Sergio Marchionne: nessuna illusione sugli stabilimenti italiani

Insomma il quadro tracciato da Marchionne non è più in chiaro-scuro come all’inizio dell’accordo con Chrysler si aveva l’impressione che fosse, adesso i toni si fanno più aspri e le speranze di chi confidava in una soluzione dei problemi per certi stabilimenti si affievoliscono come una candela giunta al lumicino

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    Sergio Marchionne

    Non si può certo dire che Sergio Marchionne abbia dimostrato la sua piena disponibilità ad incontrare gli esponenti del Governo per trattare sulla situazione degli impianti produttivi di Fiat in Italia. Addirittura parrebbe che dall?incontro che il numero uno di Fiat si appresta a tenere con il Ministro Scajola non ci sia molto di nuovo da apprendere visto che, a detta dell?Amministratore Delegato, tutti gli argomenti sono già stati esauriti nella sede dell?incontro già tenuto mesi fa col premier Berlusconi.

    Il fatto è che Sergio Marchionne non sembra per nulla disposto a tenere in vita tutti gli stabilimenti della Casa automobilistica, anzi, dovremo farcene una ragione, o per meglio dire. dovranno farsene una ragione, per quel che pare di intendere, soprattutto le maestranze di Termini Imerese in provincia di Palermo e se qualche dubbio ancora in qualcuno potesse albergare, questa constatazione stride e non poco con le laconiche espressioni del manager italiano, quando afferma che, “Non si può pensare di difendere tutto e di tenere tutti gli stabilimenti aperti, perché questo non è fattibile in un mondo che è cambiato drasticamente”. “Abbiamo un piano industriale intelligente – ha detto Marchionne - e riusciremo ad aumentare la capacità produttiva del paese, ma non possiamo tornare ad una realtà che non esiste più. In Italia abbiamo sei stabilimenti – ha proseguito l’ad – e produciamo l’equivalente di quello che si realizza in una sola fabbrica in Brasile. Questo non ha nessuna logica industriale, riflette una realtà che non c’è più”.

    Insomma il quadro tracciato da Marchionne non è più in chiaro-scuro come all?inizio dell?accordo con Chrysler si aveva l?impressione che fosse, adesso i toni si fanno più aspri e le speranze di chi confidava in una soluzione dei problemi per certi stabilimenti si affievoliscono come una candela giunta al lumicino. Perché se è vero che il numero uno di Fiat si dimostra disposto ad incontrare governo e parti sociali, vero è anche che dalle parole di Marchionne viene fuori una sola verità; quella di evitare le illusioni?.. ? Capisco la posizione degli operai sono disposto a lavorare con tutti, ma bisogna confrontarsi sulla realtà industriale e vedere qual’è la soluzione intelligente”.

    La stoccata finale è rivolta al governo: “La Fiat fa auto, camion, trattori e motori - ha detto Sergio Marchionne – . La politica industriale di sviluppo di questo Paese la fa il governo, non può essere responsabilità della Fiat”.