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Citroën 2CV Soleil: un sogno lontano vede la luce

Citroën 2CV Soleil: un sogno lontano vede la luce
da in Auto d'epoca, Citroen, Citroen 2CV
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 13/05/2015 10:47

    Non scopriamo certo noi le qualità che hanno reso la Citroën 2CV un mito nel panorama dell’industria automobilistica. Oltre cinque milioni di esemplari venduti dal 1948 al 1990, per quasi tre generazioni il simbolo della libertà. E’ quindi normale che ancora oggi questa vetturetta alimenti la fantasia degli appassionati. Come l’artista e designer francese Serge Gevin, autore di diverse serie speciali delle vetture Citroën: ad esempio la Dyane Caban e la Visa Sextant; oppure, soffermandosi sulla 2CV, la Spot (da cui derivò la Charleston) e la Dolly. E’ ovviamente la 2CV la musa ispiratrice preferita da Gevin, il quale lasciò incompiuta per molti anni un’altra serie speciale di quella vettura. E oggi è riuscito a portarla alla luce. Si tratta di un esemplare unico, realizzato da Citroën Italia dietro la supervisione dello stesso Gevin. Partendo dalla carcassa di una 2CV Club del 1982, dopo una cura certosina è nata la Soleil.

    posteriore con salvagente

    Gevin ha illustrato l’idea che gli è rimasta nella mente per tanti anni: “Deve essere bianca e gialla. La scocca bianca, i parafanghi gialli, così come il cofano posteriore e la capote. I paraurti devono essere bianchi, come le scocche dei fari (rotondi, mi raccomando), bianchi anche i cerchi delle ruote. Sul bagagliaio c’è il disegno di un salvagente e sulle portiere un cappello da marinaio ed una pipa. Guardandola, si deve pensare al cielo, al mare, al sole, alla gioia di vivere“.

    La Citroën 2CV ebbe una lunga gestazione. L’idea originaria di una vettura dai costi molto bassi che consentissero una larga diffusione fu dello stesso André Citroën nei primi anni Trenta del XX secolo. Ma egli concentrò tutte le risorse verso la Traction Avant, che provocò una profonda crisi finanziaria all’azienda e ne causò la cessione alla Michelin e la sua stessa estromissione. Nel 1935 il nuovo presidente Pierre-Jules Boulanger riprese l’idea di una vetturetta economica. Le caratteristiche presero forma nella sua mente durante una vacanza in campagna. Queste furono le direttive che dettò al progettista André Lefebvre: “Voglio quattro ruote sotto ad un ombrello, capaci di trasportare una coppia di contadini, cinquanta chili di patate ed un paniere di uova attraverso un campo arato. Senza rompere un uovo“. Nel 1939 venne selezionato il prototipo destinato alla produzione. Nessuno spazio all’estetica, infatti era proprio bruttino, anche “cieco da un occhio”, cioè aveva un solo faro. Ma tutto si fermò a causa della seconda guerra mondiale. Nel 1945 Boulanger decise di affidare il design di quella che fino a quel momento si chiamava TPV (très petite voiture, vettura molto piccola) all’italiano Flaminio Bertoni, lo stesso che qualche anno dopo avrebbe disegnato la DS. Le cose migliorarono decisamente. Nel 1948 la vettura, che nel frattempo aveva assunto il nome di 2CV, entrò sul mercato. Il successo fu tale da cogliere alla sprovvista la stessa Citroën, che non riusciva a produrne abbastanza da soddisfare la domanda, al punto che le liste di attesa arrivarono a due anni e mezzo. Il motore iniziale aveva un volume di 375 cc e 2 cavalli fiscali, appunto. Ben presto la cilindrata salì a 425 cc. Negli anni ’60 arrivarono le versioni da 435 e 602 cc; quest’ultimo fu il propulsore che mosse la 2CV fino alla fine della sua onorata carriera. Le eredi più note della 2CV furono la Dyane, la Méhari e l’AMI8.

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