Quella volta che Piaggio si copiò da sola la Vespa: lo scooter che fece infuriare tutti

I puristi con qualche ruga sul viso non hanno ancora dimenticato la reazione al lancio del Piaggio Cosa. Le sue linee un po’ da scooter e un po’ da Vespa non piacquero.

Tutte le case costruttrici di auto o di moto hanno qualcosa da farsi perdonare o meglio da dimenticare. Anche in casa Piaggio, c’è uno storico modello finito in una black list che solo il ricordo apre polemiche e dissapori tra i puristi della Vespa. Parliamo di che cosa? Del Piaggio Cosa, se vi sfugge non sarà un gran danno. Chi ha vissuto gli anni ’90 probabilmente sa di che “cosa” si sta scrivendo.

Quella volta che Piaggio si copiò da sola la Vespa: lo scooter che fece infuriare tutti
Piaggio – Allaguida.it

Cerchiamo di inquadrare il contesto con una fotografia a colori di un tempo che oggi chiamiamo già passato. Sviluppata in un periodo di tre anni, il progetto che ha visto nascere la Piaggio Cosa è costato oltre 35 miliardi di lire. Inizialmente il nuovo scooter doveva chiamarsi Piaggio Vespa R (dove la lettera R indicava Rinnovata) ma successivamente la casa decise di non adottare la denominazione Vespa proseguendo con la nomenclatura adottata anche dai ciclomotori identificati da nomi che derivano da parole di uso comune (come Ciao, Sì, Bravo).

L’origine del Piaggio Cosa

Inoltre, il colosso voleva evidenziare un distacco netto con i vecchi modelli della serie Vespa destinati ad essere pensionati. Venne svelato da Umberto Agnelli e Giorgio Brazzelli al Salone del Motociclo di Milano nel novembre del 1987 e nacque come erede diretta della Vespa PX; gran parte della meccanica e del telaio derivano direttamente dalla serie PX e le principali novità furono alcune componenti della carrozzeria realizzate in plastica come parafango anteriore, lo spoiler e il copri manubrio, mentre il resto era tutto in acciaio come la classica monoscocca. Vi lasciamo allo spot pubblicitario del 1989.

Un ibrido, a metà strada tra uno scooter plasticoso in stile anni ’90 e una Vespa. Adottava un cambio manuale a quattro marce migliorato negli innesti. La gamma motori era composta dai propulsori 125, 150 e 200 tutti a due tempi. Venne prodotto solo per sette anni in due serie: la prima è stata costruita dal 1988 al 1991, mentre la seconda generazione è rimasta in vita dal fine 1991 al 1995. Entrambe le versioni sono fondamentalmente le stesse, con alcune piccole differenze, il risultato un flop clamoroso.

Per porre una toppa al Piaggio Coso l’azienda italiana tornò a commercializzare la PX svecchiandola con soluzioni innovative per l’epoca. Nel 1995 la catena di montaggio e i diritti di produzione sono stati venduti alla LML che l’ha prodotta in India, in una versione rivista e più economica, ribattezzata LML Supremo. Un regalo tutto italiano per far cadere nell’oblio questa pagina triste della Casa di Pontedera.

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