Kimera K39 con V8 Koenigsegg: Debutto Dinamico a Goodwood e Obiettivo Pikes Peak

Goodwood profuma di erba tagliata e benzina. È il luogo dove le auto smettono di essere idee e diventano rumore, calore, movimento. Quest’anno, sulla collina inglese, una nuova ombra azzanna l’asfalto: la K39 di Kimera, il prototipo che promette di portare più in alto il sogno artigianale italiano.

Perché Goodwood conta davvero

Goodwood è un banco di prova vivo. Un tracciato breve, 1,86 km, stretto, veloce, con il “flint wall” che non perdona. Qui la Kimera K39 si mostra per la prima volta in azione: è il prototipo 01, il primo esemplare marciante, chiamato alla Hill Climb tra balle di fieno e occhi puntati. È un debutto dinamico vero, non una passerella.

Kimera torna cinque anni dopo l’esordio pubblico della EVO37 nel 2021. E torna con un oggetto diverso: una hypercar con monoscocca in fibra di carbonio, carrozzeria in compositi con carbonio e kevlar, e l’integrazione del V8 biturbo Koenigsegg in una configurazione ormai quasi definitiva, pronta per la produzione. La tabella è chiara: gli esemplari destinati ai clienti inizieranno a nascere il prossimo anno.

Non ci sono dati ufficiali su potenza, peso o tempi sullo 0-100. Kimera non li ha comunicati. È un dettaglio che pesa, ma racconta anche un approccio concreto: prima si mettono chilometri, poi si danno numeri. Intanto, a Villa d’Este, la K39 aveva già mostrato proporzioni pulite e una postura da predatore; a Goodwood, finalmente, respira.

Guardarla salire è un promemoria: la meccanica vive. Il cambio di carico sul dosso, il modo in cui la vettura “si appoggia”, il timbro secco del biturbo quando sale di giri. Se chiudi gli occhi, immagini la coppia che spinge piena, e capisci perché Luca Betti e il team hanno puntato tutto sull’affidabilità più che sulla scena.

Dalla collina all’aria sottile di Pikes Peak

L’obiettivo dichiarato è la Pikes Peak International Hill Climb. Un rito estremo: 19,99 km, 156 curve, partenza oltre i 2.800 metri e arrivo a 4.302. Lì l’aria è sottile, i motori respirano meno, i freni diventano fragili, l’elettronica soffre. Dopo Villa d’Este, Betti e il team hanno già fatto le prime ricognizioni. Non è marketing: è preparazione. Serve mappare l’altitudine, capire dove l’auto scivola, dove prende aria, dove la temperatura sale.

Su una salita così, la monoscocca in carbonio conta quanto la gestione termica. Il V8 Koenigsegg promette elasticità e risposta; ma servono flussi d’aria puliti, raffreddamento mirato, gomme sempre in finestra. Le prove a Goodwood non dicono tutto, però raccontano una cosa essenziale: la K39 è abbastanza matura per sporcarsi di realtà.

Intanto, a Goodwood, Kimera celebra il proprio passato recente. Due nuovi esemplari della EVO37 vengono consegnati, completando il programma da 37 unità. Accanto, le Martini 7 dedicate alle vittorie mondiali del Martini Racing e una serie di one-off. Spicca la EVO37 Top Gear Edition, nata dopo il riconoscimento “Performance Car of the Year 2026”. E sulla collina sale anche la EVO38 Collezione Martini, presentata ad aprile: un ponte tra memoria e presente, tra livrea e sostanza.

C’è orgoglio, sì. Ma c’è anche una domanda che resta sospesa tra l’ultima staccata e il traguardo invisibile a 4.300 metri: quando la K39 incontrerà l’aria sottile del Colorado, il suo cuore da hypercar saprà ancora allungare il respiro? Il bello di Goodwood è che ci prepara alla risposta, senza fretta, un metro alla volta.