Colonnine ricarica, l’Italia non decolla: fiasco totale

Le auto elettriche, in Italia, non riescono a decollare definitivamente lasciando il Belpaese indietro rispetto ad altre nazioni: ecco perché.

L’Italia, in fatto di colonnine di ricarica per le auto elettriche, è ancora indietro rispetto ad altri Paesi europei. Il numero di stazioni di ricarica, infatti, non è ancora sufficiente a garantire la sicurezza di non rimanere a piedi agli automobilisti che, non a caso, continuano a preferire le auto ibride a quelle totalmente elettriche.

Nonostante gli ecoincentivi del Governo, che permettono di avere uno scontro sul prezzo d’acquisto di queste vetture, le auto elettriche non stanno prendendo piede come ci si aspettava lasciando l’Italia indietro nella cosa alle auto a zero emissioni rispetto ad altre nazioni dove, invece, sono già una realtà più che affermata.

Niente colonnine sulle autostrade italiane

A complicare ulteriormente le cose, poi, ci sono poi altre situazioni. Come ad esempio il flop del primo bando per l’installazione di nuove colonnine di ricarica per veicoli elettrici in autostrada, che si è chiuso con un nulla di fatto. Le poche aziende che hanno partecipato alla gara, indetta dal Ministero dell’Ambiente, non sono state ammesse, lasciando sfumare per il momento la possibilità di sfruttare i fondi del PNRR per la costruzione di 2.500 nuovi punti di ricarica in Italia.

Colonnine di ricarica, il bando del Governo è un flop
Colonnine di ricarica, flop per il Governo (Blomst da Pixabay – Allaguida.it)

Come riportato da Repubblica, infatti, è sfumata la possibilità che nei prossimi dodici mesi appaiano delle colonnine di ricarica superveloci, finanziate con i fondi in arrivo dall’Unione Europea, sulle autostrade italiane. L’obiettivo non è stato raggiunto a causa di diverse criticità presenti nel bando stesso che prevedeva tempi troppo stretti, poca chiarezza nelle definizioni e diverse criticità tecniche presenti. Il bando, che si è chiuso il 30 giugno, prevedeva di finanziare l’installazione di 6.500 nuove infrastrutture di ricarica con un contributo di 270 milioni da parte dell’Unione Europea, in città e nelle strade extraurbane italiane.

A finire peggio, con un risultato pari a zero progetti ammessi, è stata la sezione dedicata all’infrastruttura di ricarica su superstrade ed autostrade. Le aziende che ci hanno provato in Trentino, Veneto, Campania e Friuli Venezia Giulia, non sono state ammesse vedendo così sfumare la possibilità di costruire, da qui ai prossimi 12 mesi, 2.500 nuovi punti di ricarica su autostrade e superstrade. Leggermente, meglio, la situazione per quanto riguarda l’installazione di nuove colonnine in città: per non perdere i fondi europei e recuperare il divario con gli altri Paesi UE, gli operatori che hanno superato la selezione dovranno costruire più di 4mila stazioni di ricarica nei prossimi 12 mesi da Nord a Sud Italia, isole comprese. Sardegna e parte della Sicilia, però, resteranno scoperte, come anche l’intera Calabria.

La denuncia delle associazioni

Una situazione che, quindi, non consentirà all’Italia di colmare il gap con le altre nazioni, almeno nel breve periodo. Eppure già a maggio scorso l’associazione Motus-e aveva lanciato l’allarme sul fatto che il bando Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica non avrebbe permesso alle imprese di accedere agli attesi fondi del PNRR; senza interventi sui bandi, scriveva l’associazione, sarà impossibile per le imprese italiane accedere ai fondi del PNRR per l’installazione di nuove colonnine elettriche.

Una previsione che si è rivelata esatta. La gara, infatti, prevedeva soltanto 28 giorni di tempo per presentare le proprie proposte. Un tempo decisamente troppo stretto per le imprese, oltre a una serie di criticità tecniche, che allo stato attuale rendono impossibile la messa a terra delle risorse a disposizione. Motus-e, inoltre, aveva chiarito come andavano “rivisti i criteri per i prossimi bandi per evitare che una parte delle risorse non venga assegnata”. Non è detto, però, che i fondi del PNRR per le nuove colonnine di ricarica siano perduti per sempre. Esiste la possibilità, assicurano dal Ministero, di recuperare i fondi non assegnati per centri urbani e strade extraurbane da qui al 2024 cercando di far decollare finalmente le auto elettriche, che rappresentano il futuro più prossimo del mondo a quattro ruote, anche in Italia.

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