Motor Show Bologna 2016

Salone di Parigi 2016: cosa ci lascia per il futuro? Troppa elettricità

Salone di Parigi 2016: cosa ci lascia per il futuro? Troppa elettricità
da in Salone auto, Salone di Parigi 2016
Ultimo aggiornamento:
    Salone di Parigi 2016: cosa ci lascia per il futuro? Troppa elettricità

    Il salone di Parigi 2016 ha lasciato tanta di quell’elettricità in giro che si rischia di restare fulminati. Addetti ai lavori e pubblico sono stati investiti da una tale quantità di corrente da provocare un certo scombussolamento. Tedeschi e germano-americani, francesi, giapponesi, coreani: tutti con una spina in mano a magnificare le virtù della mobilità del futuro, tutti a sparare a raffica le parole d’ordine che sembrano diventate obbligatorie da un po’ di tempo a questa parte: elettrificazione, connettività, guida autonoma, servizi per la mobilità sostenibile.


    Tutto (o quasi) bellissimo, per carità. C’è tanto di quel futuro nelle parole dei top manager che l’Enterprise di Star Trek sembra quasi scaduta ad una locomotiva a vapore. Ma lo sanno anche i bambini che la corrente è pericolosa. L’aggressività con cui si sta spingendo in questa direzione potrebbe far pensare che si tratti di una fuga in avanti. Una reazione forse inevitabile alla manovra a tenaglia condotta contro l’automobile dal mondo politico americano ed europeo, succube delle fanatiche lobby ambientaliste e dei capricci di colossi della Silicon Valley che cominciano a credersi onnipotenti, salvo poi ritirarsi zitti zitti quando si accorgono che forse costruire automobili è un po’ più complesso che vendere telefonini.


    Le demagogiche e scervellate normative sulle emissioni, totalmente fuori dalla realtà pratica, hanno decretato la morte a medio termine del motore diesel, perché diventerà sempre più difficile intervenire a costi ragionevoli sui consumi senza tagliare le potenze al punto da renderli inutilizzabili. Allora tutti sull’auto elettrica. Ma quale? Quando? A Parigi si sono visti concept a valanga che favoleggiano autonomie e tempi di ricarica troppo belli per essere veri. Tutti dati basati su un test, il Nedc, platealmente irrealistico.

    Inoltre molti di questi concept, fortunatamente non tutti, sono più o meno supercar. Snocciolano potenze di varie centinaia di kilowatt, accelerazioni da missile balistico e contemporaneamente percorrenze da nave mercantile. Vogliamo scendere un po’ al livello di noi comuni mortali? L’energia elettrica non è una polvere magica. Se usiamo tutta quella potenza e acceleriamo come se fossimo in una drag race, le batterie si svuotano con la stessa rapidità di un serbatoio di benzina, a meno di non agganciare al traino un accumulatore grande e pesante come una roulotte. Ma nessuno userebbe una supercar come un’utilitaria, vero? Cominciamo allora a fornire dati ricavati da test in condizioni di uso reale; soprattutto, mettiamo sul mercato più modelli a prezzo accessibile. Costoso, vero? Tuttavia, bisogna riconoscere che di passi avanti ne sono stati fatti parecchi. La regina delle vendite elettriche Nissan Leaf non è più sola. Renault Zoe si rinnova in continuazione, fra poco vedremo anche la Hyundai Ioniq “una e trina”, compresa la versione tutta a batterie; è inoltre interessantissima ed estremamente promettente la Opel Ampera-e.


    Altro dettaglio non irrilevante. Il mondo della comunicazione parla di elettricità e auto connesse (a cosa?) che guidano da sole. Per il momento sorvoliamo sulla guida autonoma, anche questa troppo spinta a parole, senza chiedersi se il mondo è pronto. D’altra parte, se tutti tamponano la Google Car non potrà essere sempre colpa degli umani cattivoni che si ostinano a voler guidare.
    Comunque le persone normali che vogliono comprare un’auto, quelle che non hanno la (relativa) fortuna di abitare negli inaccessibili centri storici delle metropoli, quelle che devono tutti i giorni recarsi per lavoro nelle paralizzate grandi città partendo da una località periferica, perché i mezzi pubblici locali sono quelli che sono, cercano ancora un’utilitaria, quando non hanno i soldi per comprare un SUV.


    E nessuna persona di buon senso rischierebbe di restare a piedi in mezzo alla strada, esposta a mille pericoli, perché la batteria si è esaurita dopo meno di 100 Km e non si può ricaricare da nessuna parte. Sì, meno di 100 Km, perché l’uso reale in coda perpetua comporta il tenere sempre accesa l’aria condizionata o il riscaldamento; altrimenti, tanto vale prendere il treno. E quando si accelera sfruttando l’immaginifica coppia motrice di questi propulsori, la batteria si “alleggerisce” di brutto.
    Leggiamo queste tre cifre: 0.1, 0.5 e circa 1. Sono in percentuale le attuali quote di mercato dei veicoli elettrici rispettivamente in Italia, Europa e Stati Uniti. Questa è la vera direzione in cui va la gente: SUV per chi ha i soldi, utilitarie o medie per chi ne ha meno.
    La realtà attuale è ancora fotografata perfettamente da quella battuta che Sergio Marchionne, uno dei grandi assenti a Parigi, pronunciò qualche anno fa presentando la Fiat 500 elettrica negli Stati Uniti, obbligato dal governo Obama a produrla per poter avere gli aiuti federali nel salvataggio della Chrysler: “Eccola, è un gioiello. Ma, per favore, non compratela“. Perché ogni vendita è un’enorme perdita secca per l’azienda.


    Il salone di Parigi 2016 ci ha lasciato tanti stupendi esercizi d’ingegneria e di marketing. Ma oggi le persone reali vanno ancora a benzina, gasolio e gas. Per molto tempo ancora le ricerche sul futuro elettrico verranno finanziate dalle vendite dei SUV, veicoli intrinsecamente sbevazzoni. Eliminare gli idrocarburi prima del tempo farebbe crollare tutto. Messaggio per i signori politici dal divieto facile: imporre la propria volontà sulla popolazione con la forza è ciò che fanno le dittature. Qualcosa su cui meditare.

    991

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN Salone autoSalone di Parigi 2016

    Motor Show Bologna 2016

     
     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI