Sicurezza stradale: in Svizzera si fa sul serio

Sicurezza stradale: in Svizzera si fa sul serio

In Svizzera non si scherza proprio, la campagna di sicurezza stradale la si fa al meglio, a colpi di rigore a tutto campo, prevedendo anche la distruzione dell'auto da parte delle Autorità preposte in caso ci si renda colpevole di un incidente

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    Svizzera

    In Svizzera non si scherza, chi infrange le regole del Codice della Strada con comportamenti in barba alla sicurezza stradale paga grave l’infrazione che, nei casi più estremi, può anche comportare la perdita del veicolo distrutto dalle Autorità preposte.

    Altro che patente a punti, in Svizzera dopo aver introdotto il casco obbligatorio anche per i ciclisti si cerca di arginare il fenomeno degli incidenti stradali con misure per certi versi anche discutibili ma per uno Stato che ha fatto da sempre del rigore la propria bandiera non ci si stupisce più di tanto ad apprendere che da un incidente dove si è salvata la pelle, non si salva l’auto nel caso si accerti la responsabilità del sinistro nel proprietario della vettura che magari è uscita incolume dall’incidente.

    Questa misura segue l’altra che prevede la revisione dopo dieci anni della patente, l’introduzione degli autovelox e una sorta di censura radiofonica per i servizi di informazione sul traffico veicolare che renderanno pubblica la dislocazione delle postazioni dei rilevatori della velocità degli autoveicoli.

    Ma in Svizzera le cose si tenta di farle al meglio, ad esempio rigore da parte degli automobilisti ma anche da parte dello Stato che dovrà garantire il riordino delle infrastrutture, misura questa atta a salvare vite umane nelle strade elvetiche.

    “Nel 2007 – ha spiegato il ministro elvetico dei Trasporti Moritz Leuenberger – abbiamo registrato sulle nostre strade ben 384 morti e 5.235 feriti gravi. Secondo l’Ufficio Svizzero per la Prevenzione degli Infortuni (l’UPI, ndr) il costo materiale ha superato i 6 miliardi e mezzo di franchi (oltre 4 miliardi di euro)”.

    Un provvedimento che farà discutere ma che subito ha scatenato la reazione dell’Aci: “Anche l’Automobile Club d’Italia – ci ha spiegato il presidente Enrico Gelpi – ha realizzato la scorsa primavera un Manifesto contenente ventisei proposte per una mobilità più sicura.

    Lo abbiamo presentato al Governo e al Parlamento, e ieri ne abbiamo ribadito i contenuti in audizione alla Commissione Trasporti della Camera dei Deputati. La prima richiesta è la predisposizione di un nuovo Codice della Strada, che con pochi e chiari articoli deve orientare i comportamenti dei conducenti nell’ottica di una consapevole cultura della sicurezza stradale”.

    “Nella logica della prevenzione – conclude Gelpi – servono sanzioni chiare e pene certe che sono indubbiamente deterrenti e che contribuiscono alla riduzione del fenomeno dell’incidentalità. In quest’ottica va inquadrata l’ipotesi svizzera della confisca del veicolo per le trasgressioni più gravi e pericolose, peraltro già prevista in Italia per la guida in stato di ebbrezza”.

    “A tale proposito – spiega Lorenzo Borselli dell’Asaps, associazione amici polizia stradale – va detto che non è così facile da nessuna parte limitare la libertà sulla strada, visto il sostanziale equivoco che rallenta la messa in sicurezza della circolazione in tutto il mondo occidentale. L’equivoco consiste, a parere dell’Asaps, nello scambiare la libertà di circolazione con la disciplina di come circolare, per arrivare a destinazione tutti interi”.

    Si trattava soltanto di capire in un momento tanto difficile per l’economia globale dove si potesse attingere a quei fondi per finanziare tante opere pubbliche tutte insieme; in Svizzera è stata trovata la soluzione, basterà infatti prevedere un’addizionale alla polizza RC-Auto ed il miracolo è compiuto. Una misura che dalle nostre parti farebbe storcere il naso a molti, anche perché da noi le polizze auto sono fra le più care d’Europa e lo stato delle strade il più disastrato di tutta la UE. .

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