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Supercar mai nate: 10 capolavori che non hanno mai visto la luce [FOTO]

Supercar mai nate: 10 capolavori che non hanno mai visto la luce [FOTO]
da in Concept Car, Curiosità Auto, Supercar
Ultimo aggiornamento: Venerdì 09/10/2015 11:01

    Per un’automobile, particolarmente quando si tratta di una supercar o di una hypercar, il passaggio dallo stadio di prototipo, detto anche concept, a modello di produzione non va dato per scontato. In un concept generalmente i costruttori vogliono sperimentare nuove idee e sottoporle ad un primo feedback da parte di pubblico e addetti ai lavori. In base alle loro reazioni, i manager potranno considerare l’opportunità di passare alla fase successiva. Ma spesso il diavolo ci mette lo zampino. Più prosaicamente, le risorse finanziarie di un determinato periodo non sono sufficienti oppure il rischio di un flop commerciale è troppo elevato. Oppure cambiano le priorità industriali; a volte infine il prototipo è troppo estremo. E’ accaduto diverse volte che supercar apparentemente quasi pronte per la produzione siano invece state bocciate, così la loro vita è finita prima ancora di cominciare. Procediamo allora ad una rapida carrellata di alcune delle supercar mai nate nella storia abbastanza recente dell’industria automobilistica mondiale. In modelli sono elencati in ordine alfabetico per marca.

    bmw m8

    Si vocifera di un prossimo modello con questo nome da parte della casa bavarese. Ma tale sigla avrebbe dovuto accompagnare la vettura top di gamma della Serie 8 nel 1990. Molti concordano sul fatto che, se mai fosse stata prodotta, la BMW M8 sarebbe stata l’auto di riferimento in questo prestigioso ed esclusivo settore, in grado di rivaleggiare con Ferrari e Lamborghini. Ne venne costruito un prototipo funzionante, il quale superò gli impegnativi test a cui venne sottoposto dalla divisione M. Montava un motore V12 5.0 da 550 cavalli, ricavato da due propulsori a 6 cilindri della M3 dell’epoca. Il corpo vettura usava molti elementi in fibra di carbonio, cosa rarissima per quel tempo. Tuttavia i manager della BMW non ne vollero sapere, ritenendo che si sarebbe trattato di un bagno di sangue dal punto di vista finanziario (non avevano tutti i torti). Quel motore venne poi usato come base per la McLaren F1, sia quella stradale che la versione da corsa, la famosa F1 GTR che trionfò alla 24 ore di Le Mans del 1995, battendo anche i prototipi. La BMW usò quel motore anche per la propria vettura ufficiale che vinse a Le Mans nel 1999.

    cadillac cien

    Innanzitutto il nome: in lingua spagnola significa “cento“. Questo concept fu infatti ideato per festeggiare il centenario del marchio di lusso dell’universo General Motors. La vettura fu presentata al salone di Detroit del 2002, poiché la casa fu fondata nel 1902 (il 22 agosto, come riportato nell’atto legale). Probabilmente non ci fu mai l’intenzione di produrre in serie la Cien; era intesa come un modello unico celebrativo. Possedeva tuttavia delle soluzioni interessanti. Il motore era un V12 7.5 da 950 cavalli; era tra i primi propulsori ad adottare la tecnologia dei cilindri a richiesta: a basso carico, cioè quando l’acceleratore era poco premuto, venivano disattivati quattro o più cilindri, per risparmiare benzina. Il telaio era costruito col materiale composito chiamato aerogel. Il design della Cien era ispirato ad un aereo da combattimento, il caccia americano F-22 Raptor della Lockheed Martin.

    chrysler me 4 12

    A volte è anche la concorrenza interna a decretare la sorte di un modello. La ME 4-12 fu costruita in due prototipi, di cui solo il secondo era funzionante. Il primo venne presentato come show-car al salone di Detroit del 2004. In quegli anni la Chrysler faceva parte del gruppo Daimler Mercedes-Benz. Ed era proprio un motore Mercedes ad equipaggiare la ME 4-12. Si trattava di un V12 6.0 sovralimentato da quattro turbocompressori e collocato in posizione centrale. Erogava una potenza massima di 850 cavalli. Era anche uno dei primi modelli a venire dotato di una trasmissione automatica sequenziale a doppia frizione, configurata in sette rapporti. Il telaio era in fibra di carbonio. La casa dichiarava un’accelerazione 0-100 in 2″9 e una velocità massima micidiale di 399 Km/h. C’era tuttavia un grosso problema. La ME 4-12 surclassava la Mercedes SLR McLaren, presentata pochi mesi prima. Per cui venne cancellata la produzione di questa hypercar a marchio Chrysler.

    honda hsv 010

    Intesa come l’erede della NSX, avrebbe dovuto vedere la luce alla fine degli anni 2000, ma la crisi finanziaria di fine decennio colpì duramente il settore dell’automobile. La Honda fu essenzialmente travolta, tanto da ritirarsi dalla Formula 1 proprio mentre stava per cominciare la stagione 2009 (la scuderia venne rilevata da Ross Brawn, ex stratega Ferrari degli anni di Schumacher, e vinse il campionato mondiale con un motore Mercedes e Jenson Button). Quindi i dirigenti giapponesi hanno cancellato i programmi per le supercar, così la HSV-010 non vide mai la luce. Ma tuttavia venne costruito un modello da competizione, che partecipò fino al 2013 alle gare Super GT in Giappone.

    jaguar c x75

    Un’altra vittima del mercato. Quello ristrettissimo delle hypercar. Uno dei primi prototipi ad alte prestazioni a propulsione ibrida, la C-X75 venne presentata al salone di Parigi del 2010. Aveva quattro motori elettrici, uno per ruota, che erogavano una potenza complessiva di 780 cavalli (e una coppia motrice di 1.600 Newton metri). Le batterie venivano ricaricate da due microturbine a gas alimentate a gasolio (ma si potevano usare anche biocarburanti, metano e Gpl); quindi questa Jaguar non aveva un tradizionale motore a scoppio. Le microturbine assicuravano un’autonomia totale di 900 Km, mentre in modalità solo elettrica la vettura poteva percorrere 110 Km. L’accelerazione 0-100 Km/h avveniva in 3″4; velocità massima di 330 Km/h. Nel 2011 la casa britannica annunciò l’intenzione di produrre una serie limitata a 250 esemplari di questo modello. Tuttavia l’avanzatissimo sistema a microturbine venne rimpiazzato da un convenzionale motore a scoppio alimentato a benzina. Le batterie si potevano ricaricare anche dalla rete domestica (l’auto era quindi un’ibrida plug-in). La produzione sarebbe stata avviata in collaborazione con il team di Formula 1 Williams. Ma qui arrivava la nota dolente. Il prezzo programmato era di 700.000 sterline, circa 1.15 milioni di dollari nel 2011. Troppi, per quel periodo difficile. Nel dicembre 2012 la casa comunicò la cancellazione del progetto.

    lamborghini cala

    Come la Countach, anche la Calà deve il suo nome non ad una razza di tori da combattimento come le altre vetture di Sant’Agata Bolognese, bensì ad una parola del dialetto piemontese. Perché entrambe sono nate nei dintorni di Torino. La prima, di Bertone, deriva dall’esclamazione “accidenti!“; la seconda, dell’Italdesign Giugiaro, significa “guarda là!“. Il concept della Calà fu presentato al salone di Ginevra del 1995 e rispondeva all’esigenza di creare un modello d’ingresso per il marchio. Montava un V10 3.9 in posizione centrale, da 408 cavalli. Ne vennero costruiti soli tre esemplari, poi il progetto venne accantonato. La Lamborghini “modello base” nacque solo nel 2003, fu la Gallardo.

    lotus esprit

    Un nome glorioso per un marchio che appartiene alla storia dell’automobilismo sportivo. La Lotus Esprit fu uno dei modelli di maggior successo della casa britannica fondata da Colin Chapman. E parlava bene anche l’italiano: fu infatti progettata dall’Italdesign di Giorgetto Giugiaro; il suo concept venne presentato nel 1972 al salone di Torino. La versione che sarebbe stata prodotta fu svelata nel 1975 a Parigi. Era la Lotus Esprit S1. Motore centrale, due posti, motore 4 cilindri 2.0 da 160 cavalli e peso sotto i 1.000 Kg. Nel 1977 apparve anche nel film “La spia che mi amava“, interpretato da Roger Moore dei panni di James Bond. L’Esprit venne prodotta fino al 2004. In tempi recenti ci fu un tentativo di riportare in vita questo nome. Al salone di Parigi del 2010 venne esposto un concept del quale si annunciò la messa in produzione nel 2013. Ma erano e sono ancora anni finanziariamente difficili. Nel 2014 il progetto è stato cancellato definitivamente.

    mercedes benz c111

    Questo concept, disegnato dall’italiano Bruno Sacco (Il padre della C 190) e presentato nel 1969, era un laboratorio. La casa tedesca sperimentò diversi motori alternativi, in particolare i propulsori di tipo Wankel (ma anche i diesel e l’alimentazione turbocompressa). Ricordiamo di che si tratta: lo schema Wankel (progettato da Felix Wankel nel 1957 per conto della NSU, marchio poi confluito in Audi), chiamato anche motore rotativo, non prevede un pistone che compie un moto rettilineo alternato come nel motore a scoppio; bensì ha un rotore che compie un moto circolare eccentrico intorno ad un asse, cioè l’albero motore. I suoi vantaggi teorici sono minori parti in movimento, maggiore leggerezza, minore rumorosità, maggiore potenza a parità di cilindrata. Gli svantaggi sono: minore coppia a bassi regimi, minore durata dei componenti, maggiore consumo di benzina. La giapponese Mazda ha investito molto in questa tecnologia, arrivando anche a vincere la 24 ore di Le Mans del 1991 con un motore a quattro rotori montato sul prototipo 787B. La Mercedes-Benz C111 montava nel 1970 un motore a 4 rotori e iniezione diretta di benzina. Aveva un volume di 2.4 litri ed erogava 350 cavalli, raggiungendo 290 Km/h. La scocca era in fibra di vetro. Ma i riflettori si accesero quando nel 1978 venne sperimentato un motore diesel da 230 cavalli che batté il record di velocità per le auto alimentate a gasolio e a gas: 322 Km/h sulla pista di Nardò. In 10 anni di vita la C111 venne costruita in soli 5 esemplari. Ma restò al livello di vettura-laboratorio.

    tvr cerbera speed 12

    Aveva un bruttissimo carattere come il mitologico cane a tre teste da cui presumibilmente prese il nome. Ha avuto successo in alcuni videogiochi, il solo ambito dove si potesse guidare senza diventare matti. Presentata nel 1997 col nome Project 7/12, rappresentava il tentativo della TVR di produrre l’auto stradale più veloce del mondo e costruire la base per un modello da corsa per partecipare alle competizioni endurance nella classe GT1 di quell’epoca. Mostruosa in tutto: motore V12 7.7; sì, 7.700 centimetri cubici. La casa dichiarava una potenza di oltre 800 cavalli ed una coppia monstre per quel periodo, 881 Newton metri. Il costruttore parlava di un’accelerazione 0-100 in 3″6 ed una velocità massima di 386 Km/h. Nel 1998 il nome diventò TVR Speed 12 e la casa era pronta a partecipare alla 24 ore di Le Mans; ma le regole cambiarono praticamente di colpo e resero la vettura obsoleta. Il costruttore inglese tentò di riversare nella produzione stradale gli investimenti compiuti e parallelamente partecipò al campionato GT britannico nella classe GT2. Si arrivò al 2000 e il nome diventò TVR Cerbera Speed 12. Stesso motore, peso vettura sotto i 1.000 Kg. Ad un prezzo di 188.000 sterline arrivarono anche diversi ordini. Ma il mostruoso motore nei vari test si rivelò inaffidabile per quella potenza, arrivando spesso a rompersi. La Cerbera era troppo brutale per la strada. La TVR decise di non produrla e restituì gli anticipi ai clienti.

    volkswagen w12

    Vettura concept conosciuta anche come Volkswagen Nardò, pista dove stabilì nel 2002 il record di velocità media per 24 ore di 323 Km/h. La volle Ferdinand Piech, allora amministratore delegato del gruppo tedesco. Egli incaricò Giorgetto Giugiaro di disegnare per il 1997 una GT a motore centrale che doveva ospitare un propulsore a 12 cilindri in configurazione W, cioè con quattro file da tre cilindri su un singolo albero. La macchina doveva anche adottare l’allora nuova trazione integrale Syncro. Piech voleva una supercar (Lamborghini e Bugatti sarebbero entrate nel gruppo solo nel 1998) e Giugiaro gliela diede. La prima versione aveva 5.6 litri di volume ed erogava 414 cavalli. Gli sviluppi arrivarono a 600 cavalli. Ma poi non se ne fece nulla. Un prototipo è una cosa, la produzione un’altra. Comunque il lavoro per la W12 servì come base per progettare qualche anno dopo la Bugatti Veyron.

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