Richiami auto: problema complesso che ha origini lontane

Richiami auto: problema complesso che ha origini lontane

Ma, come sappiamo, Toyota non è che la punta dell’iceberg di uno o svariati problemi coi quali nel primo decennio di questo millennio si sono dovuti confrontare le Case automobilistiche; la dimostrazione di quanto sopra ce la da anche General Motors col suo milione e trecentomila richiami nel mondo e con particolare riguardo agli Stati Uniti

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    Il 2009 ed i primi mesi di quest’anno per molte Case automobilistiche non sono stati un bel periodo e per una volta non parliamo di crisi dell’auto, contrazione delle vendite e quant’altro, parliamo di richiami auto. Troppi accadimenti infatti hanno messo in serio forse la cura, la precisione dei montaggi, la qualità delle materie prima impiegate, finch’anche l’affidabilità delle moderne autovetture anche da parte di quelle aziende che di quella credibilità avevano fatto un vanto capace di differenziarle e distinguerle dalle altre Case concorrenti.

    Insomma, parliamo di colossi dell’auto, da General Motors a Volkswagen passando da Nissan, Hyundai e Honda, senza considerare il disastro che in questi ultimi tempi ha caratterizzato buona parte della produzione Toyota.

    Proprio Toyota è balzata agli onori di una cronaca della quale avrebbe voluto volentieri fare a meno, quella stessa cronaca che ha segnato con maniacale cadenza tutti i passi falsi che il colosso nipponico ha compiuto nella realizzazione delle proprie vetture, quella stessa cronaca che ha contato, impietosamente, il numero di vittime di un pressappochismo di costruzione e di collaudo di larga parte dei modelli del marchio. Forse sono lontani i tempi in cui qualche esponente di spicco di un’importante realtà industriale o di un Ente governativo faceva karakiri davanti alle telecamere di fronte alla debacle della propria funzione e del resto chi mai vorrebbe che questo accadesse ancora… ma è indubbio che davanti al maxi richiamo di ben otto milioni di vetture vendute nel mondo il cui comportamento difettoso ha significato conseguenze a volte persino tragiche da parte dei suoi utilizzatori, non è proprio del tutto strano aspettarsi che qualche testa di qualche vertice aziendale del marchio, rotolasse giù in tutta fretta, soprattutto se consideriamo che alla base di tali giganteschi problemi c’è soltanto una sottilissima staffetta di metallo dello spessore di appena due monete da due euro sovrapposte capaci di stravolgere i destini di un marchio tanto importante.

    Ma, come sappiamo, Toyota non è che la punta dell’iceberg di uno o svariati problemi coi quali nel primo decennio di questo millennio si sono dovuti confrontare le Case automobilistiche; la dimostrazione di quanto sopra ce la da anche General Motors col suo milione e trecentomila richiami nel mondo e con particolare riguardo agli Stati Uniti, Canada e Mexico riguardanti parte della produzione avvenuta fra il 2005 ed il 2010 relativamente ai modelli Chevrolet e Pontiac.

    Certo si dirà, i problemi al servosterzo di queste auto richiamate erano di minore portata rispetto a quanto avvenuto a Toyota, lo dimostra la minore enfasi dei provvedimenti intrapresi; ma è giustificabile tutto ciò per non gridare allo scandalo se solo si pensi che per far intervenire il colosso automobilistico americano si son dovuti aspettare che si verificassero almeno 14 incidenti, alcuni pure gravi?

    E gravi sarebbero potute essere le conseguenze che hanno riguardato anche Honda col proprio carico di difetti limitati agli airbag lato guida che facevano le bizze e che al momento della deflagrazione mandavano in frantumi la guaina protettiva spedendo all’ospedale i conducenti di ben 420 persone, se tutti avessero avuto la sventura di dover sperimentare, loro malgrado, l’affidabilità dell’airbag montato nelle loro auto.

    Problemi seri, come si vede, che non si limitano più al semplice fermo auto di qualche ora o di qualche giorno al massimo ma che arrecano grave pericolo persino all’incolumità delle persone che viaggiano in quelle auto, problemi importanti, tanto importanti da far sembrare banali gli inconvenienti riscontrati nelle 540 mila vetture richiamate da Nissan, delle 200 mila anomalie patite dai proprietari di vetture Volkswagen e delle “appena” 47.300 di Hyundai.

    Insomma, quello che un tempo osavamo definire un’importante risorsa da parte delle Case automobilistiche e messa a disposizione dell’utenza, riferendoci ai richiami, perché palesava al meglio l’attenzione rivestita dall’industria dell’auto nei confronti di chi a costo di qualunque sacrificio si orientava verso l’acquisto dell’auto, anche allettato dalla garanzia di un prodotto impeccabile sotto il profilo della sicurezza stradale, alla luce di quanto di peggio verificatosi negli ultimi tempi, potrebbe divenire l’anello debole di tutto un sistema che ha finito per mettere in ginocchio un intero apparato che troverebbe i punti più deboli proprio dalle gravi manchevolezze da parte dei costruttori, dei fornitori, delle maestranze e che potrebbe far risalire persino alla globalizzazione la causa di tutti i problemi.

    Come si può insomma pensare che auto prodotte dall’altro capo del mondo rispetto alla nazione che le costruisce, con manodopera spesso mal pagata e comunque sovente abituata a ritmi produttivi che risentono del clima culturale di popoli così lontani dai contesti della fabbrica costruttrice, come si può non immaginare che nella corsa sfrenata all’abbattimento dei costi, affidando a terzi del tutto scollegati dalla produzione di serie il reperimento delle parti che compongono un’auto, il famoso indotto, non si rischia di realizzare un prodotto finito che della sicurezza, della qualità finisce per fare solo uno slogan commerciale e nulla più.

    Insomma, in una parola…. è ancora sicura l’auto di questo millennio?

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