Sicurezza Stradale: nessuna garanzia con le strade che abbiamo

Sicurezza Stradale: nessuna garanzia con le strade che abbiamo

Ogni proclama alla sicurezza stradale è nullo se non si ammoderna la rete stradale italiana

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    Ogni proclama alla sicurezza stradale è nullo se non si ammoderna la rete stradale italiana

    Si fa un gran bel parlare di sicurezza stradale in Italia e dei mezzi per metterla in pratica, da una parte e degli strumenti sanzionatori per regolare i comportamenti attuati dagli automobilisti, quando sono in perfetta contraddizione col Codice della Strada. Ma tutto ciò, fino a che non ci si decide di aggiornare,completare ad edificare, dove mancante, le sedi stradali, sarà del tutto inutile se non resta che sperare nel fato che ci preservi dai disastri. E questo dovrà essere l’orientamento della Classe dirigente, a qualsiasi colore appartenente, l’imperativo che chi ci governerà dovrà avere come compito prioritario ed istituzionale; modernizzare le strade d’Italia.

    Fino a quando non si attueranno politiche del genere, dovremo subire l’ennesimo primato negativo, in fatto di infrastrutture, che spetta all’Italia, nei confronti dei Paesi più sviluppati in Europa e ciò, dovrebbe da una parte inquietarci e dall’altra farci adirare, perché non è ammissibile che nel nostro Paese ogni anno perdano la vita un migliaio di persone e se ne ferisca altrettanto, solo per via delle condizioni, a volte persino disastrose delle strade.

    Detto ciò, vediamo i dati che Aci e Istat hanno stilato circa le condizioni delle nostre strade, rilevando che la Romeo e Pontina sono le strade statali più pericolose della nazione con 1,70 incidenti a chilometro e 0,10 morti per la prima e 3,09 incidenti per chilometro e 0,05 morti per la seconda, cui segue la Pontebbana, 2,32 incidenti con 0,05 morti.
    Un quadro drammatico ma nemmeno esaustivo nel tratteggiare la pericolosità reale delle nostre strade, si pensi che sono state escluse dal triste novero, le strade che avevano lunghezza inferiore ai 100 chilometri e così, la pericolosa Nettunense con quasi 5 incidenti per chilometro e la via del Mare e la Jonica non vengono valutate del tutto, lo erano state, però, questa estate in una statistica analoga a questa, testimoniandosi come disastrose anch’esse.

    Seguendo la triste classifica, si segnalano, la statale del Lago di Como (2,69 incidenti/km, 0,04 morti per incidente), la Padana Superiore (1,85 incidenti, 0,05 morti), la Statale della Valsugana (1,32 incidenti, 0,07 morti), la Silana Crotonese (0,70 incidenti, 0,13 morti), l’Orientale Sicula (1,13 incidenti, 0,08 morti), l’Adriatica (2,25 incidenti, 0,04 morti) e la Postumia (1,73 incidenti, 0,05 morti).

    E, seguendo un’altra classifica per regione, ecco svettare ancora il Lazio con la via dei Laghi, con 62 incidenti nel 2006 e 5 morti e alla Pontina con 14 morti e 184 incidenti e, in Piemonte, la via delle Langhe con 14 sinistri e 1 morto e nella Statale della Valle d’Aosta, altro primato, 124 incidenti e 3 morti.

    Si prosegue con l’Emilia Romagna l’Adriatica conta ben 271 incidenti, ma la strada registra il maggior numero di sinistri nelle Marche, addirittura 464 nel 2006, con 14 morti. E in Campania la Terra di Lavoro registra 68 incidenti e 8 morti e la Jonica, 9 sinistri e un morto.

    Insomma, delle due una, o ci si mette in testa che non è ammissibile continuare ad annoverarci come un Paese civile, che tollera simili assurde mattanze, oppure, ci rassegniamo a considerarci un Paese da terzo mondo e vietiamo l’utilizzo dell’auto in queste strade a favore delle diligenze trainate da cavalli, come si faceva nel Far West!

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