Napoli, il mistero sull’esplosione: ecco cosa è successo all’auto ibrida

Le auto ibride, così come quelle elettriche, sono sempre molto chiacchierate. Questa volta per un fatto davvero grave.

Il mondo dell’automobilismo sta cambiando notevolmente. Questo è fuori da ogni qualsivoglia di discussione. Basti pensare alle vetture ibride ed elettriche, che negli ultimi anni si sono evolute e sono diventate sempre più presenti all’interno dell’automotive. La loro rilevanza non è solo tecnologica, ma anche ambientale.

E’ il motivo principale per cui tante aziende hanno scelto di puntare su certi veicoli in vista del futuro. E, soprattutto, in vista della transizione del 2035.

Nonostante l’obiettivo sia quello di mandare in pensione le cosiddette automobili tradizionali, le nuove vetture non sono ancora pronte per dominare il mercato. E preoccupano ancora molti papabili compratori. Sicuramente lo ha fatto un mezzo ibrido in particolare, esploso a Napoli. Cercheremo in questo articolo di capire cosa è successo effettivamente.

Auto ibride: convengono o no?

Prima di soffermarci sull’accaduto, le auto ibride convengono? Intanto parliamo dell’innegabile successo di questi modelli, che nel mercato hanno avuto una forte e netta crescita sia nella vendita tradizionale che nel noleggio a lungo termine per privati, professionisti e aziende. I veicoli con motorizzazione ibrida assicurano poi diversi benefici, soprattutto per chi non può o non vuole puntare sulle vetture elettriche. Le ibride danno infatti la possibilità di effettuare una transizione più graduale e moderata verso i veicoli che sono stati designati come quelli del futuro. I principali vantaggi dei veicoli in questione sono:

auto ibride convengono o no
Auto ibrida, una delle soluzioni più efficienti del mercato: conviene o no? (allaguida.it)
  • ampia gamma di modelli da scegliere;
  • diverse tecnologie ibride per ogni esigenza;
  • emissioni e consumi ridotti rispetto alle endotermiche;
  • nessuna limitazione di autonomia in confronto all’elettrico;
  • varie agevolazioni disponibili.

Per quanto riguarda l’acquisto vero e proprio, ad oggi è possibile usufruire di una vasta gamma di automobili ibride, con tanti modelli disponibili sul mercato, dalle citycar per gli spostamenti in città più comodi ai SUV e alle berline, veicoli più adatti ai viaggi extraurbani e all’offroad. Senza dimenticare che esistono svariate tecnologie ibride, tra cui l’ibrido plug-in – ricarica esterna della batteria – il full hybrid – volto a minimizzare consumi ed emissioni – e i modelli mild hybrid.

Queste automobili possono usufruire di diverse agevolazioni, basti pensare all’esenzione del bollo per tre anni, il quale è previsto in moltissime regioni italiane. Anche l’ingresso libero nelle ZTL (Zone a Traffico Limitato) merita una menzione in tal senso. Il rapporto qualità/prezzo è poi ottimale.

L’efficienza di tali veicoli è ridotta però in autostrada, e infatti il motore elettrico è meno efficace. Viene utilizzato principalmente quello a benzina o diesel. L’assenza del supporto del powertrain elettrico non permette di mantenere bassi consumi ed emissioni, con performance peggiori rispetto alla guida in città e nelle strade extraurbane.

Quindi, se guidate prevalentemente in autostrada, è consigliabile un altro genere di mezzo a motore. Meglio l’elettrico puro e le automobili diesel ad alta efficienza. Le prime ci permettono infatti di spostarci anche nella rete autostradale senza inquinare; per quanto riguarda le diesel ad alta efficienza, assicurano buoni consumi a basse emissioni.

Il diesel di nuova generazione e il GPL possono infatti fornire performance superiori in termini di efficienza e costo del rifornimento. I veicoli elettrici sono più indicati per spostarsi in città nel contesto della mobilità urbana, dove permettono di circolare senza restrizioni in modo 100% green con tanti punti di ricarica a disposizione.

Auto fra le fiamme: cosa c’è da sapere e come evitarlo

La maggior parte delle esplosioni nascono dal fuoco. Può capitare purtroppo anche ad un’automobile. Nonostante in tanti siano ancora molto preoccupati per l’avvenire dell’elettrico, i dati dicono chiaramente che le vetture alimentate a benzina o a diesel possono prendere fuoco molto più facilmente di quanto si possa anche solo lontanamente pensare. La frequenza di questo fenomeno è infatti piuttosto alta. Secondo le statistiche riportate dal sito web ufficiale dei Vigili del Fuoco, il numero di mezzi che ogni giorno vengono coinvolti dalle fiamme ammonta a circa 50. Le vetture elettriche rappresentano l’ultimo ramo dell’evoluzione automobilistica, e per quanto possano aver subito un’impennata negli ultimi anni, non possono fare così tanta differenza dal punto di vista di tale fenomeno.

auto a fuoco cosa c'è da sapere
Auto a fuoco, cosa c’è da sapere a riguardo (allaguida.it)

Ciò non significa che le – al momento poche – vetture elettriche che prendono fuoco siano un fattore da non considerare. Bisogna innanzitutto capire perché modelli senza serbatoio pieno di combustibile facilmente infiammabile possano prendere fuoco. Beh, la responsabilità principale ricade sulle batterie installate, che raggiungono dimensioni notevoli e accumulano molta energia e causare un cortocircuito. Quando questo accade, il calore aumenta fino a livelli pressoché insostenibili per quanto riguarda le sostanze chimiche presenti all’interno della batteria, che infatti rischiano di prendere fuoco. In generale, possiamo individuare tre ragioni comuni che possono causare un incendio di un’automobile: incidente stradale, vandalismo, difetto della vettura.

Il terzo, che potrebbe infiammare il modello colpito in maniera spontanea, è più raro dei primi due. Cosa fare in caso di auto a fuoco? Se capita una situazione di questo genere, è facile andare in preda al panico. Ed è pure comprensibile, perché il coefficiente di pericolosità è elevato. Per evitare ciò, la cosa fondamentale è sapere esattamente come comportarsi in maniera corretta. Occorre essere a conoscenza che la procedura da seguire per un’automobile infiammata non è la stessa che lega un qualsiasi altro oggetto andato a fuoco. Specialmente per quanto riguarda le vetture elettriche, la situazione è ancora più complessa.

Non è da escludere l’ipotesi tutt’altro che astratta che l’incendio possa innescarsi nuovamente dopo un po’ di tempo. La cosa migliore è appostare l’auto a zero emissioni in un luogo sicuro, onde evitare danni a cose o persone. Bisogna attendere che il mezzo si sia totalmente raffreddato. La causa del reinnesco è legata alla quantità di calore residuo. Quest’ultimo può rimanere in circolo anche una volta che le fiamme si sono estinte.

E’ bene disporre di un maggiore quantitativo di sostanze estiguenti per fronteggiare ogni evenienza, prestando sempre molta attenzione. Ovviamente, a prescindere dal fatto che si tratti di una vettura elettrica, ibrida o tradizionale, ciò che è prioritario è chiamare i soccorsi il prima possibile. E’ bene sapere poi che queste situazioni possono essere evitate con una buona prevenzione, sottoponendo a controlli periodi l’impianto elettrico e i cablaggi. Infine, capitolo assicurativo; l’assicurazione contro furto e incendio non è obbligatoria, ma rappresenta una buona strategia di difesa dell’automobilista per tutelarsi anche solo dal punto di vista economico.

Automobile ibrida esplosa a Napoli: cos’è successo

Oltre una settimana fa, sulla tangenziale di Napoli, è avvenuta un’esplosione che ha distrutto un’automobile. Parliamo di una Volkswagen Polo di quinta generazione che stava viaggiando con due persone a bordo. Soltanto successivamente si è scoperto che non si trattasse affatto di una vettura qualsiasi, ma di un mezzo ibrido sperimentale. Gli occupanti del veicolo erano un’esperta e autorevole ricercatrice dell’ex Istituto motori del CNR, Maria Vittoria Prati, e un tirocinante di nome Fulvio Filace. Purtroppo entrambi sono deceduti a seguito delle gravi ustioni riportante nell’incidente. Ad ormai oltre sette giorni di distanza dall’accaduto, il sinistro rimane ancora non chiarissimo.

Soprattutto appare ancora ambigua la motivazione dell’esplosione. Secondo quanto riportato da sicurauto.it, è ancora in corso l’audit interno e il CNR non può formulare alcun tipo di ipotesi certa. Tornando al modello distrutto, era un prototipo usato per il progetto di ricerca europeo LIFE-SAVE (Solar Aided Vehicle Electrification), volto a esplorare la fattibilità di una elettrificazione retrofit di un vecchio motore a scoppio con batterie alimentate da pannelli solari. L’obiettivo di un progetto partito nel 2017 è quello di sviluppare, industrializzare e immettere sul mercato un sistema per convertire le vetture termiche in auto ibride solari plug-in. Il tutto per abbattere i consumi e le emissioni di circa il 20-25% e ridurre nettamente i costi rispetto all’acquisto di un nuovo veicolo.

La procura di Napoli ha aperto un’indagine sul caso e il CNR ha avviato un’inchiesta interna, nel tentativo di scoprire le ragioni che hanno portato all’esplosione; quest’ultima non ha coinvolto niente e nessuno, ma comunque due persone hanno perso la vita, quindi è fondamentale venirne a capo nel migliore modo possibile. Le indagini, che vedono in prima linea anche la Polizia Stradale, dovranno appurare cosa abbia provocato effettivamente l’esplosione e se i due occupanti del prototipo stessero viaggiando in condizioni di sicurezza. Per quanto riguarda l’esplosione, sembra che l’auto non abbia avuto alcun genere di collisione contro altri mezzi di trasporto e tantomeno contro il guardrail. O, almeno, questo è ciò che si evince dalla ricostruzione dei testimoni e dai rilievi della Polstrada.

L’interesse degli investigatori al momento però sembra concentrarsi principalmente sulle due bombole presenti nell’abitacolo. Di queste, per adesso, non si è ancora venuti a capo del contenuto. Secondo quanto precisato da Il Mattino, quelle bombole servivano ad analizzare il potenziale impatto ambientale delle emissioni rilasciate dal prototipo. Un congegno quindi funzionale al cosiddetto sistema PEMS (sistema portatile di misurazione delle emissioni), reso obbligatorio dalle recenti disposizioni normative. In ogni caso, fino a quando la faccenda in questione non sarà conclusa, non può essere esclusa alcuna versione dei fatti. Un’altra ipotesi sarebbe la seguente: a scatenare l’esplosione potrebbe essere stato un problema che ha coinvolto le batterie dell’auto.

Ma rimane solo un’ipotesi per il momento, e come tale va considerata con cautela. Va monitorata poi la questione della sicurezza delle persone a bordo, come stavamo precedentemente dicendo. Come abbiamo già precisato, questo drammatico incidente era una prova su strada di un prototipo; ma la domanda, che per primo si è fatto Il Mattino, è: a quale titolo era presente a bordo un tirocinante? Considerando che tali test legati a vetture sperimentali prevedono sempre dei rischi per le persone direttamente coinvolte e per l’incolumità di ogni singolo individuo.

E infatti, al vaglio degli inquirenti ci sono anche i contratti di formazione che regolano il rapporto tra università e istituti di ricerca; in particolar modo, a proposito della gestione di stagisti, tirocinanti e giovani ricercatori impegnati sul progetto. Che la si veda in un modo o che la si veda in un altro, comunque, stiamo parlando di un argomento delicato e complesso, che va a toccare i rapporti che ci sono fra l’università Federico II di Napoli e il CNR. La prima era il luogo in cui era prossimo a laurearsi il 25enne Fulvio Filace e la seconda dove Maria Vittoria Prati svolgeva il suo ruolo di ricercatrice. Tante cose ancora devono essere chiarite, in una faccenda ancora troppo sfocata.

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