Vendite auto: siamo tutti “cattivi pagatori”?

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Prestiti

E se anche in Italia si assistesse ad una situazione economica nel settore auto come quella del settore immobiliare americano, dove la stragrande maggioranza di clienti non è stato più in grado di onorare le scadenze, cosa accadrebbe anche entro i nostri confini? Insomma, che altro dobbiamo aspettarci da questo capitalismo che negli ultimi anni mostra crepe sempre più profonde che stanno facendo scricchiolare l’intero sistema?

E non dobbiamo considerare l’insolvenza dei clienti nei confronti di finanziarie e banche, indebitati e impossibilitati ad onorare rate che un tempo rispettavano puntualmente, oggi riguardante anche affidamenti per l’acquisto di un’auto, un fatto solo teorico. Al contrario è quanto mai pratico perché non solo è accaduto, ma sta manifestandosi in tutta la sua drammaticità con un carico di crediti inesigibili da parte delle aziende finanziarie per ben 25 miliardi di dollari, numeri da capogiro cui solo ieri si riteneva impossibile giungere.

Purtroppo quando si studiano certi fenomeni americani si tende, pur di discolpare le banche e soprattutto tranquillizzare i risparmiatori di casa nostra, ad ammantare le vicende come se riferite all’uso sbagliato che i clienti d’oltreoceano hanno fatto del denaro loro affidatogli dalle banche,una ghiotta occasione per i nostri Istituti di Credito per giustificare una tradizione fatta di lungaggini burocratiche nell’affidare un cliente, di farraginosità per istruire una pratica di fido, in una parola, se oggi le nostre condizioni economiche sono compromesse, perché non considerare le stesse banche responsabili, alla stregua di tutte le contingenze che si sono messe storte nel mondo, di aver partecipato con il loro atteggiamento ad una difficoltosa crescita economica.

Gli americani oggi pagano lo scotto di ben altri errori sicuramente non commessi dalla popolazione, dove la corsa agli armamenti, il debito pubblico che anche in America in proporzione sta assumendo dimensioni “italiane”, la scarsa propensione a rivolgersi in direzione di risorse energetiche fuori dal petrolio e, in ambito automobilistico, l’evidenza dei grandi colossi che scricchiolano sotto il peso di una concorrenza che non riescono a fronteggiare, sono questi i veri spauracchi che si agitano e che giustificano il crollo delle borse di tutto il mondo ed il fallimento di colossi bancari e assicurativi americani.

Oggi una tale situazione si palesa anche nel settore auto e secondo uno studio realizzato da Expedian Automotive, azienda specializzata nei servizi per la prevenzione dei rischi di credito e di frode, nel rapporto, presentato a Las Vegas durante l’Automotive Financial Summit, ci si accorge come da un anno ad un altro l’insolvenza dei debitori sia cresciuta del 9% con picchi dell’11% di aumento per quelli che “saltano” una, due, tre rate e sperano così di far fronte al debito da onorare. Un’escalation destinata ad aumentare con gli anni e che sposta persino la lancetta dell’indicatore dell’affidabilità dei clienti verso inquietanti segnali che viaggiano sempre di più a due cifre e che considerano come su 100 richiedenti 43 sono inaffidabili, solo ieri inaffidabili erano 39 persone.

Serve poco l’atteggiamento degli Enti finanziatori che corrono ai ripari tendendo la cinghia e rendendo più difficile l’accesso al credito al consumo, ogni qualvolta si è stati costretti a ricorrere alla stretta creditizia a vari livelli ed in campi diversi si è finiti quasi in miseria.

Dovranno essere ben altre le soluzioni da trovare per non mettere ancor più in ginocchio l’economia di una nazione, oltre ad un intero comparto industriale come quello riferito alle auto, bisognerebbe capire perché anche in Italia il ricorso al prestito finalizzato e non, al credito al consumo,alle carte revolving s’è fatto più massiccio al peggiorare delle condizioni dell’economia globale italiana eppure non è ugualmente servito a risolvere neanche in parte la paralisi dei consumi in Italia, bisognerebbe capire perché la crisi americana può riflettersi anche sull’Europa e per giunta a livelli tanto allarmistici; insomma c’è da capire se anche noi, come i nostri “colleghi” d’oltreoceano, diventeremo tutti impuniti “cattivi pagatori”, ma non è questa la sede, ci basti sapere che gli attuali segnali che riceviamo si stiano riflettendo sulle vendite di auto nuove in maniera negativa, segno evidente che qualcosa da fare occorre eccome anche da noi e, soprattutto, al più presto!

Gio 09/10/2008 da Giuliano in ,

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Cappecar 9 ottobre 2008 19:10
Subtract karmaAdd karma

La situazione attuale americana è esattamente quallo che è successo negli ultimi 5/6 anni in italia.
La differenza è che in italia spesso l’indebitamento delle famiglie riguardava oggetti dal valore contenuto (hi-tech o al max vetture), in america si sono concessi e richiesti con la stessa “leggerezza” finanziamenti su beni ben più pesanti.

In italia abbiamo vissuto per tanti anni ben al di sopra delle nostre possibilità comprando tutto a rate. Oggi il peso dell’indebitamento si fa sentire. La colpa non è tanto del capitalismo quanto del populismo e del consumismo: tutti devono avere e fare tutto.

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Giuliano
Giuliano 9 ottobre 2008 19:30
Subtract karmaAdd karma

Ciao Cappecar, apprezzo sempre molto i tuoi commenti perchè sono ispirati da un’attenta visione verso ciò che di importante si agita nel mondo. Tuttavia stavolta devo dissentire dalla visione che hai fatto del problema economico americano, innanzitutto occorre ricordare che l’Italia proprio nel periodo da te indicato ricorreva meno di tutti gli altri Stati dell’Unione europea al credito al consumo e alle carte di credito. Solo in concomitanza con la crisi economica i nostri connazionali hanno trovato in questi sistemi l’unica ancora di salvezza per arrivare alla famosa terza o quarta settimana, atteso che l’utilizzo dei prestiti sotto forma di carte o altro similare, si è rivolto verso beni non più voluttuari. Ovvio che una tale situazione è sicuramente pericolosa sul piano economico.
A mio parere non si tratta infatti, come ben rilevi tu, di una crisi del capitalismo, pur con tutti i suoi guasti e onestamente non riesco neanche a dare una giustificazione allo stesso populismo da te invocato. A mio avviso penso che oggi una immensa nazione come l’America, paga il prezzo di una politica imperialista e te lo dice uno che si ritiene filo americano, più proiettata alla corsa agli armamenti, alla scarsa propensione verso politiche sociali, tutte situazioni che alla fine si pagano, perchè far passare il messaggio che il dissesto economico di un’intera nazione sia dovuto all’indole consumistica del popolo iperindebitato non mi sembra corretto, quando proprio l’americano medio si è dovuto far carico di drammi anche economici che hanno comportato la perdita del lavoro, un aumento dei tassi di interesse schizzato in breve tempo al 4/5%, un debito pubblico ai massimi storici. Insomma, il messaggio che passa, non da te sia chiaro, arrivare persino a giustificare il modus operandi delle nostre banche, non mi sembra esaustivo per spiegare ciò che di davvero drammatico si agita oltreoceano.

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