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Uccidere in stato di ebbrezza può convenire!

Uccidere in stato di ebbrezza può convenire!

    L'imputato Marco Ahmetovic al processo che gli è valsa la condanna per aver ucciso 4 ragazze guidando in maniera spericolata e ubriaco fradicio

    Probabilmente non aggiungeremo nulla di più di quanto finora fatto dagli Organi di stampa e dei fiumi di inchiostro versati su tutte le prime pagine dei giornali, ma la rabbia, mista a rancore, di fronte alla possibilità che un imputato, per’altro già condannato, almeno in primo grado, di un omicidio plurimo colposo, aggravato dallo stato di ebbrezza e dalla totale spericolatezza di guida, come occorso a Marco Ahmetovic, il rom che ad Ascoli Piceno ha falciato quattro giovani vite, col proprio furgone, possa trascorrere la reclusione in regime di detenzione domiciliare e non si capisce il perché, coccolato da spregiudicati talent scout pronti ad offrire mirabilie per valorizzare, a scopi commerciali, la propria immagine, è, oltre che riprovevole, diseducativo e sconcertante.

    Tutto ciò stride, miseramente, con quanto, almeno nelle apparenze, si vuol fare in tema di sicurezza stradale, ricordiamo il Decreto Bianchi, ora Legge, che, sempre sulla carta, sembrava non dar scampo a chi pensava, sia pure lontanamente, di violare il Codice della Strada e con le campagne di sicurezza emanate, proprio per frenare, in qualche modo, le stragi sulle nostre strade.

    Certezza della pena? no, incentivo a delinquere, si
    Ma di fronte a tanti modelli distorti dove pare che la nostra Società abbia finito per invertire i ruoli e la stessa etica pare essersela messa sotto i tacchi, non solo non assistiamo alla certezza della pena, perché, ci si chiede, che pena può essere, scontare una condanna in un residence come accaduto al reo confesso della strage di cui sopra, ma per di più, in nome di un distorto modello di recupero del condannato, si finisce per accettare, con colposa distrazione, persino la violazione di quelli che dovrebbero essere i cardini su cui si basa il principio della detenzione, sia pure in regime di carcerazione domiciliare.
    E, così, si consente al condannato di iniziare a relazionarsi con l’esterno e per di più con soggetti, a loro volta condannati e di dubbia trasparenza, come il promotore di questa campagna pubblicitaria a favore del rom in questione. E, dunque, che modello di giustizia si da alla gente e che senso ha ancora di parlare di inasprimenti legislativi in fatto di sicurezza stradale, di fronte a questi sordidi avvenimenti?

    Prima ha ucciso, adesso fa spot pubblicitari
    Il tutto nasce dalla notizia, smentita a più voci, ma non nella sostanza, che all’autore della strage sia stato concesso di firmare un contratto di 40 mila euro per la concessione di diritti di immagine per una linea di accessori moda, compresa la possibilità di partecipare a serate in discoteca, dietro compenso di 3 mila euro, a prestazione.

    Insomma, parliamo di violazioni gravissime, delle quali dovrebbero essere chiamati a rispondere i responsabili, delle norme che regolano la carcerazione, ma, fatto ancor più grave, si vuol far passare il messaggio, distorto, che alla fine, il marcio prevalga sul bene e che macchiarsi di certi orribili reati, alla fine, possa essere un mezzo come un altro per ricavare, anche da questo, agi e vantaggi e, purtroppo, questo modo distorto di considerare le cose, sta già facendo tanti proseliti.
    Ci piacerebbe sapere cosa ne pensate voi di questa vicenda.

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