Prezzi alla pompa in salita, bacheche social piene di scontrini, discussioni accese al distributore. In molti dicono: è il momento delle auto elettriche. Ma la corsa è davvero iniziata o stiamo confondendo il rumore con il segnale?
L’ho visto con i miei occhi: davanti alla cassa dell’autogrill, due persone confrontavano le foto dei rifornimenti. “Con questi prezzi benzina e gasolio, basta, passo all’elettrico”. È un pensiero comprensibile. Ma il mercato ha i suoi tempi. E spesso non collimano con l’umore del momento.
La domanda chiave è semplice: il recente caro carburanti ha già spostato gli acquisti? La tentazione di rispondere “sì” è forte, perché l’ansia alla pompa è tangibile. Però i numeri, quando li metti in fila, raccontano altro.
Cosa dicono davvero i numeri
Partiamo dall’Italia. La guerra in Iran è scoppiata il 28 febbraio 2026: eventuali effetti sulle scelte d’acquisto cominciano, al più presto, dal 2 marzo. Ma il mercato dell’auto si muove con inerzia. A marzo, i tempi di consegna medi erano di 41 giorni: un’auto ordinata il 2 marzo si immatricola intorno al 12 aprile. Ecco perché immatricolazioni e ordini non camminano insieme.
I dati di marzo 2026 dicono che le auto elettriche hanno toccato in Italia una quota di mercato dell’8,70%. In volume: 16.121 vetture, +28,5% su febbraio. Impressionante? Solo a prima vista. Non è un record (negli ultimi mesi del 2024 si era oltre il 10%) e, soprattutto, l’impulso principale arriva dagli incentivi varati in autunno: oltre 55.000 voucher erogati. Tra novembre e marzo sono state targate 65.441 elettriche, media 13.108 al mese. Anche senza bonus, nel 2025 si viaggiava oltre 6.700 al mese. Difficile, quindi, sostenere un assalto improvviso alla “pronta consegna” per via dei carburanti.
Spostiamo lo sguardo sull’Europa. A marzo 2026 le elettriche valgono il 21,76% del mercato, +2,29 punti su febbraio. Sembra il famigerato “effetto benzina”. Poi guardi l’anno: da marzo 2025 a marzo 2026 la quota è cresciuta in 8 mesi su 12; in cinque casi il balzo mensile è stato persino maggiore di quello di marzo. In parallelo, in sette Paesi (tra cui Regno Unito e Spagna) la quota è perfino scesa. La crescita c’è, ma appare strutturale, non figlia di uno shock di poche settimane.
L’anello mancante: gli ordini
Il vero giudice, oggi, mancano: i dati sugli ordini non sono pubblici in Italia, né in Europa in modo capillare. Un grande gruppo retail italiano conferma lo stallo: a febbraio e a marzo gli ordini EV sono stati gli stessi, 523. Associazioni di categoria parlano chiaro: collegare automaticamente prezzi dei carburanti e boom EV è prematuro. Senza ordini, sono ipotesi.
Nel frattempo, nei saloni succede questo: chi arriva con il pieno appena pagato fa domande più curiose sull’elettrico, ma poi chiede anche tempi, rate, colonnine sotto casa. C’è più attenzione, non per forza più contratti. E qui l’elettrico si gioca la partita vera: disponibilità del prodotto, rete di ricarica, valore dell’usato, messaggi semplici sui costi a lungo termine. Il resto è cronaca emotiva.
La verità, oggi? L’onda del caro carburanti spinge la conversazione, non ancora le immatricolazioni. L’Europa cresce per traiettoria propria, l’Italia si muove a scatti con gli incentivi. Tra pochi mesi, quando vedremo gli ordini trasformarsi in targhe, capiremo se la fila al distributore è diventata una scelta in concessionaria. Fino ad allora, una domanda resta sospesa nell’aria: quanto costa davvero la nostra tranquillità al volante, oggi e tra cinque anni?





