
Una sorta di riscatto storico quello dell’India sull’Inghilterra, se solo si pensi che per decenni il grande continente asiatico è stato nient’altro che una colonia inglese e da questi ereditò usi, costumi e una dominazione quasi senza eguali nel mondo, oltre a grandi opere a vantaggio, inizialmente dei colonizzatori, come la ferrovia che attraversa come una trama venosa l’intera India e utilizzata ogni anno da quattro miliardi di indigeni.

Come cambia lo scenario industriale mondiale, chi l’avrebbe mai potuto neanche pensare che colossi storici nell’ambito delle quattro ruote, come Ford, si facessero solleticare da allettanti proposte provenienti da marchi che, fino a ieri, erano quasi del tutto sconosciuti.
Che l’auto ad aria compressa non fosse poi così lì da venire, forse s’era anche capito, che dietro ad essa si muovessero interessi non del tutto cristallini, qualcuno lo ipotizzava, ma poi nella realtà, sembra che così non sia, ma che finisse persino in Parlamento, su istanza del capogruppo della Lega, in commissione Trasporti del Senato, forse, non lo credeva nessuno, eppure, così è stato.

E chi l’avrebbe mai detto, fino a qualche decennio fa, che una piccola, paragonata al peso di grosse multinazionali, azienda come Tata, potesse concorrere all’acquisizione di marchi storici come Jaguar e Land Rover dei quali Ford vuol disfarsi e che dunque la “minuscola” Tata possa addirittura competere con il celebre marchio americano?

Dovrebbe essere pronta, ma il condizionale è d’obbligo, entro il 2009 la nuova Toyota Endo, una piccola city car che la Casa nipponica intenderebbe fare approdare in India e che si somma al progetto che sta vedendo diversi produttori di automobili, alcuni occidentali, impegnati nel grande Paese asiatico.

Periodicamente se ne riparla, l’auto ad aria compressa, comincia, dopo la sua apparizione in veste di prototipo al Motorshow di Bologna, 6 anni fa, ad interessare anche le grandi industrie automobilistiche mondiali, ciò in quanto, un simile veicolo, potrebbe rappresentare la soluzione a tutti i mali; ci affrancherebbe dal bisogno di greggio e risolverebbe l’impatto ambientale che ancora adesso, nonostante gli sforzi attuati dai costruttori, hanno le auto.
Si ricomincia a parlare di auto ad aria compressa e, dunque, di Tata che ha sviluppato il prototipo grazie all’apporto tecnico di un ex specialista di Formula Uno.
C’è da dire che allo stato delle cose, il liquido che si ottiene, è stato provato, alimenta motori a gasolio riferiti a macchine agricole o similari, ma, assicurano gli studiosi, che stanno studiando la Jatropa, ciò accade in quanto l’estrazione di questi oli fin’adesso sta avvenendo in maniera grossolana, domani, con tecniche più sofisticate, l’impiego di questi estratti da soli o insieme ad altre sostanze potrebbe allargare il campo di impiego dei semi di Jatropa.

Mai come in quest’ultimo periodo le auto low cost godono di tanto successo al punto che i colossi automobilistici mondiali si sono buttati in questo appetibile mercato con l’enfasi che forse, un tempo, giustificava tali sforzi solo per vetture di classe alta.

Anche la Fiat starebbe valutando l’opportunità di progettare e realizzare una vettura low cost per l’Europa, Italia compresa.

C’è una notizia che risulta interessante che è trapelata a Ginevra e che riguarderebbe la Tata, Casa automobilistica indiana, sulla ribalta in questi ultimi periodi.

A vederla nell’unica immagine disponibile, la Tata Indigo sembra più occidentalizzata che mai, quasi una… tedesca!

In Italia non ha sicuramente fatto sfaceli, la Renault Logan, nonostante il prezzo conveniente; diverse le motivazioni, probabilmente dover ammettere di viaggiare in un’auto low cost da parte di molti acquirenti, dando un’immagine un po’ incrinata rispetto a quella che molti amano trasmettere riguardo la propria posizione economica, oppure, scarsa fiducia sulle qualità di un’auto che per certuni, forse, è troppo a buon mercato, non si sa!