, mentre l’8v passò da 55 a 60 cavalli.

    Rigorosamente due porte, la prima serie resterà sul mercato per ben 14 anni, fino al 2007, quando cederà il passo alla seconda generazione. Tutt’altra pasta, sicuramente meno originale rispetto all’antenata, non riscuoterà lo stesso successo.

    Non fu solo una rivoluzione stilistica quella del 1993, ma anche di contenuti, perché la Twingo – sebbene disponibile in un unico allestimento – riuscì tra le prime citycar a proporre in optional il climatizzatore, oltre al tetto in tela. In seguito arrivò anche la versione con cambio automatico.

    Tra un anno vedremo quello che sarà il frutto della partnership con Mercedes, la terza generazione di Twingo, anticipata nei concetti dal prototipo Twin’Z. Finalmente tornerà a dire qualcosa di innovativo, proponendosi con motore posteriore e trazione posteriore, grazie al progetto condiviso con la nuova Smart Fortwo. La vera Twingo, però, manterrà un posto indelebile nella storia dell’auto moderna, almeno tra le citycar.