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Stabilimenti Fiat: produzione auto a rischio?

Stabilimenti Fiat: produzione auto a rischio?

Pomigliano d'Arco spesso sede, insieme all'altro stabilimento Fiat di Termini Imerese a Palermo, di tensione da parte delle maestranze

da in Fiat, Fiat Bravo, Mondo auto
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    A giudicare dalla lettera pubblicata sul Messaggero da parte di un operaio Fiat di Pomigliano d’Arco, in Campania, nella prima industria italiana, non sono tutte rose e fiori, al di là della politica industriale cui bisogna dare atto al nuovo gruppo dirigenziale torinese, che sta, sicuramente dando i frutti migliori in termini di produzione auto seguito degli sforzi fatti fin’adesso.

    Pensiamo soltanto che in Fiat, prima della morte dell’avvocato Agnelli, per non far fallire il marchio si ricorse ad un intervento bancario di circa 3 miliardi di euro e oggi, le esposizioni debitorie sono in parte risanate e l’azienda sta godendo di un ottimo momento di sviluppo e questo lo si deve, in particolar modo, all’amministratore delegato, Sergio Merchionne e alla sua competenza nel mediare le esigenze degli Istituti di Credito con quelli dell’azienda e non sono solo questi i meriti da ascrivere al dirigente torinese.

    Tuttavia, le beghe, almeno riguardo alcune delle unità produttive italiane e, in particolar modo quella campana di Pomigliano d’Arco, non sembrano essere finite.
    E quando diciamo Pomigliano non tralasciamo di pensare anche allo stabilimento di produzione automobilistica di Termini Imerese, in provincia di Palermo, dove per evitare la chiusura sono intervenuti anche i sindacati e la regione, ma, una lettera apparsa sul Messaggero in questi giorni, denuncerebbe la situazione di conflitto fra l’azienda e le maestranze. Situazione che parrebbe non profilarsi negli stabilimenti esteri, quello polacco, per fare un esempio, reputato dallo stesso Sergio Merchionne, fiore all’occhiello dell’industria torinese.

    Ma tornando in Italia, secondo la lettera firmata dall’operaio Fiat, striderebbe non poco l’immagine positiva della prima industria italiana, che si stringe e festeggia i successi unanimemente con ogni componente produttivo del marchio Fiat, dal basso verso l’alto dell’industria, attorno ai sempre nuovi e gradevoli modelli prodotti.

    “La classe operaia dello stabilimento della Fiat Auto di Pomigliano vuole mettere a conoscenza della stampa Italiana e dunque dell’opinione pubblica la realtà cui sta vivendo in questa fase cosi particolare che tanto viene decantata dal gruppo dirigente”. Così ha inizio la missiva dell’operaio, Fiat Auto di Pomigliano al reparto lastratura.

    “Infatti noi operai metalmeccanici ci stiamo cimentando in lavori che niente hanno a che fare con la costruzione di automobili, lavori che ci vedono impegnati nella continua pulizia delle linee, dei robot, scale, corridoi per non parlare del fatto che stiamo verniciando ogni particolare della fabbrica il quale può essere sia il supporto ad un robot o un guard rail, strisce pedonali e pavimenti, scale e contenitori di materiale”.

    C’è da dire che le preoccupazioni del rappresentante delle maestranze, anche se non si capisce se l’operaio parli a nome proprio o rappresentI tutta l’intera produzione Fiat campana, è anche alimentata da voci dei vertici Fiat di qualche tempo fa che, a proposito della linea produttiva della Bravo, facevano profilare la possibilità di escludere proprio l’unità produttiva campana,nella realizzazione del modello di successo, ciò in considerazione dell’inadeguatezza dello stabilimento rispetto alle esigenze produttive di questa vettura. E proprio i motivi espressi dall’operaio campano sarebbero le stesse individuate dall’amministratore delegato Fiat, anche se da angolazioni diverse. Infatti, l’operaio campano denuncia che, “La realtà consiste nell’aver rinfrescato qua e là qualche linea o qualche robot, ma, quello che spaventa di più e che la produzione riparte fra pochi giorni e la fabbrica risulta essere ancora un cantiere aperto. Tale condizione procura in tutti noi uno stato d’animo preoccupato dall’incertezza del futuro e la consapevolezza del presente, un futuro che vede Pomigliano come unico sito industriale del gruppo Fiat nel mondo ad non avere nessuna missione produttiva, e da un presente contrariamente al futuro certo e inequivocabile nella sua disastrosità dovuta ai cantieri ancora aperti e alla prepotenza dei capi verso i lavoratori”, continua l’operaio e che conclude il suo intervento denunciando la contraddizione che esisterebbe fra i vertici del marchio e le condizioni di lavoro degli operai.

    Insomma, una situazione, quella venutasi a creare in Campania ma che, come visto, esiste anche in altre parti d’Italia, che mal si concilia con gli sforzi attuati dall’azienda nel costruire attorno all’azienda quel clima di serenità che coinvolga sia la base che i vertici,una situazione che risente, forse, di quel processo di globalizzazione che ha portato fuori dai confini gli stabilimenti delle più grandi industrie europee, Italia compresa e che si confronta con realtà sociali diverse all’Est Europa, se restiamo all’interno del Vecchio Continente, con le aree geografiche nazionali.

    Una situazione che dovrà quanto prima risolversi e non soltanto con l’intervento auspicato dall’operaio Fiat, di Merchionne, il quale non può essere sempre ritenuto il salvatore, per eccellenza, di tutte le situazioni che si profilano in azienda e neanche con l’intervento dei sindacati, ma forse con la presa di coscienza di quelle forze, extra aziendali, che poi si individuano nella politica, da una parte, nella Società, dall’altra e che dovrà vedere nel lavoro in generale, quella riqualificazione necessaria e quella rinascita, anche introspettiva, per migliorare i rapporti fra la proprietà e le maestranze, adesso che siamo lontani dai venti della contestazione in stile anni settanta e ci poniamo di fronte all’atroce dubbio; esiste ancora in Italia una politica che valorizzi il lavoro all’interno dei confini del nostro Paese, o siamo destinati a vedere le nostre maggiori industrie valorizzare il lavoro, quando sia svolto all’estero o, persino,in aree extracomunitarie?

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