Nel cuore della politica dell’automobilismo è atterrata una proposta che suona come una svolta: ridefinire chi comanda e per quanto tempo. Un’idea semplice, potente, destinata a far discutere chi vive di motori e chi li amministra.
La notizia è rimbalzata con forza
La BBC ha svelato un progetto di modifica allo statuto della FIA che porta la firma di Mohammed Ben Sulayem. Non è una voce di corridoio. È un dossier che, a quanto emerge, circola ai piani alti e tocca un nervo scoperto: le regole del potere.
Prima di arrivare al punto, serve una bussola
La FIA è il governo mondiale dell’automobilismo. Scrive le regole, vigila sulla sicurezza, omologa i circuiti, controlla le licenze e arbitra le gare, anche in Formula 1. Il suo presidente resta in carica quattro anni. Può essere rieletto. Fino a oggi, però, c’è un tetto: tre mandati. Dodici anni al massimo. È il perimetro entro cui si sono mossi anche figure forti come Jean Todt.
Ben Sulayem è stato eletto a fine 2021
Ex pilota, curriculum da dirigente, stile diretto. Ha ereditato un sistema che in parte ha voluto scuotere. In questi mesi ha puntato sul rafforzamento dei controlli, su una maggiore autonomia tecnica e su un dialogo spesso ruvido con gli attori del circus. Ho sentito baristi e tassisti parlarne come se stessero commentando una gara: “Conta più il cronometro o chi detta le regole?”. È la domanda che torna.
La mossa rivelata dalla BBC entra qui
Nel cuore del regolamento interno. Il piano, secondo l’emittente britannica, punterebbe a rimuovere il limite dei mandati per il vertice della Federazione. Tradotto: niente più soglia dei tre giri presidenziali. Se passasse, chi guida la FIA potrebbe candidarsi oltre i dodici anni, rimettendo la scelta alle urne dei club membri a ogni ciclo.
Perché è un terremoto?
Per due ragioni chiare. La prima: la stabilità. Una leadership lunga può dare continuità alle riforme, ai programmi sulla sicurezza, all’evoluzione delle regole (pensate all’impatto che ha un pacchetto tecnico sulla prossima generazione di monoposto o al bilanciamento fra spettacolo e controlli). La seconda: la concentrazione del potere. Senza un tetto, cresce il rischio di inerzia, di reti di consenso difficili da scalzare, di una governance meno contendibile. Nel calcio, la FIFA oggi ha un limite di tre mandati; nel movimento olimpico il presidente ha una durata massima definita. I limiti, insomma, sono la norma più che l’eccezione.
Perché conta per tifosi e team
Le ricadute toccano tutti. Team e piloti cercano regole prevedibili. Sponsor e promoter chiedono stabilità. I tifosi vogliono gare giuste, arbitraggi chiari, calendari sensati. La governance influenza tutto questo: dall’uso della Safety Car alle sanzioni, dalla gestione del budget cap ai rapporti con i proprietari commerciali. Una guida più lunga potrebbe consolidare una linea. Oppure, se sbaglia la rotta, allungare l’ombra dell’errore.
Cosa succede adesso
Tecnicamente, una riforma dello statuto passa da commissioni interne e finisce in Assemblea Generale, dove serve una maggioranza qualificata dei club. Al momento non c’è un testo pubblico, né dettagli ufficiali sulle tempistiche o sugli articoli da cambiare. Questo conta: senza documento, restano aperte varianti e compromessi. Ci si può aspettare pressioni, emendamenti, forse un voto già alla prossima plenaria. O un rinvio tattico.
Un dettaglio concreto aiuta a immaginare la scena
In un vecchio annuario ho ritrovato la foto della terza elezione di Todt: volti stanchi, mani alzate, la matematica dei voti che decide il futuro. Ecco, la politica dei motori è spesso tutta lì: in una stanza fredda, lontano dai riflettori del podio. È il controcampo delle partenze lanciate.
Ben Sulayem, dal canto suo, potrebbe raccontarla come una battaglia per la continuità
Gli oppositori, come un passo indietro sul ricambio. E noi, spettatori coinvolti, possiamo chiederci: preferiamo istituzioni con memoria lunga o con fiato corto ma sempre nuovo? Forse la risposta sta nel trovare il ritmo giusto, come quando il pilota sente che la gomma è alla temperatura: non troppo calda, non troppo fredda, pronta a tenere la prossima curva.



