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Sicurezza stradale: si muore davvero di meno?

Sicurezza stradale: si muore davvero di meno?

Il risultato è che nonostante viaggi una moto ogni dieci auto, in sella alle due ruote si muore in misura doppia rispetto all’auto, fino a quattordici volte in più se paragoniamo i chilometri percorsi in moto rispetto a quelli medi trascorsi in auto

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    incidente stradale grave

    Quando parliamo di incidenti stradali il pensiero prima di ogni altra cosa va alle vittime dei sinistri, morti e feriti, successivamente ai costi sociali elevatissimi per la collettività anche se lo snocciolamento delle cifre che andiamo a compiere per indicare il numero delle vittime è solo costituito da freddi numeri che si sovrappongono da un anno ad un altro con fare distaccato e impietoso; ma purtroppo è così che deve essere, semmai si tratta di vedere dell’altro, è vero che si muore meno per incidenti stradali?

    Le campagne di sensibilizzazione in tema di sicurezza stradale farebbero in effetti ritenere che qualcosa di buono si è fatto e che davvero si assiste ad un numero minore di incidenti, ma un’attenta analisi ci mostra una realtà un po’ differente.

    Si muore meno o no?

    Gli ultimi dati in effetti riferiscono di un andamento in fatto di sinistri della strada relativi al 2008 che se confrontato con i dati del 2007 ci si accorge che in quell’anno il numero di incidenti è davvero calato di almeno il 5,2%, così come le vittime sarebbero scese anch’esse di numero con una percentuale del 7,8%; ma è stato davvero così? Si comincia a parlare di dati “inquinati” dalla realtà vera delle cose, quando si assiste al fatto che un ferito che dovesse decedere il 31 esimo giorno dall’incidente non entra più nel novero delle vittime della strada, mentre la medicina fa di tutto per strappare dalla morte un ferito e lo fa generalmente in circa sei mesi. Le statistiche invece si redigono entro i 30 giorni, un tempo entro i sette giorni dall’incidente e così non solo i dati non sono del tutto fedeli, ma parrebbe anche che il numero di decessi possa essere aumentato del 30% rispetto al passato.

    In città: maggiore sinistrosità di quella accertata

    In città inoltre si verificano veri e propri paradossi, nel 2008 si riferiscono 142 mila incidenti stradali, lo dice l’ISTAT, ed invece quell’anno i sinistri sarebbero stati 262 mila; perché mai tale discrepanza? Perché sembrerebbe che la Polizia Municipale non dialoghi con i Carabinieri e dunque il monitoraggio degli incidenti viene alterato nella realtà. Tuttavia tale problema pare destinato a risolversi presto con l’istituzione di un registro unico dell’incidentalità stradale voluto dal Ministero dei Trasporti, cui aderiscono anche i Vigili, i Carabinieri e l’Anci, ovvero, l’Associazione dei Comuni Italiani.


    L’aumento dei morti e dei feriti fra motociclisti, scooteristi e ciclisti

    Ciò che è invece acclarato è che le categorie più esposte sono quelle rappresentate da motociclisti, scooteristi e ciclisti per i quali fino adesso la tecnica può poco per ripararli dai danni maggiori di un incidente della strada, rispetto a quanto fatto nelle auto, sicuramente sempre più protette e sicure; ai motociclisti insomma oltre al casco, che ahinoi, spesso non viene neanche indossato, non resta nulla, ma al contempo aumentano le potenze di tali mezzi.

    Il risultato è che nonostante viaggi una moto ogni dieci auto, in sella alle due ruote si muore in misura doppia rispetto all’auto, fino a quattordici volte in più se paragoniamo i chilometri percorsi in moto rispetto a quelli medi trascorsi in auto.

    In città più incidenti e meno morti

    In città si verificano sette volte più incidenti rispetto alle strade extraurbane, ma si muore di gran lunga meno, visto che,molto spesso, i danni sono limitati alle carrozzerie delle auto, così come viene meno l’altro dato che indica le autostrade i tragitti più sicuri per gli automobilisti se paragonati alle strade statali.

    Anche in questo caso i dati non sono del tutto reali, perché se è vero che mediamente nelle Autostrade muoiono 3,7 persone ogni cento chilometri, 5,7 nelle strade statali e 1,2 in città, vero è anche che manca un dato importante; ovvero, non si tiene conto del numero di chilometri percorso complessivamente in autostrada, rispetto alle statali, così come non si tiene in particolare conto il numero di veicoli che transitano, col risultato che nella classifica effettuata dall’EuronRap, un’associazione internazionale che guarda con particolare interesse alla sicurezza stradale, le prime venti strade più pericolose in Italia non sono rappresentate dalle strade statali, ma il triste primato spetta proprio alle autostrade.

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