MotoGP, abbiamo un problema: l’amaro parallelo con la F1 mortifica i tifosi | Ecco perché

La MotoGP ha un evidente problema, che non solo intacca lo spettacolo, ma che va a creare un amaro parallelo con la F1.

Francesco Bagnaia vince in Qatar sbaragliando la concorrenza, in una serata da favola per tutto il team Ducati ufficiale, considerando il quinto posto di Enea Bastianini. Il numero uno della rossa è una folgore infiammata e brillantissima sull’asfalto di Lusail, illuminato dalle luci di una notte buia, calda e che non mette mai in discussione la supremazia di Bagnaia.

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Bagnaia vince ancora, anche in Qatar domina la Ducati (allaguida.it – Ansa)

‘Pecco’ vince e convince ancora una volta, Ducati non è da meno e conclude il primo week end stagionale da prima forza indiscussa e indiscutibile. Non tutto quel che riguarda la classe regina del motomondiale, però, porta a un epilogo travolgente, passionale e avvincente.

Pare, infatti, che la MotoGP abbia un grosso problema, talmente grande da portarci a fare un amaro parallelo con la F1 di Max Verstappen e della Red Bull imprendibili e imbattibili.

MotoGP, così non va: le stelle brillano, ma non si scontra nessuno

C’era una volta una MotoGP diversa, fatta di campioni straordinari, team di fazioni opposte che se le davano di santa ragione e un compromesso che tutto sommato accontentava la qualunque; piloti, scuderie, tifosi, addetti ai lavori, appassionati. Un periodo storico in cui era facile conoscere nuove stelle, vederle brillare di luce propria e scontrarsi con altrettanti punti illuminati e purissimi: dentro e fuori dalla pista. Era un’epoca diversa, un motociclismo diverso, un modo di vivere lo sport differente.

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Ducati come Red Bull, il parallelo con la F1 per la MotoGP adesso è amaro (allaguida.it – Ansa)

Negli ultimi anni, invece, il fair play a tutti i costi e la mancanza di una rivalità (almeno una!) effettivamente accesa, hanno spento quella che era sempre stata la vivace natura di una disciplina amatissima anche per la fervore e il calore che i suoi protagonisti erano capaci di emanare. Una scintilla (talvolta anche troppo spumeggiante, ci mancherebbe) che sembra sempre più tenue e sbiadita.

Di questo non vogliamo incolpare lo strepitoso Bagnaia, l’incantevole Binder, lo spettacolare Martin o il feroce Marquez, tantomeno gli splendidi giovani talenti del calibro di Pedro Acosta. Vogliamo però ragionare su un cambiamento fin troppo family-friendly e che rende il tutto decisamente meno spettacolare e movimentato. Anche se, forse, questa deriva non è dovuta solamente a un cambiamento umorale e generazionale dei piloti che scendono in pista.

Le Ducati dominano, e il pilota è in balia della tecnica: il parallelo con la F1 è mortificante

Tralasciando le rivalità in pista, forse il vero problema è che esiste solo la Ducati nella MotoGP odierna, un po’ come accade in F1 con la Red Bull. Nelle prime sette posizioni, soltanto la KTM di Brad Binder ha reso impossibile una fila infinita di motociclette italiane arrivate davanti a tutti sul traguardo del Qatar. La prima giapponese è quella di Fabio Quartararo (11°), mentre la prima Honda – quella di Joan Mir – ha conquistato un tredicesimo posto. Il grande problema, infatti, è che non c’è più un’effettiva rivalità fra team diversi, fra piloti di scuderie diverse e via dicendo.

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Yamaha nel buio più totale: la Ducati è sempre più un miraggio, soprattutto per le scuderie giapponesi (allaguida.it – Ansa)

Il pilota, poi, è in balia della tecnica. Le motociclette sono molto meno “semplici” rispetto al passato, e questo va inevitabilmente a vantaggio di chi (giustamente e con merito) ha lavorato meglio: Ducati, per l’appunto. Il magistrale percorso di Gigi Dall’Igna a Borgo Panigale ha portato il team italiano a dominare sotto tutti i punti di vista la classe regina del motomondiale, annichilendo la concorrenza e avendo sempre e comunque la certezza che alla fine della fiera campioni del mondo saranno una Ducati e un ducatista. E’ pressoché impensabile trovare, oggi, in Quartararo, Mir o Rins un concreto pretendente alla rincorsa iridata.

Questo significa che la prestazione, nel 2024, dipende più dalla motocicletta che dal pilota, mentre avveniva l’esatto contrario qualche anno fa. Insomma, un po’ come quanto accade in Formula 1, dove se manca un mezzo competitivo un pilota di grandissimo spessore può facilmente passare dalla prima alla decima posizione senza poter fare niente per invertire il trend, ma subendolo (o, al contrario, godendone). Questo, se vogliamo, è il parallelo peggiore possibile per la MotoGP, sempre più simile alla Formula Uno, in maniera mortificante e amara.

Ed è un vero peccato, perché questa straordinaria Ducati e questo fenomenale Bagnaia (ma anche Martin, per dirne un altro) meriterebbero un rivale ‘esterno’ all’altezza di un binomio con pochi pari nella storia. Avversario che, però, potrà esserci solo se Yamaha, Honda, Aprilia o KTM saranno in grado di progredire tecnicamente. Ciò, per uno sport che ha sempre dato tanto spazio alle imprese umane più che tecniche, è un vero e proprio strazio.

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