Il Bietanolo: una panacea per tutti i mali?

Il Bietanolo: una panacea per tutti i mali?
da in Auto nuove, Ford
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    Un'Auto a fermentazione vegetale quale potrebbe essere quella a bietanolo in questa ricostruzione

    Bioetanolo si, bioetanolo no, sembra la panacea per tutti i mali, questo carburante, eppure in Italia è ancora in parte sconosciuto, anche se c’è chi ipotizza un suo utilizzo massivo nei prossimi decenni, soprattutto, in vista dell’esaurimento delle scorte mondiali di petrolio.

    Una cosa è, comunque, certa, nel mondo c’è grande fermento da parte delle Case automobilistiche attorno a questo carburante, del resto, il bietanolo che, come si sa, è ricavato da mais e barbabietole da zucchero, fermentate, per citare solo due ingredienti che entrano a far parte della sua costituzione, ecologico lo è, nel Sud America, ad esempio è diffusissimo, ma anche in Europa, gradatamente, sta facendosi sempre più strada, a tutto vantaggio delle più basse emissioni di CO2, e dal fatto che pare la strada certa per affrancarci dal petrolio.

    Oltretutto, forse non tutti sanno che, dal 1998, le auto nuove sono predisposte per utilizzare una miscela di benzina ed almeno il 5% di etanolo. Risultato, sia in Brasile che nel Nord Europa, le auto con motore Flex ( 85% etanolo, 15% benzina ), sono già una realtà.

    In Italia, tanto per non smentirci mai, siamo indietro anche in questo contesto, non che non siamo in grado di costruire motori Flex, tutt’altro, si guardi la Fiat in Brasile, ma non abbiamo nessuna rete di distribuzione di questo carburante, tranne uno a La Spezia in Liguria….. Eppure, qualcosa all’orizzonte si muove, ma si muoverà di più, quando si riuscirà a superare il gap che limita l’utilizzo di questo carburante ai fini fiscali e cioè quando si sarà in grado di modificare la tassazione sui carburanti, altrimenti, visto il costo di produzione di questo carburante, il prezzo alla pompa sarebbe improponibile.

    Ma l’Europa potrebbe darci una mano, visto che la Commissione Europea è orientata verso un utilizzo intensivo del bioetanolo, approvando per tutti gli Stati membri, una defiscalizzazione di questo carburante e pretendendo che nel Vecchio Continente la quota di questo carburante vegetale salga dall’attuale produzione di 2,4 milioni di tonnellate a 17 milioni e mezzo entro il 2010, fino a 35 milioni nel 2020. Ciò significa che entro il 2010 l’Italia dovrà trovare il modo di assicurare una mobilità tramite bioetanolo.

    E per tornare alle Case automobilistiche, la Ford produce per l’Italia un motore Flex per Focus, C-Max e Volvo C30, S40 e V50; è un motore di 1.800 cc. di cilindrata da 125 cavalli di potenza le cui vetture hanno prezzi che partono da 18.000 fino a 30.000 euro, così come, anche Saab per il modello 9-5 e Renault Megane 1.600 cc. da 105 cavalli di potenza si apprestano ad entrare anche nel mercato italiano.

    Dunque tutto bene? insomma, c’è chi non vorrebbe il bioetanolo, uno di questi, è il professore Giorgio Forti, docente di Scienze dell’Università di Milano che non nasconde il suo disappunto verso questo nuovo carburante. Secondo lo studioso, infatti, per far circolare, in Italia, quasi 30 milioni di auto, mezzi pesanti esclusi, bisognerebbe occupare un’area pari a quasi l’11% della superficie della nazione a piantagioni di barbabietole e mais, da tenere, oltretutto in perfetto stato. Così, a fronte di una minore immissione di CO2 nell’atmosfera, con i nuovi veicoli a bioetanolo, ci ritroveremmo ad avere un’esigenza di energia per la coltivazione e la lavorazione di questo carburante, maggiore o quasi, a quella che impieghiamo per la mobilità.

    Ma, inoltre, sempre secondo il professore Forti, il bioetanolo potrebbe anche provocare squilibri sociali come avviene nel Sud America. In Messico, ad esempio, dove il piatto più diffuso è a base di mais, da quando viene utilizzato questo vegetale per l’estrazione del bietanolo, il piatto di quelle popolazioni, la tortilla, è aumentato di oltre il 20%, con grande danno per quelle popolazioni. Insomma, considerando che la mobilità, ai fini del consumo del petrolio, non rappresenta di certo l’apice, ma semmai, il greggio viene consumato, in più larga misura, in altri ambiti, si rischia di provocare dissesti, imponenti e solo per consumare un po’ di petrolio in meno.

    Sarà così?

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