Allaguida di nuova Mitsubishi Space Star: una city car concreta e spaziosa

Design più sportivo e accattivante, dotazione tecnologica degna di nota e tanto spazio per una city car di 3,80 metri, le nostre impressioni

Mitsubishi Space Star

Mitsubishi… “mi stupisci!”. Chi è nato prima degli anni ’80 si ricorderà sicuramente una pubblicità rimasta indelebile per la simpatia del suo claim. Il quale abbinava un termine italiano ad un brand giapponese. Il protagonista allora era però un videoregistratore. Oggi con la nuova Mitsubishi Space Star ci siamo ritrovati a ricordare quell’effetto basic rimato. E parliamo qui invece della rinnovata city car della Casa di Tokyo.

Cos’ha destato il nostro stupore? Non ci aspettavamo in primis di trovare tanto spazio interno in un’auto di 3,80 metri. E siamo rimasti sorpresi nel constatare che pur non facendo dell’esperienza di guida la principale peculiarità, Space Star risulta sprizzante, super dinamica e gode della presenza di un cambio a variazione continua (CVT) efficiente e impeccabile in tutte le condizioni di guida.

Un appunto doveroso va fatto. La versione della nuova Mitsubishi Space Star da noi provata non era il modello entry level della gamma. Parliamo di una 1.2 ClearTec Intense CVT. Ci sono 80 CV e 107 Nm di coppia. Velocità massima 173 Km/h e 0-100 Km in 13,5 secondi. Non certo quindi una vettura prestazionale. Ma che con questo schema a cambio automatico risulta comodissima, dinamica e con accelerazione e decelerazioni modulate dal ritmo del CVT impeccabilmente.

Cosa ci piace di nuova Space Star 1.2 ClearTec Intense

Il disegno stilistico della nuova Mitsubishi Space Star è decisamente d’impatto con un muso accattivante, grazie alle due ali che dai fendinebbia si restringono verso il centro della calandra, un paraurti sportivo, e dei fari a led graficamente stilosi. Anche il posteriore ha un aspetto ampio grazie al trattamento squadrato degli angoli del paraurti e ai nuovi gruppi ottici posteriori a LED. Belli anche i cerchi in lega da 15 pollici con taglio a diamante bicolore.

Mitsubishi Space Star vista anteriore

Il Celurean Blue micalizzato della Space Star da noi provata dava ancora più fascino alla piccola giapponese donandole maggiore appeal ed una silhouette più espressiva.

Interni spaziosi, semplici, minimal ma ben curati. Tutti gli strumenti al posto giusto e ottimamente raggiungibili. Volante in pelle bello ampio e comodi sedili. Pochi gli spazi per gli oggetti della vita quotidiana, sebbene apprezzato il doppio vano porta bibite davanti alla leva del cambio.

interni Mitsubishi Space Star

Quadro strumenti analogico ma con una grafica quasi a ricordare quelli delle due ruote made in Japan. La piccola parte digitale è controllata da un tasto a pressione posizionato sul quadro in stile anni ’80. Va premuto per accedere alle info più rilevanti. Questa una delle pecche riscontrate insieme alla chiave dell’auto. Nel 2021 è riduttivo avere una chiave accensione auto senza il rientro a scatto.

Bagagliaio piccolo. C’era da immaginarselo visto il tanto spazio dedicato all’abitacolo. Solo 210 litri. Non proprio piccolissimo per il segmento a cui appartiene la Space Star. E a sedili posteriori abbattuti parliamo in ogni caso di ben 912 litri.

E poi piace tanto il raggio di sterzo di questa city car. La servoassistenza elettrica allevia parecchio la fatica nelle manovre e anche se non assicura grande precisione ad andature elevate, nelle manovre è pura libidine. Soprattutto, chiaramente, negli spazi stretti.

Come va in strada questa Space Star con cambio CVT?

Iniziamo col dire che il posto di guida leggermente rialzato può piacere e non piacere. Chi desidera una guida un po’ sportiva potrebbe indispettirsi. Al cospetto però di una notevole visuale davanti e di lato, e con quella posteriore superiore alla media.

Il 1.2 da 80 CV con cambio CVT si fa sentire ma è molto “corposo”. Certo l’insonorizzazione si potrebbe migliorare ma la robustezza di questo motore si fa apprezzare nel sound.

Alla leva del cambio invece bisogna abituarsi. Tipica spesso dei CVT ha una guida obbligata nei passaggi di marcia. A volte mettere la retromarcia è scomodo nelle manovre veloci.

La modalità Eco di default passa a sport se in marcia “drive” spostiamo la leva a destra in “drive sport“. Aumenta il passo della cambiata ma in realtà non si percepisce maggiore potenza di coppia. Solo un maggiore allungo di cambiata. Diciamo ad effetto scooterone.

Di suo questo CVT (variatore continuo) ha una modularità nella cambiata di una precisione impeccabile. Si adatta alla guida riprendendo sempre coppia ad ogni repentina decelerazione.

Una delle peculiarità apprezzate durante la guida notturna sono state le luci dei fari a LED, illuminazione top.

Bene anche la presenza del DAB nell’infotainment. C’è lo start&stop con possibilità di disattivazione, e c’è anche l’avviso dell’abbandono della corsia sempre con possibilità di disattivazione. Presente anche il sistema di frenata di emergenza che riesce a riconoscere sia le auto che i pedoni. Non da poco per un’auto del segmento A.

Quanto consuma questa Mitsubishi Space Star

consumi Mitsubishi Space Star

Abbiamo utilizzato questa Space Star prettamente in città con qualche percorrenza su tratto extraurbano. Il consumo medio da noi realizzato è di 7,1 litri ogni 100 Km. Un po’ lontani dai 5 litri dichiarati sul misto. Ma appunto il nostro dato è quello più urbano. E un pochino di gas lo abbiamo sempre dato. Avremmo sicuramente potuto fare meglio. Serbatoio, giusto dirlo, di 35 litri. In linea con il segmento.

Quanto costa la Mitsubishi Space Star

La Space Star ha un prezzo di attacco decisamente interessante (12.830 euro per la versione 1.0 Invite) sebbene con questo modello si vada un pochino “fuori giri”. Parliamo di un listino di 18.540 euro. Messo e concesso che ci possano essere sconti della Casa e incentivi per l’acquisto, la Space Star Invite Radio MY20 è attualmente in offerta a 8.590 euro da un listino di 13.300 euro. Diciamo quanto puntare questa 1.2 ClearTec Intense CVT debba essere oggetto di valutazioni su eventuali promozioni.

Parole di Riccardo Mantica

Nell’editoria online dal 2001 quando scrivere per il web era una chimera. Pubblicista dal 2005, blogger per caso nel 2010, ha vissuto l’avvento del web 2.0 e dei social network condividendone gioie e dolori. Le passioni coltivate negli anni per sport, motori e tecnologia sfociano oggi anche nel panorama della mobilità sostenibile. Il motto preferito? Guardare sempre avanti senza dimenticare il passato. Stay tuned!