Crisi auto elettriche, il problema in Italia: potrebbe essere più difficile del previsto

L’Italia, nonostante la transizione globale verso le auto elettriche, rimane indietro rispetto ad altri paesi europei. Quali sono i motivi di questa disparità? 

Mentre l’Europa si avvia verso la fine delle vendite di auto a benzina e diesel entro il 2035, l’Italia si trova in ritardo rispetto ad altri paesi del continente nella transizione verso l’elettrico. Questo solleva una serie di interrogativi: quali sono i fattori che ostacolano il passaggio all’elettrico nel nostro Paese?

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In Italia non si acquistano auto elettriche (ANSA – allaguida.it)

I dati di vendita del settore mostrano una percentuale relativamente bassa di auto elettriche sul mercato italiano, rispetto a nazioni come la Norvegia, la Svezia, i Paesi Bassi e la Germania. Ad incidere non solo il costo, ma anche un fattore che mai nessuno si sarebbe aspettato.

I dati di vendita evidenziano il ritardo dell’Italia nel settore delle auto elettriche

Critiche e dubbi da parte dei ministri italiani nei confronti del piano dell’Unione Europea di vietare la vendita di nuove auto a benzina e diesel entro il 2035 hanno sollevato una serie di interrogativi sulla posizione italiana in merito all’adozione dei veicoli elettrici. Si teme la paralisi del settore produttivo.

Il Parlamento Europeo, d’altro canto, procede deciso verso la transizione #carbonfree, e punta a fermare la vendita di nuove vetture entro i prossimi 12 anni.

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I motivi dietro le scarse vendite delle auto elettriche in Italia (ANSA – allaguida.it)

L’iniziativa è stata accolta con favore dagli ambientalisti, convinti che questo divieto sia un passo fondamentale per ridurre le emissioni di carbonio, migliorare la qualità dell’aria e rallentare il cambiamento climatico. Tuttavia, come detto poc’anzi, i leader del governo italiano non sono stati entusiasti della decisione.

I ministri non hanno specificato perché ritengono che l’Italia avrà particolari difficoltà nell’implementare il divieto rispetto agli altri Stati membri dell’UE. Inoltre, il nostro Paese non è stato l’unico a sollevare obiezioni: anche la Germania ha duramente contestato il divieto; assieme, le due potenze europee hanno – di fatto – paralizzato l’azione del Parlamento Europeo.

Bassa percentuale di vendite di auto elettriche in Italia rispetto ad altri paesi europei

A conti fatti, gli studi dimostrano che l’Italia è effettivamente “indietro” rispetto ad altri paesi dell’UE per quanto riguarda l’adozione di veicoli elettrici. Secondo un sondaggio pubblicato dal quotidiano finanziario italiano Il Sole 24 Ore, solo il 3,7% delle auto vendute in Italia nel 2022 erano elettriche.

Questo dato si confronta con il 79% della Norvegia, il 33% della Svezia, il 23% dei Paesi Bassi, il 21% della Danimarca e l’18% di Germania, Finlandia e Svizzera. L’Italia è stata anche l’unico paese europeo in cui le vendite di auto elettriche sono diminuite, dello 0,9% nel 2022.

La ragione principale del basso utilizzo delle auto elettriche in Italia è ritenuta essere i costi di acquisto e gestione proibitivi.

Un sondaggio di opinione condotto da Open, un’agenzia di notizie italiana, ha rilevato che otto automobilisti italiani su dieci considererebbero l’acquisto di un’auto elettrica “a patto che il costo totale non superi i 30.000 euro“.

Gli incentivi finanziari disponibili in Italia mediante l’applicazione del decreto ECOBONUS offrono sconti di soli 3.000 euro sul prezzo di acquisto di nuove auto elettriche, rispetto a una media europea di 9.000 euro. Inoltre, questo sconto è valido solo se si rottama contemporaneamente un’auto a benzina o diesel usata (altrimenti l’importo scende a 1.500 euro) e si applica solo a veicoli nuovi che costano fino a 35.000 euro.

Gli stipendi italiani sono tra i più bassi d’Europa

Certo, per le famiglie a basso reddito (con un ISEE inferiore a 30.000 euro), l’incentivo può salire fino a 7.500 euro. Tuttavia, le famiglie a basso reddito difficilmente avranno decine di migliaia di euro da spendere per una nuova auto.

Prezzi alti, stipendi bassi e costi di gestione – in alcuni casi – superiori ad un diesel. I prezzi variano da 40 a 70 centesimi per kWh. Tradotto: di 10 centesimi per chilometro, lo stesso di una macchina diesel. Ed a questo va aggiunta anche una variabile di non poco conto: la mancanza di punti di ricarica nei piccoli Paesi. D’altronde, è un dato di fatto: l’Italia è composta prevalentemente da zone rurali, soprattutto nel centro sud.

Attualmente in Italia sono presenti 36.000 punti di ricarica, rispetto a 90.000 nei Paesi Bassi, riporta Il Sole 24 Ore. In tal senso, il Governo spera che il numero di punti di ricarica in Italia raddoppi entro il 2030, nell’ambito del progetto riportato nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Per raggiungere gli obiettivi europei sulla decarbonizzazione, entro il 2030 è previsto un parco di circa sei milioni di veicoli elettrici, per i quali si stima che saranno necessari 31.500 punti di ricarica veloce pubblici“, si legge nel piano.

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