GP Monaco 2026: Hamilton Supera Leclerc in una Doppietta Ferrari, Antonelli Quinto. Norris Affronta Problemi Tecnici

Un pomeriggio da cartolina a Monte Carlo. Il rombo rimbalza tra i palazzi, i guardrail sembrano più vicini del solito, e una Ferrari rossa davanti all’altra riscrive il copione. Nel GP Monaco 2026, Hamilton la spunta su Leclerc. E intanto Antonelli accarezza il suo quinto posto. Per Norris, invece, contano solo i problemi tecnici.

Monte Carlo non perdona. Il circuito misura 3,337 km. Si gira 78 volte. I sorpassi sono rari, la pole vale come un tesoro. Qui la doppietta ha il profumo delle imprese che restano. Oggi la Ferrari l’ha centrata, con ordine di arrivo che ribalta le attese della vigilia.

Fin dalla partenza c’è tensione. Leclerc sente la pista di casa. Hamilton sente la macchina. I due marciano forti, ma con prudenza. Chi guarda capisce subito il livello: traiettorie pulite, niente eccessi sui cordoli della Piscine, gestione fredda sul tabaccaio. I tempi intermedi completi non sono stati diffusi al momento, ma la costanza sul passo è evidente. Qui vince chi sceglie il millimetro giusto, più che il decimo.

Sono fatti noti: a Monaco la Safety Car arriva spesso e l’undercut funziona solo se il traffico collabora. Bastano due auto lente e tutto salta. La corsia box è corta e traditrice. Qui i meccanici diventano registi. E il muretto vale oro.

La mossa decisiva

La chiave si apre al primo giro di soste. Hamilton anticipa. Le gomme si scaldano piano, ma l’aria libera conta più di tutto. Leclerc ritarda il rientro. Cerca margine, spera nel giro perfetto. Al momento del pit di Charles, il traffico punge. Bastano pochi secondi dietro una vettura più lenta, e il conto lo presenta il cronometro. Hamilton passa davanti all’uscita dei box. Non è un sorpasso alla Santa Devota. È una puntura chirurgica in regia. Poi Lewis amministra con lucidità. Non forza oltre il limite, non stacca tardi a Mirabeau, non sbraccia all’ultima curva. Tiene il margine vivo. A Monaco vale più il controllo della generosità.

Leclerc ci prova. Cerca aria pulita nel tratto del porto. Tenta pressione nel secondo settore. Ma la pista chiude ogni spiraglio. La foto finale racconta la doppietta Ferrari con Hamilton davanti a Leclerc. È la prova di una vettura completa. Treno anteriore stabile. Tracimazione di trazione in uscita. In un fine settimana senza sbavature.

Norris e Antonelli, due racconti diversi

Dietro cambiano i toni. Norris mastica amaro. Accusa un calo di potenza a fasi alterne, con reset al volante ripetuti. Il team non ha chiarito la causa. L’ipotesi più prudente parla di un problema ibrido o di una gestione termica delicata nel traffico. Succede spesso a Monaco, dove l’aria calda ristagna e le vetture soffrono.

Brilla invece Antonelli. Quinto posto, pulito e maturo. Zero contatti, zero vanità. Difende le gomme con intelligenza, sceglie quando alzare il piede e quando mordere. Evita i marbles nelle fasi delicate. Tiene la testa fredda quando i doppiati sporcano gli specchietti. Questo è Monaco: impari in fretta o la pista ti morde.

Nel riflesso del tramonto sul porto, resta una domanda semplice. In un circuito che non perdona il minimo errore, conta di più la velocità o la pazienza? Forse oggi, tra yacht fermi e braccia al cielo, la risposta è scritta nel respiro trattenuto di chi ha atteso il momento esatto per muovere la mano. E ha trovato spazio dove spazio non c’era.