Multe notificate in ritardo: come fare ricorso

Spesso i comuni interpretano a modo loro i termini di legge per consegnare i verbali. Come fare per difendersi dalle multe notificate in ritardo.

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    Multe notificate in ritardo: come fare ricorso

    Notifiche delle multe in ritardo e ricorsi, una questione sempre delicata e controversa. Da quando i comuni hanno cominciato ad usare autovelox e compagni come se fossero dei bancomat, le multe stradali sono moltiplicate in misura esponenziale, e con esse il flusso di denaro nelle casse municipali, una vera tassa occulta. Ma non basta. Dato l’aumento micidiale del numero di verbali da compilare, gli uffici di polizia locale sono diventati ingolfatissimi, al punto da inviare le notifiche dei verbali molto spesso oltre i termini stabiliti dalla legge.

    DI FRONTE ALLA LEGGE I COMUNI SI RITENGONO PIU’ UGUALI DEI CITTADINI

    Ciò ha portato giustamente molti cittadini a ricorrere contro le multe per scadenza dei termini, scegliendo soprattutto la strada del Giudice di pace. Ricorsi molto spesso vinti. Allora parecchi comuni, Milano in testa, in particolare nel 2014 quando il sindaco era Pisapia, hanno deciso di far partire il conteggio del tempo di prescrizione non dal giorno in cui è stata commessa l’infrazione, ma dal giorno in cui i funzionari hanno compilato il verbale.

    Questa è una scorrettezza gravissima da parte dei comuni, perché viola il diritto di difesa da parte del cittadino. Una messa in pratica della massima di George Orwell nella sua graffiante “Fattoria degli animali”: tutti sono uguali di fronte alla legge ma alcuni sono più uguali degli altri.

    Questo viziaccio non è nuovo. I municipi lo facevano già parecchi anni fa, sfruttando una lacuna del Codice della strada, al punto che la Corte costituzionale nel 1996 intervenne dichiarando illegittimo il comma 1 dell’articolo 201. In termini pratici, venne stabilito che il conteggio deve partire dal momento in cui l’amministrazione è messa nelle condizioni di identificare il trasgressore. Quindi, il giorno dell’infrazione.

    LA NOTIFICA VA CONSEGNATA ENTRO 90 GIORNI

    L’articolo 201 venne riscritto. Ora stabilisce che l’ente che accerta la sanzione ha 90 giorni di tempo per consegnare la notifica al destinatario o alle Poste, e il conteggio parte dal momento in cui è possibile identificare il trasgressore o il proprietario del veicolo. Il giorno dell’infrazione, dunque. Importante: se le Poste consegnano in ritardo, non conta. E’ sufficiente che il comune abbia consegnato la notifica alle Poste entro 90 giorni.

    Tuttavia i termini per poter effettuare un ricorso partono dal momento in cui il destinatario riceve effettivamente la notifica da parte delle Poste. Ma in quel caso sarà per altri motivi (se ci sono), non per il ritardo della notifica.

    Ad ogni modo, incredibilmente negli ultimi anni, seguendo l’esempio di Milano del 2014, i comuni molto spesso ignorano platealmente questa legge.

    CONTRIBUTO UNIFICATO, IL REGALO DI RENZI AI COMUNI

    Perché i comuni si comportano così, sapendo che i giudici annulleranno quasi certamente quelle multe? Un po’ per l’arroganza tipica di certi politici e certi dirigenti comunali, i quali non hanno alcun interesse per i diritti dei cittadini. Un po’ perché non tutti sanno muoversi nella giungla burocratica dei ricorsi, studiata così complicata appositamente per sottomettere i cittadini; inoltre contano anche su un regalone fatto loro dal governo di Matteo Renzi. Infatti il decreto legge del 24/6/2014 ha fissato un contributo unificato di 43 euro da versare per presentare un ricorso presso il Giudice di pace, fino al valore di 1.033 euro dell’oggetto di contesa (la multa). Quindi questo frena gran parte delle multe di valore inferiore, perché il contributo supera o si avvicina troppo al valore della multa stessa. Alla faccia del diritto alla difesa. Curioso che nessuno dei partiti avversari del PD abbia mai intentato una causa con l’obiettivo di spingere un giudice ad interpellare la Consulta per violazione dell’articolo 24 della Costituzione, quello appunto sul diritto alla difesa. D’altra parte, i politici viaggiano quasi tutti con l’autista.

    COME FARE RICORSO

    Tuttavia il ricorso è sempre possibile. Comuni che si comportano così andrebbero sempre combattuti. E’ importante specificare che se non si presentano ricorsi la multa si deve pagare, anche se viene consegnata in ritardo.

    Per il Giudice di pace ci sono 30 giorni di tempo a partire dalla consegna della notifica nelle vostre mani. Si devono pagare appunto 43 euro di contributo fino a 1.033 euro di valore della causa (per valori superiori il contributo sale).

    Oppure si può presentare il ricorso al Prefetto. In questo caso è gratuito e ci sono 60 giorni di tempo. Però se il ricorso viene respinto, si deve pagare una multa doppia. Invece col Giudice di pace la somma resta invariata, al massimo vengono aggiunte le spese giudiziarie.

    Se il Prefetto respinge il ricorso, si può sempre fare ricorso contro la sua ordinanza (ammesso ovviamente che ci siano elementi concreti per poterlo vincere); per le multe stradali tale ricorso va obbligatoriamente presentato al Giudice di pace, seguendo la stessa procedura sopra indicata, quindi 30 giorni di tempo e contributo di 43 euro.

    Invece contro le sentenze del Giudice di pace è possibile solo appellarsi ad un Tribunale, seguendo le procedure ordinarie della giurisprudenza civile. In questo caso è obbligatorio farsi rappresentare da un avvocato (mentre non è necessario per Giudice di pace e Prefetto).