Sciopero benzinai 12 e 13 dicembre 2012, confermato!

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    Sciopero benzinai

    Sciopero dei benzinai il 12 e 13 dicembre. L’agitazione è stata proclamata dalle principali associazioni di categoria: Faib-Confesercenti, Figisc-Confocommercio e Fegica-Cisl, che hanno escluso ogni garanzia di servizio minimo per gli automobilisti. Ma non è finita: i benzinai hanno anche annunciato il blocco dei pagamenti tramite bancomat dal 24 al 30 dicembre. In una nota le tre associazioni di categoria denunciano “la drammatica crisi strutturale che attraversa la distribuzione carburanti e colpisce duramente le migliaia di piccole imprese di gestione che, malgrado questo, continuano a garantire il capillare servizio di rifornimento carburanti sulla rete ordinaria e su quella autostradale, essenziali per l’intero Paese e per la mobilità dei cittadini”.

    Una crisi dovuta principalmente al crollo verticale dei consumi di carburante, un calo dovuto, secondo i benzinai, “solo in minima parte alla crisi economica”. Le responsabilità sono ben più diffuse, e coinvolgono in primo luogo la politica: e, più precisamente, di istituzioni “distratte e disinteressate per decenni” alle problematiche del settore”, e che negli ultimi anni “hanno assunto l’abitudine di cavalcare strumentalmente le annose questioni del settore”. E ce n’è anche per i giornalisti, rei di aver creato una vera e propria “vetrina mediatica” sul “cosiddetto (!) caro-carburanti”.

    Le accuse riguardano però anche l’industria petrolifera, “che porta la pesantissima responsabilità di non aver disposto nessuna strategia, di aver azzerato gli investimenti, di aver portato all’inaridimento del valore dei propri asset industriali e più in generale della marginalità del settore e ciò anche quando i conti segnalavano utili di centinaia di milioni di euro. La progressiva, ma rapida finanziarizzazione delle imprese petrolifere, che in altre realtà continentali ha portato ad un sostanziale disimpegno dalla rete distributiva e alla risalita verso altri livelli della filiera, nel nostro Paese ha portato ad un sempre più accentuato immobilismo, finalizzato alla rinuncia all’investimento, alla costituzione di una sterile rendita di posizione, scaricando le contraddizioni e le tensioni sui rapporti interni al settore, principalmente sulle gestioni e sui gestori”.

    Sotto accusa anche le campagne di sconti viste negli ultimi mesi: “L’attuazione di politiche e pratiche commerciali improvvisate e di corto respiro, la scelta sempre più accentuata di puntare alla marginalizzazione e finanche all’espulsione della categoria attraverso la progressiva spoliazione della già esigua marginalità dei gestori, di per se stesse non possono che costituire la rappresentazione plastica di una mancanza di progettualità dell’industria petrolifera. La politica industriale affidata agli spot e al marketing creativo non solo non ha prodotto risultati utili per il settore ma ha acuito quelle sensibilità di sistema che si sono abbattute sulla parte più debole ed incolpevole del settore: i gestori”.

    Il comunicato-fiume delle associazioni di categoria se la prende poi con “i prezzi dei carburanti più alti d’Europa”, con “la pratica scorretta dei prezzi-civetta”, la considerazione del settore come “un bancomat tramite per chi vuol fare cassa con l’aumento delle accise”. E pi ancora con “meccanismi di mercato che rimangono bloccati a monte della filiera, sul versante dello stoccaggio e della logistica; processi industriali di raffinazione logori e tecnologicamente arretrati che acutizzano la crisi europea del settore; un livello di competizione che si traduce, nella quasi totalità dei casi, solo in messaggi e cartelli su ‘sconti’ e ‘prezzi’evidentemente ingannevoli per i consumatori e pregiudizievoli per la concorrenza; una rete distributiva abbandonata a se stessa, più ed ancor prima che pletorica e polverizzata, e che per di più sconta gli erogati più bassi d’Europa, lasciata in condizioni strutturali pietose e finanche diffusamente al di sotto dei livelli di sicurezza strutturale. Una rete molto lontana dall’assomigliare al ‘modello europeo’, basato su progresso tecnologico e attività integrate, in alternativa ai quali industria petrolifera e Governo intendono spacciare le “macchinette” del self service prepay come l’ultima frontiera dello sviluppo e della modernità, tacendo che tale scelta è funzionale sia alla scelta di non ristrutturare la rete sia ad espellere i Gestori dalla stessa, conservando di fatto un oligopolio integrato, come la stessa Antitrust ha più volte denunciato. Già oggi sono proprio i Gestori che stanno pagando questa implosione del settore attraverso l’abbandono sempre più diffuso delle loro attività e, per quanti ancora tentano di resistere, attraverso la crescita spaventosa di un indebitamento complessivo ‘emerso’ – vale a dire verso compagnie petrolifere e banche – che ormai ha superato la soglia di 300 milioni di euro”.

    Queste le proposte dei gestori per scongiurare lo sciopero: primo, “individuate risorse e meccanismi che allentino significativamente la morsa costituita dalla pesantissima tassazione imposta alla vendita dei carburanti”; secondo, “la rimozione di tutti i comportamenti discriminatori che danneggiano i gestori e gli automobilisti, attraverso l’imposizione di condizioni e prezzi dei carburanti palesemente iniqui e anticoncorrenziali”; terzo, “attuare le politiche di intangibilità del margine dei gestori, vietando l’imposizione di campagne commerciali di marchio onerose, i cui costi vengono indebitamente trasferiti sui gestori stessi, obbligati dal vincolo d’esclusiva”; quarto, “riattivare i tavoli negoziali e rapidamente rinnovare gli accordi collettivi nazionali aziendali che le compagnie petrolifere si rifiutano di adeguare da anni”; quinto, “attuare compiutamente le norme sulla gratuità per i gestori e per i consumatori sull’uso della moneta elettronica (carte di credito, pago bancomat, ecc.), vietando e punendo tutti i tentativi di elusione ed aggiramento della legge attuati dal mondo bancario”.

    Insomma, i benzinai si lamentano del calo dei consumi determinato dalla crisi economica e dall’aumento delle accise sui carburanti. Al quale le compagnie petrolifere tentano di ovviare “spremendo” il gestore con super-sconti che vanno ad intaccare il suo guadagno e non quello delle multinazionali. Solo una considerazione: se i gestori si lamentano dell’aumento del prezzo dei carburanti, gli automobilisti allora cosa dovrebbero dire? E, soprattutto, con le politiche delle compagnie petrolifere, il debito pubblico, lo spread e tutto il resto, gli automobilisti cosa c’entrano?