Scopri come BYD ha superato Tesla nel mercato delle auto elettriche nel 2025, con una gamma ampia, catena di fornitura proprietaria e batteria efficiente
La scena è familiare: listini che cambiano al volo, concessionari pieni nei weekend, conversazioni che ruotano attorno a autonomia, tempi di ricarica e rate mensili. In mezzo a questo frastuono, un attore cinese ha accelerato senza alzare la voce. E a fine 2025, quella corsa silenziosa cambia gli equilibri che molti davano per stabili.

All’inizio dell’anno molti osservatori guardavano ai soliti indicatori. Quote, incentivi, nuovi modelli. Il pubblico chiedeva prezzi chiari e tempi certi. I costruttori promettevano software affidabile, aggiornamenti OTA e batterie più longeve. La mappa sembrava nota.
Poi qualcosa ha preso ritmo. La domanda si è spostata verso modelli accessibili, affidabili, concreti. Chi compra oggi vuole una citycar elettrica che non tradisca al primo inverno. Vuole un SUV compatto che mantenga i consumi in autostrada. E vuole assistenza diffusa, non solo slogan. In questo quadro, l’ampiezza di offerta conta.
La strategia di Byd
BYD ha lavorato su tre assi: una gamma ampia, una catena di fornitura proprietaria e una batteria efficiente. La Blade Battery al litio-ferro-fosfato (LFP) ha ridotto i costi e ha dato robustezza. L’azienda ha costruito valore con l’integrazione verticale: celle, motori, elettronica. Ha messo su strada utilitarie come Dolphin, berline come Seal, SUV come Atto 3. Non ha inventato la formula. L’ha resa scalabile.
Solo a metà anno il quadro è diventato esplicito. BYD ha chiuso il 2025 con 2,26 milioni di veicoli elettrici venduti. Il confronto con Tesla emerge da qui. L’azienda di Elon Musk ha vissuto un anno difficile, con una lineup più ristretta e cicli di aggiornamento prolungati. In alcuni mercati, i dati ufficiali 2025 restano in aggiornamento; il sorpasso di BYD si fonda però su volumi globali consolidati e su una crescita più regolare, distribuita su fasce di prezzo diverse.
La domanda si è spostata su modelli tra il segmento B e C. BYD ha coperto il vuoto con più varianti e prezzi aggressivi. Tesla ha difeso margini e semplificazione, ma ha pagato la minore profondità di offerta.
La produzione vicina ai componenti chiave ha ridotto tempi e costi. La costruzione dello stabilimento in Ungheria, avviata nel 2024, segnala l’ingresso stabile in Europa.
La maturità del software conta, ma oggi il cliente valuta prima praticità e TCO. Autonomia reale, rete di assistenza, valore residuo.
Le notizie non sono migliori per i costruttori europei. Le piattaforme dedicate tardano a scalare, gli impianti devono ripensare turni e fornitori, gli obiettivi sulle emissioni non ammettono pause. Alcuni brand hanno rafforzato l’ibrido plug-in per proteggere i volumi. Ma il mercato elettrico premia chi abbina costo batteria basso e industrializzazione rapida. Sulle infrastrutture di ricarica il progresso c’è, ma il ritmo non è uniforme tra Paesi. Mancano ancora colonnine veloci in aree extraurbane. Servono procedure semplici per gli incentivi. E serve chiarezza sui tempi.
L’Europa davanti allo specchio
Le scelte dei prossimi 18 mesi peseranno per un decennio. Piattaforme modulari, partnership sulle celle, software solido e cicli prodotto più agili. Questo è il cantiere. BYD ha mostrato che la scala è una strategia, non un traguardo. Tesla resta un riferimento tecnologico e di brand, ma deve allargare l’offerta o accorciare i cicli.
In concessionaria, intanto, il cliente chiede cose normali: trasparenza, consegne rapide, costi certi. La rivoluzione passa da lì. La domanda è semplice, e forse scomoda: chi saprà rispondere senza perdere la propria identità?





