Jakarta, luci che si riflettono sul carenato blu. Sui social una frase semplice, quasi sussurrata: “A new era begins”. La promessa è chiara: dal 2026 la Yamaha cambia pelle. E lo fa guardando in faccia il futuro, senza più alibi.
nel cuore di un pubblico caldo e competente. Presentazione asciutta, sguardi dritti in camera. Fabio Quartararo sorride poco, ma gli occhi dicono che ci crede. Álex Rins è più misurato, come chi sa che il lavoro vero è lontano dai riflettori. La parola d’ordine è riscatto. Dopo stagioni difficili, la fabbrica di Iwata rimette al centro il progetto MotoGP. Con una scadenza netta: 2026.
L’aerodinamica ha riscritto i confini. I dispositivi di partenza e le altezze variabili hanno messo pressione su motore e ciclistica. La YZR-M1 è rimasta fedele alla sua anima: scorrere forte in curva, pulizia in ingresso, precisione di linea. Ma a tratti è mancato lo spunto in rettilineo. Lo si è visto in piste come Mugello o Spielberg: velocità di punta spesso inferiori alle rivali e sorpassi complicati. Non è un dramma, è un dato. E i dati, in questo sport, dettano la rotta.
Una scelta identitaria, vincente per un’epoca. Ma i tempi cambiano. Ducati ha costruito un ciclo su un motore a V compatto. KTM e Aprilia hanno trovato margine nella stessa direzione. Honda ha una lunga storia con la V. La domanda aleggiava da mesi: quando romperà gli indugi anche Iwata?
Arriva una nuova V4. Il team lo ha messo nero su bianco come cambio di filosofia, legando l’annuncio al nuovo progetto e alla coppia di punta, Quartararo e Rins. Dettagli tecnici, però, non sono stati divulgati: niente foto del propulsore, nessun angolo della V, nessun dato su alesaggio e corsa. È onesto dirlo. Ma il segnale è netto: la direzione è quella.
Per ingombri e bilanciamento. Un’architettura più compatta aiuta a lavorare su aerodinamica, serbatoio e distribuzione dei pesi. Offre trazione in uscita, accelera forte, libera scelte di telaio. Non è una bacchetta magica. Senza elettronica raffinata, senza una ciclistica docile e freni in ordine, non si vince. Ma è il tassello che mancava al puzzle di Iwata.
La scadenza del 2027 porterà un nuovo regolamento. Anticipare nel 2026 ha senso: un anno per apprendere, sbagliare, correggere. Le concessioni recenti hanno già permesso a Yamaha più test e sviluppo anche in gara. È il contesto perfetto per una rivoluzione controllata. E costruire attorno a due piloti completi come Quartararo e Rins dà una metrica chiara al progetto.
Ufficialmente non ci sono tempi pubblici per il primo shakedown. Logica vuole: banco di prova, poi collaudi a porte chiuse, quindi i test invernali. Le prime cartoline vere arriveranno lì. Ci saranno fine-tuning su erogazione, freno motore, consumo gomma. E confronti diretti con chi la V4 la usa da anni. Sarà un percorso. Ma certe scelte parlano da sole: quando cambi il cuore dell’architettura, cambi il modo in cui pensi la moto.
A margine resta un’immagine: Jakarta di notte, traffico che scorre, aria calda. Immaginate quel suono diverso che rimbalza tra i palazzi, la nota piena di una V4 che prende vita. La riconosceremo al primo giro lanciato? E, soprattutto, saremo pronti a riscrivere ciò che pensiamo della “M1” il giorno in cui la vedremo sfilare sul dritto del Mugello?