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Le venti auto che hanno fatto la storia

Le venti auto che hanno fatto la storia
da in Fiat, Mondo auto
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    Venti modelli di auto che hanno cambiato il corso delle cose, magari detta così, la classifica di Auto Express, il settimanale inglese del settore Automotive, si presta un po’ a fuorviare i lettori; possibile che un’auto cambi le sorti di un intera industria? Non solo, un’auto può cambiare le sorti di un’intera nazione, pensiamo al nostro dopoguerra e al boom economico che ne conseguì, la storia ci insegna che il piano Marshall voluto dagli americani puntò tutto proprio sull’auto in primis, poi ne conseguì che si espanse anche l’indotto e, via, via l’altra industria e servizi meno collegati al settore automobilistico.

    Si può dunque dire che l’auto cambiò i costumi degli italiani, si pensi all’autostrada del Sole costruita da Fiat, Eni e Cementifici d’Italia, come non ammettere che non fosse stata l’auto a cambiarci persino il modo di pensare.

    E che dire della Volkswagen Maggiolino voluta addirittura da Adolf Hitler proprio perché con quell’auto si voleva far cambiare la storia dei tedeschi, perché l’auto comportò conoscenze, spostamenti, apertura mentale e un’intera nazione sembrava restringersi e al contempo allargarsi sulla spinta delle migliorate possibilità che venivano offerte ai suoi abitanti di intraprendere relazioni. Neanche le Ferrovie riuscirono nell’intento, solo ai giorni nostri in maniera più allargata e diversa ci è riuscito internet, non a caso chiamato, all’alba della sua apparizione, l’autostrada virtuale.

    Ma l’indagine che Auto Express ha fatto sulle venti auto che hanno cambiato i destini è ristretta alle Case automobilistiche che con quelle auto si confrontarono col mondo e sul ruolo che quelle vetture ebbero all’interno delle aziende che le produssero. Certo ne deriva un’analisi più ristretta se intendiamo con questo il significato che un singolo modello ha avuto sui bilanci di un’azienda ma, poiché da sempre a decretare il successo o l’anticipata fine di un prodotto è sempre stato e sempre sarà il mercato, si capisce bene che nessun modello avrebbe potuto cambiare il percorso di chi lo costruì se non avesse avuto dalla sua, l’utilizzatore finale in un andirivieni di situazioni che finisce col far perdere di vista il duplice ruolo della domanda e dell’offerta e dell’importanza che l’una ha nel decretare il cambiamento sociale di un’intera civiltà. Per noi occidentali certe istanze appartengono al passato, ma oggi si sta ripresentando la stessa situazione nei Paesi emergenti, al punto da chiedersi, ancora oggi, all’alba del XXI secolo, se può un’auto cambiare le sorti di un popolo. La risposta e si l’esempio in tempi moderni ce lo darà la Tata Nano in India e nei Paesi asiatici vicini.

    Ma tornando alle auto del passato, limitatamente alle sorti delle aziende che le produssero, in una visione più ristretta di quella che ne viene fuori quando si allarga l’auto comprendendo anche l’umano pensiero e le umane abitudini di vita, la rivista inglese individua l’Alfa Romeo 156 come l’auto della svolta del marchio Fiat.

    Alfa Romeo 156: così poco Fiat e tanto Alfa

    L’Alfa 156 diventa una pietra miliare per la Alfa Romeo già passata sotto il controllo di Fiat negli anni novanta, era un periodo costellato da una serie di sfaceli al’interno di un marchio storico divenuto di proprietà statale che rasentava il baratro. La consapevolezza poi da parte del mercato che si trattasse di un’auto che potesse far rivivere alla Casa del Biscione gli antichi fasti di un tempo allontanando l’idea che si fosse inquinata col il marchio Fiat, sinonimo allora di auto dozzinali e di scarsa immagine, fece il successo della 156 che, per’altro, per usare le parole del settimanale anglosassone: “Fondeva un design sbalorditivo a prestazioni esaltanti. In più, non aveva evidenti legami con le Fiat.

    Non c’è da stupirsi se fu eletta Auto europea dell’anno nel 1998.”

    Audi 100: l’auto tedesca che faceva il verso alle Mercedes

    Forse non avremmo mai potuto oggi ammirare le Audi e ritenerle qual alto concentrato di sofisticata tecnologia, affidabilità e classe se non ci fosse stata quale antenata la Audi 100 prodotta nel 1968 . La vettura nacque dopo l’acquisizione della Casa degli Anelli nel 1965 da parte di Volkswagen, all’epoca negli stabilimenti di Ingolstadt Volkswagen pensava di produrre l’eccedenza delle Maggiolino che non riusciva a realizzare a casa propria ma ecco che, come dice Auto Express, “Gli ingegneri, però, furono pescati a rifinire il progetto della 100, una trazione anteriore ispirata alle Mercedes, e i capi furono così impressionati che diedero immediatamente il via libera al progetto”.

    Fiat 500: l’auto della svolta italiana

    Difficile non pensare alla Fiat 500 come l’auto che motorizzò gli italiani nel dopoguerra anche se nel farlo si fa il grosso torto di trascurare la Fiat 600 che partecipò in egual misura allo scopo. Nel pensare alla 500, comunque ma anche alla 600 ci si ricollega al discorso fatto in premessa se guardiamo l’evento da un punto di vista sociale, ma nel ricordare la 500 c’è da pensare alla Fiat come quell’industria che a Torino divenne capitale d’Italia dell’auto organizzandosi in tutto e per tutto per la storica evenienza e divenendo una delle Case automobilistiche più di rilievo in Europa. Pensare alla 500 solo per il peso che ebbe in Fiat è comunque riduttivo anche perché nei destini degli italiani e della spinta propulsiva che nacque con la civiltà dei consumi intervenne un altro fenomeno prorompente, la cambiale, l’allora credito al consumo avvicinò i nostri connazionali agli acquisti e dunque a far mutare le sorti del prodotto interno loro della nazione generando ricchezza.

    Le ultime due auto citate dalla rivista sono meno pregnanti se non per le aziende che le produssero, pensiamo alla Elise della Lotus che, come scrive il settimanale, “Negli anni 90 la Casa sembrava destinata a una triste esistenza fatta di facelift della Esprit. Poi, nel 1995, ritornò in grande forma con l’Elise, esattamente il tipo di Lotus leggera e intelligente che il fondatore Colin Chapman si era sempre sforzato di costruire”.

    La Range Rover, l’auto che disegnò l’auto

    Anche questa vettura segna la storia del suo costruttore, “Con la Range, i designer hanno reinventato l’auto. Buone caratteristiche stradali, confort e stile chic fusi a sbalorditive capacità fuoristradistiche. La Range Rover stabilì i parametri in base a cui furono misurate tutte le Suv successive”, commenta Auto Express ed in effetti con la Range Rover il segmento dei fuoristrada cerca di avvicinarsi a quello delle berline comode, come accade adesso.

    Un lungo cammino quello dell’auto fatto di test, prove, attese andate deluse e successi strepitosi dove l’auto diventa il cardine centrale dell’economia non solo dell’industria che la produce ma della nazione che la ospita e al centro l’uomo, dotato in questo caso di un merito unico e fondamentale senza il quale non si sarebbe mai giunti da nessuna parte; l’intuizione, la stessa che ha stravolto la vita alle generazioni dell’epoca e, soprattutto, a quelle che si son succedute negli anni.

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