Salone di Francoforte 2017: perché tante case non hanno partecipato

Le numerose assenze dei costruttori al salone di Francoforte 2017 sono un fenomeno che parte da lontano, le cui cause hanno diverse origini. Analizziamo perché tante case non hanno partecipato alla manifestazione tedesca

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    Perché le case hanno rinunciato a partecipare al salone di Francoforte 2017 in un numero così elevato? Che la lingua principale della manifestazione sul Meno dovesse essere il tedesco è ovvio; meno naturale è il fatto che quello di casa sia rimasto praticamente l’unico idioma parlato dai costruttori presenti. Le assenze di rilievo infatti sono state numerose, una lunga lista di marchi: Fiat, Alfa Romeo, Jeep, Lancia, Abarth, Peugeot, DS, Volvo, Nissan, Mitsubishi, Infiniti, Tesla.

    Non è una novità e non dovrebbe stupirci troppo. Il calo dei visitatori è costante da parecchi anni, nel frattempo sono emersi nuovi strumenti di comunicazione che permettono di raggiungere platee di potenziali clienti di vastità prima impensabili. Sono finiti da un bel pezzo i tempi in cui il salone auto era l’occasione più importante per vedere un nuovo modello. Le case automobilistiche oggi hanno a disposizione strumenti di marketing ben più incisivi. Tutto ruota intorno alla rete. Social network, dirette streaming delle presentazioni, siti web dedicati al modello specifico e così via. Nel momento in cui l’auto arriva fisicamente dal concessionario, il pubblico ne conosce già ogni minimo particolare.

    PERCHE’ LE CASE NON HANNO PARTECIPATO AL SALONE DI FRANCOFORTE 2017

    C’è anche un altro aspetto di non poco conto: partecipare ad un salone costa tantissimo. E l’attenzione mediatica e del pubblico verso i propri modelli viene per forza di cose attenuata, condivisa tra le proposte di tutte le case. Di conseguenza se il ritorno in termini di visibilità del prodotto non riesce a coprire gli ingenti costi, allora le divisioni marketing dei costruttori preferiranno ripartire i loro budget verso forme di comunicazione più redditizie, o almeno limitare la partecipazione ai saloni quando hanno effettivamente novità importanti da proporre. Ormai sono sempre più frequenti gli “unveiling” dei nuovi modelli in eventi mediatici singoli, magari anche solo virtuali, grazie al web.

    Altra considerazione: il fatto che la tecnologia nelle auto sia diventata sempre più pervasiva e abbia “sconfinato” nei settori high-tech più popolari, cioè telefonia mobile e integrazione delle connessioni internet, rende le vetture parenti dei gadget propri dell’elettronica di consumo. Ecco quindi una partecipazione sempre più frequente dei costruttori automobilistici a show come il CES di Las Vegas, il Mobile Congress Forum di Barcellona o l’IFA di Berlino. Anche perché, soprattutto tra i più giovani, ormai un importante criterio di scelta dell’auto è la possibilità di giocare coi social o la compatibilità col proprio smartphone. Che questo sia decisamente poco logico non ha la minima rilevanza.

    Allora i saloni dell’auto stanno per morire? Chissà. Nemmeno Parigi, Ginevra e Detroit se la passano bene. Di certo per sopravvivere dovranno trovare il modo di attirare nuovi protagonisti. Per il momento si stanno gettando tutti nelle braccia delle grandi mode del momento, le auto elettriche, i cosiddetti servizi di mobilità e le fantomatica guida autonoma. Ma se i saloni dell’auto morissero, il pubblico sentirebbe la loro mancanza?