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Fiat: Termini Imerese, rivolta disperata

Fiat: Termini Imerese, rivolta disperata

Lo stabilimento Fiat di Termini Imerese chiuderà e i suoi operai sono in rivolta

da in Fiat, Mercato Auto, Mondo auto, Sergio Marchionne
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    Fiat Termini imerese sciopero

    Le grandi sommosse saranno completamente inutili. Sergio Marchionne resta impassibile di fronte all’ammutinamento dei “suoi” operai. La decisione di chiudere lo stabilimento di Termini Imerese è irreversibile e non ci saranno santi. “Lo stabilimento non è in grado di competere“, questo il commento lapidario dell’AD.
    Per Fiat questo è un grande momento storico. L’alleanza con Chrysler l’ha resa indistruttibile sul panorama internazionale, dove oltretutto si appresta a sfondare con un nuovo modello low cost.

    Quando Fiat presentò il piano industriale per il biennio entrante non mancò di ricordarci le sorti dei suoi figli più sfortunati. I vertici aziendali si fecero propugnatori di un atto di coraggio “per rimuovere dal sistema industriale gli elementi di debolezza e puntare su quelli di forza”. Termini Imerese è il primo sassolino nella scarpa, gli altri verranno scovati ed eliminati uno ad uno a tempo debito. A rischio, secondo quanto paventato dal documento ufficiale, anche Pomigliano d’Arco, nel napoletano.

    La riconversione industriale non poteva avvenire in sordina, così operai e addetti ai lavori hanno fatto sentire la propria voce dal tempio sconsacrato di Termini Imerese. «Fiat-Chrysler vergogna» affermano gli operai, sentendosi traditi.


    Ma la casa dal canto suo non può fare le veci del governo. “La Fiat è un’azienda e ha le responsabilità di un’azienda“, ha ricordato giustamente l’AD del Gruppo Fiat. Per questo i rami morti si tagliano, perché il profitto è l’unico obiettivo dell’imprenditore.
    In breve, così come nell’agricoltura, l’offerta di automobili supera la domanda europea, e a perderci è la casa costruttrice, che potrebbe ottimizzare la capacità produttiva adeguandola al mercato ed eliminando l’inefficienza paretiana.

    L’ultima volta che un impianto in Germania è stato chiuso la Seconda Guerra Mondiale doveva ancora iniziare” ha ribadito un provocatorio Marchionne. Perchè non accade? Perchè il governo elargisce fondi per impedirlo, il che non manca di inficiare il naturale gioco della concorrenza tra paesi stessi.
    Ma quanto può essere importante la macroeconomia per dipendenti che si ritrovano da un giorno all’altro senza più la certezza del proprio posto fisso? Lo sciopero è indetto per il prossimo 3 febbraio e vedrà il blocco di tutte le attività per quattro ore.

    Fiat: Ansa

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN FiatMercato AutoMondo autoSergio Marchionne Ultimo aggiornamento: Domenica 05/07/2015 10:20

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