AC Cobra, Shelby il Ferrari d’America [FOTO]

AC Cobra, Shelby il Ferrari d’America [FOTO]

Un po' inglese, un po' americana: AC Shelby Cobra, l'idea del "Ferrari d'America" che oggi vale milioni di euro

da in Auto d'epoca, Supercar
Ultimo aggiornamento:

    E’ un nome che ha fatto la storia dell’automobilismo statunitense. Carrol Shelby è per tutti il Ferrari d’America, colui il quale ha sfidato il Drake con un modello entrato di diritto nella leggenda: la AC Cobra.
    Siamo negli anni Sessanta, periodo nel quale si correva ovunque e con qualunque mezzo. Formula 1 e gare che oggi chiameremmo GT, avevano stessa dignità e le protagoniste erano auto con le quali potevi circolare su strada nella quotidianità. Certo, omologazioni differenti, ma una 250 GTO e una Shelby Cobra nascevano già pensate per primeggiare nelle competizioni.

    Tra il 1961 e il 1967 l’idea di Carrol Shelby fu quella di abbinare l’esuberanza dei motori yankee, il tradizionale otto cilindri dalle cubature esagerate, alla leggerezza delle auto inglesi. Funzionava un po’ per stereotipi l’automobilismo allora, gli stessi portati avanti fino a oggi: in Inghilterra creavano le auto più leggere e divertenti da guidare, gli Stati Uniti erano la patria dei motoroni V8 senza troppa cura per i telai, l’Italia era la patria dell’eccellenza stilistica e meccanica.
    Il telaio in acciaio della Cobra vestiva una carrozzeria interamente in alluminio, ritagliata su misure molto compatte, quelle oggi di una Lotus Elise o di una Alfa 4C, per dare un’idea: 3 metri e 86 centimetri di lunghezza, portati a 3.96 con versioni speciali, mentre l’altezza era di un metro e 25 appena. Gli inglesi della AC, prima dell’idea di Shelby di modificare il telaio per ospitare un V8 yankee, motorizzavano la loro roadster con un motore che definire del periodo bellico non era un’offesa, perché il Bristol sei cilindri era effettivamente propulsore derivato da un Bmw progettato prima della seconda guerra mondiale. Poi toccò ai Chrysler e a Ford, sostituire il vetusto sei cilindri.

    I motori che si sono alternati ufficialmente sotto al cofano sono il Ford V8 289 da 350 cavalli e l’unità 427 da ben 7 litri di cilindrata, forte di oltre 500 cavalli.

    Come ogni opera d’arte che si rispetti, non mancano le copie della AC Cobra e per chi è davvero un cultore dell’auto si può anche azzardare la creazione in kit. Repliche fantastiche, da lasciare senza parole. Tuttavia, per spuntare quotazioni all’asta che oscillano tra le centinaia di migliaia di euro e diversi milioni, serve possedere una delle 348 Cobra originali, 88 delle quali destinate alle competizioni. Se poi si ha tra le mani una Cobra 427 SC, allora è un patrimonio che vale qualche Bugatti Veyron. La particolarità della 427 SC sta nell’essere omologata per l’impiego stradale ma con l’assetto delle versioni per la pista.

    La tecnica grezza della Cobra subì diverse evoluzioni, basti citare il caso delle sospensioni, modificate dalle balestre come elemento ammortizzante a un’architettura con doppi triangoli sovrapposti.
    Protagonista anche alla Targa Florio del 1964, con Dan Gurney (il padre poi dei Gurney flap delle Formula 1; ndr) e Phil Hill, non riuscì a primeggiare nei confronti delle Ferrari, pur agguantando importanti affermazioni di categoria.
    E’ l’esempio lampante di come anche negli Usa ci fosse una cultura automobilistica in grado di andare oltre una tecnica grezza, con l’affinamento dei dettagli e uno stile diventati pietre miliari del mondo delle quattro ruote.

    532

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN Auto d'epocaSupercar
     
     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI