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Normative

Fondi per le Elettriche a favore delle motorizzazioni tradizionali. Lo hanno ribadito ancora

C’è un importante cambio di passo in vista per gli incentivi statali; più fondi per le motorizzazioni tradizionali, il governo ha deciso

Tutto era cominciato lo scorso anno con il decreto-legge 17/2022 del governo Draghi. Ma tutto ora potrebbe proseguire in modo diverso, perché il mercato delle auto in Italia si evolve. Così, una parte degli incentivi destinati all’elettrico sta per cambiare destinazione.

Ecobonus 2023, in Italia si cambia (Ansa Foto) – Allaguida.it

Fino ad oggi la distribuzione è stata effettuata in maniera omogenea, ma con prevalenza verso le nuove motorizzazioni ecologiche, suddivise per fasce in base ai loro livelli di inquinamento. Quindi 190 milioni di euro per l’acquisto di auto elettriche (fascia 0-20 g/km di CO2) e 235 milioni di euro per l’acquisto di auto ibride plug-in (fascia 21-60 g/km di CO2).

Poi 150 milioni di euro per l’acquisto di auto ICE (fascia 61-135 g/km di CO2) e 15 milioni di euro per l’acquisto di veicoli commerciali N1 e N2 elettrici. Ma sul piatto ci sono anche 35 milioni di euro per l’acquisto di motocicli e ciclomotori elettrici e altri 5 milioni di euro per l’acquisto di motocicli e ciclomotori ICE.

C’è anche un 5% destinato ad auto elettriche e ibride plug-in per acquisti effettuati dalle persone giuridiche per le attività di car sharing. In questa percentuale sono comprese le attività di autonoleggio con finalità commerciali.

A fronte di questo, fino ad oggi ci sono stati paletti precisi per presentare le richieste. Il prezzo delle auto elettriche e ICE nella fascia 0-20 g/km e 61-135 g/km non può essere superiore a 35.000 euro (accessori compresi, IVA, IPT e messa su strada escluse). E il prezzo delle auto ibride plug-in nella fascia 21-60 g/km deve essere pari o inferiore a 45.000 euro (accessori compresi, IVA, IPT e messa su strada escluse).

Fondi per le Elettriche a favore delle motorizzazioni tradizionali: come funziona adesso

Cosa deve fare chi punta sugli incentivi? Non è necessario rottamare un vecchio modello, ma chi lo gfa ottiene un beneficio superiore. Sono compresi tutti i modelli con classe di emissione inferiore a Euro 5, indipendentemente dalla loro data di immatricolazione.

L’auto deve essere intestata all’acquirente oppure ad un suo familiare convivente da almeno 12 mesi. Inoltre c’è l’obbligo di mantenere la proprietà del veicolo acquistato con gli incentivi 2023 per almeno 12 mesi.

Ecobonus elettriche, i fondi sono avanzati (Ansa Foto) – Allaguida.it

Il governo ha fissato anche le somme massime per acquistare un modello con gli incentivi auto 2023:

  1. Auto elettriche: 5.000 euro con rottamazione e 3.000 euro senza rottamazione per autoveicoli M1 almeno Euro 6 nella fascia di emissioni 0-20 g/km.
  2. Auto ibride plug-in: 4.000 euro con rottamazione e 2.000 euro senza rottamazione per autoveicoli M1 almeno Euro 6 nella fascia di emissioni 21-60 g/km
  3. Auto full/mild hybrid, benzina, diesel, metano, Gpl: 2.000 euro solo con rottamazione per autoveicoli M1 almeno Euro 6 nella fascia di emissioni 61-135 g/km

Le società di car sharing e di autonoleggio con finalità commerciali possono acquistare esclusivamente autoveicoli fino a 60 g/km di CO2, quindi elettrici e plug-in. Il panello degli sconti è fissato in questi termini:

  • 2.500 euro con rottamazione di un’auto Euro 0, 1, 2, 3 o 4 e 1.500 euro senza rottamazione per autoveicoli M1 almeno Euro 6 nella fascia di emissioni 0-20 g/km.
  • 2.000 euro con rottamazione di un’auto Euro 0, 1, 2, 3 o 4 e 1.000 euro senza rottamazione per autoveicoli M1 almeno Euro 6 nella fascia di emissioni 21-60 g/km.

Infine anche le piccole e medie imprese con attività di trasporto di merci (in conto proprio o in conto terzi), possono richiedere gli incentivi 2023. Sono rivolti all’acquisto di veicoli commerciali di categoria N1 e N2, nuovi di fabbrica e solo con alimentazione elettrica. Il contributo è attribuito con la contemporanea rottamazione di un veicolo omologato in una classe inferiore a Euro 4. Lo schema dei contributi:

  • 4.000 euro per l’acquisto di veicoli N1 fino a 1,5 tonnellate
  • 6.000 euro per i veicoli N1 superiori a 1,5 tonnellate e fino a 3,5 tonnellate
  • 12.000 euro per i veicoli N2 da 3,5 tonnellate fino a 7 tonnellate
  • 14.000 euro per i veicoli N2 superiori a 7 tonnellate e fino a 12 tonnellate.

Il piano del governo per svecchiare il parco macchine: troppi fondi sono ancora inutilizzati

Tutto questo è stato lo schema fino ad oggi. Ma il governo adesso sta pensando di dirottare almeno una parte dei fondi rimasti inutilizzati per dare una mano a chi vuole acquistare un modello con motorizzazione tradizionale.

Incentivi auto, il governo fa marcia indietro (Ansa Foto) – Allaguida,it

L’Ecobonus è stato subito esaurito per benzina e diesel, mentre ce n’è ancora in abbondanza per i modelli elettrici. Così l’idea del governo, illustrata dal ministro delle Imprese, Adolfo Urso, è molto chiara. Spostare la parte dei bonus finora destinata agli EV per acquistare auto benzina e diesel e basse emissioni, da Euro 5 in su.

Un piano che potrebbe partire subito dopo l’estate, con una somma vicina ai 400 milioni di euro. In fondo i numeri sono molti chiari: dei 425 milioni destinati alle auto green, fino ad oggi gli italiani ne hanno richiesti solo 34, quindi meno del 10 per cento. Lo scorso anno invece la richiesta era stata pari a 127 milioni di euro.

La colpa di questo mezzo flop? Da una parte gli automobilisti italiani ancora non credono ne potenziale delle auto elettriche, nonostante gli ottimi numeri della Tesla anche nel nostro Paese. Dall’altra i prezzi, perché a parità di prestazioni e di autonomia, i modelli a zero emissioni costano ancora troppo.

Ancora di recente il ministro Urso lo ha ribadito in Parlamento: “Dobbiamo incentivare chi ha bisogno dell’auto. I fondi dello Stato devono servire per svecchiare il parco auto e quindi togliere dalla strada gli Euro 0, 1, 2, 3”.

Così il governo sta lavorando per una rimodulazione dei fondi, per incentivare l’acquisto di modelli Euro 6 indipendentemente dall’alimentazione. Oggi in Italia girano ancora 11 milioni di auto con emissioni fino a Euro 3, almeno un quarto del parco macchine nazionale. Ed è su questo che per ora si deve puntare.

Federico Danesi

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Federico Danesi