Volkswagen Rivoluziona l’ID. Polo: Dichiara Addio ai Comandi Touch

Un’elettrica compatta che ascolta davvero le mani di chi guida: la prossima mossa di Volkswagen promette un abitacolo più umano, fatto di gesti precisi, click rassicuranti e scelte finalmente sensate.

C’è un prima e un dopo per Volkswagen. Nel prima, chi ha guidato ID.3 e ID.4 ricorda gli slider del clima non retroilluminati, i comandi capacitivi sul volante, i menu profondi. Funzionavano? Sì. Funzionavano subito, alla cieca, in una rotonda con pioggia battente? Meno. Le critiche si sono accumulate, e Wolfsburg ha preso nota. Non è solo questione di gusto: è ergonomia, è sicurezza, è fiducia.

In fabbrica lo chiamano “ritorno al tatto”. La regola è semplice: se un’azione serve spesso, non deve richiedere caccia al tesoro sullo schermo. Per capirci: abbassare la temperatura, alzare il volume, disattivare lo start/stop. Chi guida non vuole pensare al “come”, vuole pensare alla strada.

Perché cambiare rotta

Negli ultimi anni, le critiche hanno colpito punti chiari. Gli slider del clima delle prime ID.3 e ID.4 non erano illuminati di notte. I tasti del volante erano touch capacitivi: con i guanti o con le vibrazioni dell’asfalto, scattava l’errore. Nel 2024 Volkswagen ha già invertito la tendenza su modelli chiave, reintroducendo pulsanti fisici sul volante e una barra clima più leggibile. È un segnale netto: l’interfaccia torna strumento, non spettacolo.

A bordo, un comando fisico riduce i tempi di occhi fuori strada. La ruota si sente, il pulsante fa click. Il dito impara la posizione. Non serve una slide perfetta sul vetro; bastano un mezzo millimetro di rilievo e un feedback meccanico. È la differenza tra sapere e indovinare.

Cosa cambia sulla “ID. Polo”

Arriviamo al punto: con la nuova compatta elettrica di ingresso, spesso indicata come ID. Polo (nome non ancora confermato), Volkswagen manda in pensione l’ossessione per i soli comandi touch. L’abitacolo definitivo non è stato mostrato al pubblico al momento in cui scrivo; tuttavia il costruttore ha già fissato la direzione per la gamma in arrivo tra 2025 e 2026: pulsanti fisici sul volante, slider del clima retroilluminati, scorciatoie hardware sotto lo schermo e una logica menu più corta. Niente acrobazie per un gesto banalissimo.

Sullo sfondo c’è la piattaforma dell’entry EV che discende dal concept ID.2all: trazione anteriore, pacchi batteria compatti, target di prezzo intorno ai 25.000 euro, e un’autonomia dichiarata fino a circa 450 km WLTP nelle configurazioni superiori. Il concept parlava di 226 CV e 0-100 in meno di 7 secondi, con bagagliaio generoso per la classe. Sono numeri verificabili, ma resta il fatto: finché la versione di serie non sarà svelata, le specifiche della “ID. Polo” non sono definitive.

Più del dato crudo, però, interessa l’esperienza. Immagina il traffico di sera, vetri appannati. Sotto il display trovi una barra fisica per sbrinare, un tasto dedicato per la temperatura, una rotella per il volume. Tocchi, senti, fai. L’assistente vocale migliora, certo, e l’infotainment guadagna velocità; ma il gesto meccanico torna il piano A. È un patto di fiducia: l’auto risponde al primo colpo.

Questa scelta non è nostalgia. È progettazione onesta. Il digitale resta dove serve davvero, con aggiornamenti OTA e schermate pulite. Il resto torna materiale, leggibile, memorizzabile dal corpo. È un cambio di mentalità che vale più di un restyling.

Alla fine, che cosa rende moderna un’auto? Non solo i LED sottili o un software brillante. Forse la modernità, oggi, è un click preciso al momento giusto. Ti andrebbe di riscoprirlo, in silenzio, su una strada di mattina presto, quando la città ancora dorme e il dito trova da solo il comando esatto?

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