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Alfa Romeo 156: storia della berlina compatta di Arese [FOTO]

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Dopo il successo dell’Alfa Romeo 75, di cui abbiamo rivissuto insieme la storia qualche tempo fa, negli anni Novanta la casa di Arese aveva vissuto un periodo di crisi, alimentata principalmente da un modello poco convincente, l’Alfa 155. Gli Alfisti avevano criticato principalmente lo stile, a loro detta troppo distante dai canoni del marchio, ma anche il comportamento stradale e le caratteristiche, dato che la vettura derivava in modo molto stretto dalla Fiat Tempra e Lancia Dedra, senza sostanziali modifiche di panale o motori. Al momento di rimpiazzare la 155, infatti, i progettisti hanno deciso di cambiare rotta e di proporre una berlina di segmento D più esclusiva, capace di offrire una guida sportiva ed uno stile tipicamente Alfa Romeo. Era il 1997 ed al Salone di Francoforte veniva svelata in anteprima mondiale la nuova Alfa Romeo 156, che fin da subito fece battere i cuori degli appassionati.

Pur non ritornando alla soluzione della trazione posteriore (l’ultima berlina “posteriore” era stata la 75), proponeva un pianale di derivazione Fiat pesantemente rivisto sia nei materiali impiegati, sia nello schema sospensivo. La piattaforma è la Tipo II rev 3, che sarà poi utilizzata anche dall’Alfa 147 e dall’Alfa GT, che prevedeva l’impiego di materiali nobili per contenere i pesi: si pensi che la struttura della plancia è in magnesio. Le sospensioni prevedono, invece, un raffinato schema a quadrilatero alto all’anteriore, nonchè un MacPherson al posteriore. Grazie a questi accorgimenti, la guida della 156 è degna di una sportiva, con una tenuta di strada ben sopra alla media ed un piacere di guida degno di nota.

Lo stile

Stilisticamente parlando, la 156 è una delle vetture probabilmente più riuscite nella produzione più recente della casa del Biscione. Il design porta la firma di Walter de Silva, che ha progettato una berlina a tre volumi dalle dimensioni abbastanza contenute. Il frontale, rispetto a quello della 155, ha uno scudetto di dimensioni maggiore e gruppi ottici abbastanza piccoli dallo sguardo “accigliato”. Il cofano è scolpito da due nervature che nascono dai bordi dello scudetto Alfa, che infondono carattere ed aggressività alla vettura. Le fiancate, invece, sono semplici e pulite, rese ancora più filanti grazie all’innovativa soluzione delle maniglie posteriori nascoste nel montante. Il posteriore prevede gruppi ottici molto sottili a sviluppo orizzontale.

Gli interni non brillano particolarmente per la qualità, uno dei difetti che caratterizzerà la berlina, poi parzialmente risolto con il restyling. Lo stile della plancia tradisce gli anni del progetto, mentre i sedili, specialmente se rivestiti in pelle, danno all’abitacolo un’aria davvero lussuosa. A seconda delle versioni possiamo trovare particolari in finto alluminio o in finto legno.

Dimensioni

Poco fa abbiamo accennato alle dimensioni abbastanza contenute per essere una segmento D. L’Alfa Romeo misura 4.435 millimetri in lunghezza, 1.743 mm in larghezza, 1.390 mm in altezza, con un passo di 2.595 mm. Lo spazio a bordo è adeguato per chi siede davanti, mentre un po’ sacrificato per chi si deve accomodare sul divanetto posteriore. Il bagagliaio, altro difetti tipico della 156, è piccolo, anche sulla variante station wagon, che arriverà solo nel 2000.

Prima serie

La prima serie dell’Alfa 156 debutta nel 1997, come già ricordato. Grazie alle sue ottime caratteristiche si aggiudica il titolo di Auto dell’Anno 1998 ed ottiene fin da subito un lusinghiero riscontro da parte della clientela: nei primi quattro mesi di commercializzazione, pensate, ne sono state vendute ben 90.000.

Parlando di motori, la 156 è la prima autovettura, insieme alla Mercedes Classe C, a montare un propulsore turbodiesel ad inziezione diretta common rail, una soluzione che negli anni successivi sarebbe stata poi adottata praticamente da tutti i concorrenti. Due le unità a gasolio: il 1.9 JTD 8V da 105 cavalli e 255 Nm di coppia, oppure il più generoso 2.4 litri JTD 10V cinque cilindri in linea da 136 cavalli e 304 Nm di coppia. I motori a benzina, al momento del lancio, invece sono quattro: 1.6 Twin Spark 16V da 120 cavalli e 144 Nm, 1.8 litri TS 16V da 144 cavalli e 169 Nm, 2.0 litri TS 16V da 154 cavalli e 187 Nm ed il generoso 2.5 litri V6 24V da 190 cavalli di potenza massima e 222 Nm di coppia motrice.

Con l’arrivo della variante familiare, l’Alfa Romeo 156 Sportwagon, nel 2000, la casa coglie l’occasione per dare una leggere rinfrescata al parco motori. Il millesei benzina ottiene 2 cavalli in più, mentre il 1.8 ed il 2.0 benzina eprdono entrambi 4 cavalli. Il V6 da 2.5 litri passa a quota 192 cavalli. Sul fronte dei diesel il 1.9 JTD viene portato a 110 CV (dal 2001 arriverà quello da 116 CV), mentre il 2.4 eroga adesso 140 CV.

Il 2002 è un altro anno importante per la berlina del Biscione. Prima di tutto arriva un aggiornamento che porta in dote nuovi interni più curati dal punto di vista qualitativo e con una plancia di nuova concezione. All’esterno era facilmente riconoscibile per la presenza delle modanature paracolpi in tinta, mentre alcune novità le possiamo trovare anche sotto al cofano. Ad esempio arriva la versione a 16 valvole del 1.9 JTD turbodiesel, capace di una potenza di 140 CV, mentre il 2.4 JTD 10V arriva fino a 150 CV di potenza. Debutta anche il nuovo 2.0 benzina JTS da 166 cavalli e 206 Nm di coppia. La vera novità dell’anno, tuttavia, è un’altra: nel 2002 arriverà nei listini la versione ad alte prestazioni, l’Alfa Romeo 156 GTA.

Alfa Romeo 156 GTA

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La versione GTA (Gran Turismo Alleggerita) della 156 si caratterizza oltre che per un estetica specifica, per l’impiego di un interessante motore da 3.2 litri sei cilindri. Si tratta del V6 Busso capace di sviluppare una potenza massima di 250 cavalli (183 kW) ad un regime di 6.300 giri al minuto ed una coppia di 300 Nm a 4.800 giri al minuto. La trazione resta anteriore, mentre per quanto riguarda le trasmissioni si può scegliere tra quella manuale a sei rapporti o quella Selespeed. Le prestazioni? Velocità massima di 250 km/h ed accelerazione da 0 a 100 km/h in 6,3 secondi.

Esteticamente la si può riconoscere per l’impiego di nuove fasce paraurti dallo stile molto aggressivo, ma anche per le minigonne nelle fiancate o per i cerchi in lega dal design specifico. Completano il tutto i gruppi ottici anteriori con il fondo interno scuro ed i loghi identificativi dell’allestimento sportivo. Gli interni prevedono, infine, sedili sportivi, più contenitivi di quelli delle versioni normali.

Seconda serie

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Maggiore aggressività. Questo è il concetto chiave che accompagna il restyling dell’Alfa, che debutta nel giugno del 2003. Questa volta lo stile non è più ad opera di de Silva, bensì di Giorgetto Giugiaro. Le novità principali riguardano proprio il frontale, che adesso ha un’espressione davvero cattivissima grazie ai nuovi fanali, mascherina e scudo paraurti. Nelle fiancate non ci sono novità di sorta, eccezion fatta per la nuova gamma di cerchi in lega. Solo piccoli aggiornamenti, infine, al posteriore, dove troviamo un nuovo paraurti e gruppi ottici leggermente rivisitati. La versione GTA, però, non subisce alcun aggiornamento estetico.

Per restare al passo con i tempi la gamma viene leggermente rivista. I benzina sono i soliti 1.6 TS da 122 CV, il 1.8 TS da 140 CV, il 2.0 JTS da 166 CV, il 2.5i V6 24V da 192 CV ed il 3.2 litri della GTA. Per quanto riguarda i diesel troviamo il 1.9 JTDm nelle versioni 8V da 116 CV o 16V da 140 CV (nel 2004 quest’ultimo sarà portato a 150 CV). Importanti novità arrivano per il cinque cilindri 2.4 litri JTDm, che adesso ha 20 valvole. Il risultato è una potenza di ben 175 cavalli ed una coppia generosa di ben 385 Nm a 2.000 giri/minuto.

In questa versione rimarrà in vendita fino al 2005 con carrozzeria berlina, fino al 2006 la Sportwagon. A rimpiazzarla è l’Alfa 159.

Alfa Romeo 156 Crosswagon

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La gamma si andrà ulteriormente arricchendo nel 2004. È l’anno in cui viene svelata al pubblico l’Alfa Romeo 156 Crosswagon, variante crossover con carrozzeria rialzata. Esteticamente trae origine dalla 156 Sportwagon, rispetto alla quale si differenzia per la presenza di numerose protezioni in plastica grezza ed in metallo satinato. Questa versione monta un sistema di trazione integrale denominato Q4 con ben 3 differenziali, di cui il centrale è di tipo Torsen C. In condizioni normali il 58% della potenza viene inviata all’asse posteriore, mentre in caso di perdita di aderenza la coppia viene indirizzata alle ruote con maggiore presa. Lo stesso sistema Q4 verrà adottato anche dalla Sportwagon normale. Il motore, per entrambe le Q4, è il solo 1.9 JTDm 16V da 150 cavalli.

Queste versioni 4×4 nascono con lo scopo di testare il sistema di trazione integrale per la prossima Alfa 159, che sarebbe poi debuttata sul mercato a breve.

In tutto sono stati prodotti ben 680.000 esemplari, contando tutte le versioni.

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