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Categories: Sicurezza Stradale

Chi ha un arto ingessato può mettersi alla guida?


L’ augurio è sempre quello che non ci si trovi mai a doversi fare questo quesito, ma poiché la traumatologia riguarda una nutrita schiera di pazienti, automobilisti inclusi, la domanda potrebbe nascere spontanea. Si può condurre un’ auto con una gamba o un braccio ingessato?

Da un punto di vista teorico parrebbe di poter rispondere di si, in tutta tranquillità, tenuto conto che le autovetture attuali sono dotate di tutta una serie di accorgimenti di derivazione elettronica che ne limitano o ne agevolano i movimenti. Pensiamo al servosterzo, per esempio, al limitato sforzo richiesto al piede destro per azionare i freni. Ma quel che più importa sono le risposte che provengono, in primis, dall’ ambiente medico, ovvero, se da un punto di vista sanitario guidare una macchina , quando si è immobilizzati da una ingessatura possa tradursi o meno in un aggravio delle condizioni fisiche del soggetto infortunato, nonché in una grave limitazione dei movimenti dello stesso al punto da rappresentare un pericolo per la circolazione stradale.

Utile è anche saperlo ai fini delle vigenti Leggi affinché, inconsapevolmente, non si commetta un’ infrazione guidando con ingessature al seguito e, in ultimo, la domanda andrebbe rivolta alle Compagnie Assicuratrici, ciò per diradare il campo da eventuali clausole, possibilmente microscopiche, che potrebbero rendere inefficaci le coperture in caso di incidenti laddove si potrebbe sostenere che indossando un’ ingessatura, non si è a norma per condurre un mezzo.

Ebbene, le risposte che ne sono derivate sono del tutto confusionarie al punto che, ne sappiamo quanto prima. Il curioso quesito è stato condotto in Inghilterra e rivolto ai soggetti di cui sopra, ipotizzando pazienti diversi che risultavano ingessati, ad un arto superiore, uno, ad un arto inferiore, un’ altro, con applicazione di uno stivaletto corto che non limitava del tutto la mobilità dell’ arto.

Le risposte
Secondo i medici inglesi, nulla osterebbe a condurre un’ auto in queste condizioni, ovvero non si creerebbero pericoli per sé e per gli altri, né tanto meno aggravamenti del proprio stato fisico. Meno precise le Compagnie di assicurazioni rimaste vaghe, ad eccezione di una Società soltanto, che ha ripassato il caso ai medici, sostenendo che solo questi professionisti sarebbero stati in grado di poter autorizzare o meno tale condotta di guida. La Polizia, invece, supera ogni ostacolo asserendo che né il medico, né tanto meno le Assicurazioni sono detentori di questa “ verità “, ma spetta al paziente prevedere se si sente o meno idoneo a mettersi alla guida. Alla fine, comunque, un dubbio prevale anche sulle Forze dell’ Ordine, le quali si rimettono al senso di responsabilità dell’ “ ingessato “, ritenuto che farebbe , forse meglio, a farsi autorizzare dalla propria Compagnia di Assicurazione.

In Italia di che parere siamo?
Se, dunque, l’ evoluta Inghilterra non è riuscita ad essere più precisa di quanto, forse, già sapevamo, in Italia ci accorgiamo che la normativa, riguardo la guida con un arto ingessato , è nebulosa anche da noi, almeno quanto oltre la Manica. Forse un po’ di chiarezza potrebbe farlo il Codice della Strada all’ art. 140 secondo comma, che così recita testualmente: “Il conducente deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza, specialmente l’arresto tempestivo del veicolo entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile”.

Tuttavia, anche leggendo questo importante passo ci accorgiamo che ancora una volta continuiamo a saperne come prima. Però una cosa adesso, intuitivamente , ci è più chiara, ovvero, che nessun articolo del citato codice fa menzione a ingessature o mezzi di contenimento, il che, in linea teorica, parrebbe confortarci al punto da ritenere legale la guida sia pure con una ingessatura. Ma attenzione, per quanto l’ interpretazione della Legge non sia molto agevole, guidare in queste condizione potrebbe aprire un contenzioso con le Forze di Polizia che potrebbero sostenere, in caso di un normale controllo, che chi si trova alla guida con un arto ingessato potrebbe non essere in grado di compiere tutte le manovre in condizione di sicurezza e per questo elevarci contravvenzione, come sostiene anche qualche Agente della Polizia stradale all’ uopo interpellato.

Ma il rischio, maggiore, proverrebbe dalle Compagnie di Assicurazione, in caso di incidente, con le quali potrebbero derivare controversie fra l’ interpretazione del Codice e le norme contrattuali tanto da ritenere la guida con un arto ingessato alla stregua della guida pericolosa o in stato di ebbrezza e prevedere, laddove si fossero cagionati danni a terzi, eventuali rivalse a carico dell’ assicurato. A questo punto il comportamento migliore da attuarsi è sempre quello di basarsi sul buon senso. Meglio attendere di togliere il gesso, ritornando alla guida in condizione di totale libertà di movimenti, così facendo eviteremmo costose e rischiose cattive interpretazioni della Legge che potrebbero condurci finanche al Tribunale.

Ciò non toglie, comunque, che sarebbe il caso, per derimere ogni errata interpretazione del Codice, che il Legislatore mettesse mano al richiamato secondo comma e specificasse, chiaramente, la condotta automobilistica che i soggetti infortunati e ingessati dovranno tenere, escludendo, eventualmente, la possibilità, per questi, di mettersi alla guida finchè non saranno del tutto ristabiliti.

Giuliano

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