Un finale d’anno che profuma d’autunno, di foglie rosse e motori al limite: il FIA WEC sceglie l’Europa, e porta l’ultima bandiera a scacchi sul nastro d’asfalto di Monza. Un ritorno alle radici, ma con lo sguardo fisso sul futuro.
Monza non è solo un circuito. È un suono inconfondibile che rimbalza nei sottopassi, una vibrazione nel petto quando le Hypercar spalancano l’acceleratore sul Rettifilo. Quest’anno la sensazione ha un peso in più: l’Autodromo Nazionale Monza diventa la casa del gran finale del FIA World Endurance Championship 2026. Una svolta che riporta il Mondiale al centro dell’Europa e che affida al nostro “Tempio della Velocità” il compito più nobile: incoronare i campioni del mondo.
Dopo settimane di voci, ora c’è l’ufficialità: Barcellona ospiterà l’appuntamento del 16-18 ottobre, mentre Monza chiuderà i giochi il 6-8 novembre. Escono Qatar e Bahrein, entra una doppia tappa europea che parla anche italiano. L’Italia aveva già aperto la stagione con la 6 Ore di Imola; la chiuderà in Brianza. Per l’ACI è un riconoscimento che pesa: il presidente Geronimo La Russa ha salutato l’annuncio come la prova della centralità del nostro Paese nel calendario.
La spinta non è solo simbolica. I lavori di ammodernamento previsti fino al 2027 puntano a rendere Monza ancora più competitivo a livello mondiale. L’obiettivo dichiarato è chiaro: ospitare stabilmente due, magari tre grandi eventi internazionali ogni anno. Intanto, i biglietti per il WEC sono già in vendita, con prezzi a partire da 22 euro: un segnale concreto per chi vuole mettere in agenda un weekend tra paddock, tribune e passeggiate nel Parco.
Il format sarà quello classico: 6 Ore, punteggio standard, margini sottili. Non ci sarà l’effetto diga di Le Mans, ma proprio questo potrebbe rendere l’ultima gara ancora più feroce. L’equilibrio di stagione fa pensare a un finale aperto fino all’ultima curva. L’elenco definitivo dei marchi presenti nel 2026 non è ancora ufficiale al completo, ma i protagonisti della classe Hypercar hanno già mostrato di potersi giocare tutto sul filo dei secondi.
C’è poi un segnale che parla da sé. Nel giorno dell’annuncio, Ferrari ha diffuso le immagini di un test a Monza con una 499P laboratorio. Al volante si sono alternati Antonio Fuoco, Miguel Molina, Alessandro Pier Guidi e Antonio Giovinazzi. È solo una coincidenza? Forse. Di sicuro è un’immagine potente: mentre la FIA battezza Monza come teatro dell’ultimo atto, il Cavallino lavora proprio lì, preparando una vettura che dovrà reggere la pressione di novembre, quando la luce si abbassa prima e l’asfalto conserva il freddo della notte.
Chi è passato a Monza in questi giorni lo racconta con semplicità: senti l’odore dei freni al Serraglio, poi il boato alla Roggia, e ti ricordi perché questo posto ti mette in fila i pensieri. Il gran finale del WEC non sarà una fiera della nostalgia. Sarà una prova di presente. Una corsa breve, spietata, dentro un’autodromo che promette di cambiare pelle senza tradire la sua voce.
Domanda schietta, allora: quando la bandiera a scacchi scenderà sul rettilineo, tu dove vorrai essere? In tribuna, con le mani gelate e il cuore caldo, o sul prato, a inseguire con lo sguardo quel lampo rosso che scompare sotto il podio?