Un uomo che insegue un sogno con il rumore nei timpani e l’odore di benzina addosso: così Davide Cironi ci prende per mano e ci porta tra le sue “regine”, dove ogni auto diventa un pezzo di vita, non solo una macchina veloce.
Mondadori Electa pubblica Le mie regine: 224 pagine, undici capitoli come undici piste da percorrere. Davide Cironi parla chiaro. Racconta una passione nata da bambino, quando schierava i modellini e immaginava partenze impossibili. Oggi quei sogni hanno targa, telaio e storia. È un libro che accende il quadro e lascia la spia delle emozioni sempre accesa.
Le mie regine: tecnica e memoria
La prima chiave di lettura è informativa. Cironi mette in fila le auto italiane che hanno fatto epoca. Dalla Lamborghini Miura del 1966 alle Ferrari F40 (1987) e F50 (1995). Dalla Lancia Stratos alle omologhe da rally come la Lancia 037 (primi anni ’80). Fino ai duelli in pista con l’Alfa Romeo 155 DTM, regina del campionato tedesco nei primi anni ’90. Contesto essenziale, dettagli concreti, zero polvere da museo: la sostanza c’è.
Il registro personale
Poi c’è il registro personale. Qui Cironi apre il diario. Un motore non è solo cubatura e cavalli. È ricordo. La Stratos è triangoli e grinta, ma anche una soglia da superare. La 155 DTM non è soltanto un “sei cilindri” dal “suono orchestrale”: è la rivelazione di quanto la musica meccanica possa imporsi sul silenzio di tutto il resto. La Lancia 037? “Orchestrale perfezione meccanica”, che detta il ritmo alle mani e alla schiena prima ancora che agli occhi.
Io, lettore e automobilista da marciapiede, sento il gancio. Penso alla prima volta che ho visto una Miura dal vivo: cofano appena aperto, odore caldo di olio, una linea che sembra ancora in fuga. Non servono numeri per capire che certe forme ti restano addosso come una canzone.
Quando la guida diventa racconto
A metà strada scatta il punto: queste non sono solo “macchine importanti”. Sono le “regine” che spiegano l’autore a sé stesso. La corona non va alla più rara o alla più costosa, ma a quella che muove qualcosa dentro. Ed è qui che il libro cambia marcia.
Cironi scrive come se fossimo a bordo. Con la Pagani Zonda descrive la “ferocia intimidatoria” di una meccanica che non perdona. Con la Lancia Delta S4 Gr.B la frase è una frustata: “succhia le energie del pilota più velocemente della benzina”. Sono immagini nette, verificabili nella storia di queste vetture: la Zonda di fine anni Novanta nata per stupire, la Delta S4 del Gruppo B costruita per domare l’impossibile. Nel mezzo passano icone che hanno segnato decenni e generazioni, ognuna con una precisa ragione d’essere scelta.
Il risultato è una mappa emotiva e culturale dell’automobile italiana. C’è la classicità scolpita della Ferrari F40, la modernità quasi spirituale della F50, l’audacia ingegneristica della 037, l’agonismo nervoso della 155 DTM. Il libro non pretende di chiudere il discorso: apre piste, invita al confronto, mette l’esperienza al centro. Dove mancano dati certi, Cironi non inventa: lascia spazio al vissuto, e il vissuto – quando è onesto – pesa più di qualunque scheda tecnica.
Forse è questo il bello delle “regine”: non chiedono devozione, ma ascolto. La prossima volta che incroci un cofano che ti fa battere il cuore, prova a chiederti: è solo un’auto, o è già un ricordo che ti sta scegliendo?
