Maxi prestito FCA, no a delocalizzazioni e massima occupazione: le condizioni per ottenere i 6,3 miliardi

Maggiori investimenti in Italia dedicati allo stabilimento di Melfi, niente delocalizzazioni per la produzioni di nuove vetture e niente dividendi, gli impegni da mantenere per Fiat Chrysler

La sede FCA

Foto Shutterstock | di Claudio Divizia

Il maxi prestito FCA è ormai prossimo a realizzarsi. Il gruppo bancario Intesa San Paolo erogherà i 6,3 miliardi chiesti dal gruppo Fiat Chrysler. L’azienda automobilistica italiana gioverà delle garanzie statali concesse nel Decreto Liquidità varato dal governo per contenere le conseguenze della crisi del coronavirus con un finanziamento garantito all’80% da Sace (società per azioni del gruppo italiano Cassa Depositi e Prestiti). Ma ci saranno delle condizioni da rispettare per ottenerlo, dettate da parte dell’istituto di credito in linea con quanto richiesto da parte del governo.

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Maxi prestito FCA, gli impegni da rispettare

Per ottenere il prestito, già approvato dal consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo, la Fiat Chrysler dovrà innanzitutto aumentare gli investimenti del piano industriale per l’Italia da 5 miliardi a 5,2 miliardi, con i 200 milioni supplementari destinati allo stabilimento di Melfi, in Basilicata (Piano Italia). A Melfi, ad oggi, vengono prodotte la Jeep Compass e i crossover 500X e Renegade. La stima è che 800 milioni del prestito siano destinati ai costi del personale degli stabilimenti italiani, 4,5 miliardi al circolante, compreso il pagamento della filiera che comprende circa 10 mila fornitori (di cui però 1.400 stranieri e per i quali si pensa a un tetto di 1,2 miliardi di euro), circa 1 miliardo alla ricerca e sviluppo.

Niente delocalizzazioni

Tra le condizioni previste per l’ottenimento del prestito c’è anche uno stop alle delocalizzazioni. Le risorse che FCA otterrà in prestito serviranno a garantire il sostentamento della filiera automotive italiana e l’azienda si impegnerà a confermare tutti gli investimenti previsti nel nostro Paese, senza alcuna delocalizzazione della produzione o di altre attività. L’impegno poi, di non cedere i marchi Maserati, Alfa Romeo, Fiat, Fiat Professional, Abarth e Lancia, oltre alla quota partecipata in Sevel.

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In ultimo e non da poco, il no ai dividendi. FCA Italy  non potrà distribuire nessuna cedola nel 2020. Sebbene la divisione italiana non avrebbe comunque potuto distribuire una cedola avendo chiuso il 2019 in forte perdita. Fiat Chrysler ha infatti chiuso il 2019 con un calo del fatturato da 27,2 miliardi a 24,37 miliardi.

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Parole di Riccardo Mantica

Nell’editoria online dal 2001 quando scrivere per il web era una chimera. Pubblicista dal 2005, blogger per caso nel 2010, ha vissuto l’avvento del web 2.0 e dei social network condividendone gioie e dolori. Le passioni coltivate negli anni per sport, motori e tecnologia sfociano oggi anche nel panorama della mobilità sostenibile. Il motto preferito? Guardare sempre avanti senza dimenticare il passato. Stay tuned!

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