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Spreco di 26 Milioni di Euro del Pnrr: Autobus Inadatti alle Strade Pugliesi Rimangono Fermi

In Puglia ci sono autobus nuovi di zecca che non portano nessuno. Restano lucidi nei depositi, parcheggiati tra strisce gialle e silenzi, perché le strade non li vogliono. È l’immagine di un’innovazione pensata a tavolino che sbatte contro vicoli antichi, archi bassi e svolte a gomito. E nella distanza tra l’idea e il selciato si perdono entusiasmo, tempo e denaro pubblico.

Spreco di 26 Milioni di Euro del Pnrr: Autobus Inadatti alle Strade Pugliesi Rimangono Fermi

All’inizio sembrava la svolta. Con il PNRR si promettevano mezzi moderni, orari più affidabili, aria più pulita. I Comuni hanno accolto i nuovi autobus come simbolo di ripartenza. Li abbiamo visti arrivare con i sedili ancora plastificati, le livree nuove, la promessa di meno auto in centro.

Poi la realtà. Strade a 3 metri scarsi. Auto in sosta che stringono. Centri storici con pendenze, tornanti, chicane di dissuasori. In tanti paesi pugliesi, quelli bianchi e scoscesi come cartoline — pensate a luoghi simili a Ostuni o Locorotondo — un mezzo troppo lungo fatica anche solo a girare l’angolo. Non è un capriccio: è geometria, è raggio di sterzata, è visibilità in curva.

A metà della storia arriva il fatto che brucia. Secondo le notizie più recenti, diversi Comuni hanno lasciato i mezzi fermi: non passano dove dovrebbero. La cifra in gioco parla chiaro: circa 26 milioni di euro del PNRR sono oggi bloccati in depositi e piazzali, in attesa di una soluzione. Un colpo al trasporto pubblico e alla fiducia dei cittadini. Al momento non ci sono dati pubblici univoci su quanti bus e quali lunghezze riguardino ogni territorio: la fotografia è nitida nel risultato, meno nei dettagli di ogni lotto.

Cosa è andato storto

La pianificazione ha sottovalutato il contesto. Specifiche valide in città con viali larghi non diventano magicamente adatte a strade strette e irregolari.

I bandi — spesso centralizzati — hanno premiato standard industriali, non l’aderenza ai tracciati reali. Pochi test su percorsi critici prima dell’acquisto.

La logistica urbana cambia di ora in ora: varchi Ztl, cantieri, auto in seconda fila. Senza prove sul campo, il rischio di “non passare” è altissimo.

La formazione degli autisti è fondamentale, ma non risolve un problema di sagoma e ingombri.

Esempi concreti? Una curva a gomito in salita, con marciapiede alto e palazzo a filo strada, manda in crisi un bus rigido lungo. Un incrocio con visibilità ridotta obbliga a manovre proibitive. Un arco storico limita l’altezza utile. Qui non vince la potenza del motore: vince la misura giusta.

Come si può rimediare

Riallocare i mezzi dove servono: linee extraurbane, assi di scorrimento, collegamenti tra poli scolastici e ospedali. Meglio un bus in servizio su una tratta adeguata che un monumento su ruote.

Introdurre flotte miste: midibus da 8-10 metri nei vicoli, navette a chiamata nei borghi, e mezzi più lunghi solo sulle direttrici ampie. Anche minibus elettrici per l’ultimo miglio.

Pretendere prove obbligatorie su percorsi reali prima di firmare i contratti: un “giro di sagoma” con misurazioni, non una demo in piazza.

Rivedere le gare: lotti flessibili, bonus per l’aderenza ai tracciati, penali se il mezzo non supera i test in loco.

Mappare le criticità con rilievi semplici ma seri: larghezze, angoli, pendenze. Bastano strumenti alla portata dei Comuni, purché i dati siano condivisi.

Sul fondo resta una domanda civile, non tecnica. Vogliamo davvero misurare il progresso in metri di carrozzeria o nella capacità di un servizio di arrivare, ogni giorno, lì dove la gente vive? Forse l’immagine più onesta è questa: un autobus che passa piano sotto un arco di calce, senza sfiorarlo. Non è spettacolare. È giusto. E il denaro pubblico merita esattamente questo: soluzioni che passano. Sempre.

Simone Tortoriello

Classe 1996, Giornalista Pubblicista. Amante del calcio, dei motori e dello sport in generale, dopo l’esperienza fallimentare sul prato verde ho avuto maggior fortuna nel “dietro le quinte”. Grande tifoso dell’Inter e della Ferrari, sono cresciuto al momento giusto per godermi il periodo più buio della storia di entrambe.

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Simone Tortoriello