Trump e il mondo auto negli USA, cosa attendersi dal nuovo presidente

Trump e il mondo auto negli USA, cosa attendersi dal nuovo presidente

Due temi più di altri saranno da monitorare: la minaccia di introduzione di dazi commerciali e la visione sulla riduzione delle emissioni

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    Trump e il mondo auto negli USA, cosa attendersi dal nuovo presidente

    La visione sul mondo dell’auto e, in generale, in tema energetico, del presidente americano uscente Barack Obama e del 45mo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non potrebbe essere più distante. Con il giuramento del 20 gennaio a Washington per gli USA inizia una nuova era. Al momento si registrano annunci, prospettive di politiche industriali destinate ad adeguarsi, sulla scia delle minacce fatte dal finora presidente eletto: chi delocalizza la produzione in Messico e importa i veicoli negli USA andrà incontro al pagamento di pesanti dazi commerciali, del 35%.

    E’ bastato palesare questo scenario perché in tanti costruttori si affrettassero ad annunciare investimenti sul suolo statunitense. Da ultimo è arrivata la nota di investimento supplementare del gruppo GM, 1 miliardo aggiuntivo sugli stanziamenti già programmati, ma soprattutto il rientro della produzione messicana in favore degli impianti in Michigan. Nello Stato investiranno anche FCA e Ford, la prima a raddoppiare l’impegno anche in Ohio. Mosse per segnalare la “buona volontà” di chi ha ricevuto tanto dalla precedente amministrazione, Chrysler e GM, salvate dai prestiti consistenti deliberati da Obama nel 2009, quando l’industria automobilistica USA era sull’orlo del collasso.

    Trump ha la necessità di fornire atti concreti che seguano gli annunci elettorali, dare risposte a quella classe media che si è sentita delusa da Obama e vede in lui la possibilità di un ritorno di ricchezza evaporato negli anni della crisi economica, periodo nel quale è innegabile l’impegno di Obama nel creare posti di lavoro, con tassi di crescita e costanza dell’incremento assolutamente record. Il ceto medio è rimasto in qualche modo escluso da questa crescita, da qui la corsa in massa verso le promesse di Trump. Al di là della minaccia vista nelle fabbriche in Messico, dove il costo del lavoro è molto più basso che non negli USA, e il “suggerimento” a rientrare con gli investimenti sul territorio americano, differenze abissali, un confine tra “prima e dopo” lo vivremo in tema di politiche ambientali e spinta sull’auto ecologica.

    Le auto di Donald Trump

    Detto come, nei fatti, l’automobilista statunitense abbia continuato a guidare con le abitudini di sempre, privilegiando i grandi pick up per nulla politically correct, e come la corsa verso l’auto a zero emissioni e i sempre più stringenti limiti sulle emissioni inquinanti siano una lotta pressoché isolata dello stato più progressista della nazione, la California, il CARB – California Air Resources Board ha annunciato la determinazione a proseguire con l’introduzione di limiti via via più impegnativi da rispettare sulle emissioni inquinanti. L’obiettivo è spostato sul 2022-2025, prospettiva sulla quale in California annunciano di voler convertire la motorizzazione di massa a veicoli del tutto elettrici o alimentati tradizionalmente ma con un netto taglio delle soglie di Co2 e NOx consentite.

    Le nomine anticipate da Trump nella sua squadra di governo si sono indirizzate su figure che non potrebbero essere più distanti dagli interessi della green economy e sarà interessante seguire lo sviluppo della politica ambientale e sull’industria automobilistica green della nuova amministrazione. Intanto, nell’incontro delle scorse settimane tenuto con tutti i big del settore hi-tech con il cuore pulsante della Silicon Valley, c’era anche Elon Musk, segnale che indipendentemente dalle convinzioni e dalle critiche feroci mosse in campagna elettorale, per tutti i grandi player dell’economia è tempo di fare i conti e seguire l’onda migliore che vorrà creare The Donald.

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