Alfa Romeo, tornano le “Ti”, sinonimo di sportività e peculiarità

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Foto: Alfa Romeo TI

Nella storia dell’Alfa Romeo, ricorre spesso la sigla “TI”, letteralmente, Turismo Internazionale, ma sempre sinonimo di auto arricchite di quella tecnologia supplementare che si riverbera nella maggior potenza, nella maggiore sportività rispetto alle auto dalle quali derivano.

Chi non ricorda la Giulia Ti, persino l’Alfasud Ti, di trent’anni fa, con quella sigla si impose in un’era in cui l’Alfa declinava verso il basso, quella rovina che si arrestò soltanto con l’avvento di Fiat. E, fedele alla tradizione migliore che invece ha assunto nel dopoguerra, così ricompare la sigla Ti che arricchirà la 159, berlina e sportwagon.

Le due versioni contrassegnate dalle due gloriose lettere, faranno della 159 una vettura più sportiva, agile e dinamica adatta ad un pubblico giovane che privilegia la briosità nella guida senza mai eccedere e riconoscere questi allestimenti dai tradizionali, a prima vista, non è semplicissimo, perché stilisticamente la sigla Ti non ha mai forzato la linea dell’auto, anche se un pizzico di attenzione in più è sufficiente per intuire quanta aggressività e sportività supplementare c’è in queste auto, a cominciare dal frontale, più “corrucciato” e grintoso, con un assetto ribassato che aumenta anche la tenuta al meglio, con nuovi cerchi in lega leggera in questa versione di 19 pollici di diametro e con pneumatici maggiorati, minigonne e freni più potenti che si intravedono fra le razze dei cerchi, perché le pinze sono appositamente verniciate di rosso.

Ma dove palese è la differenza, questa è all’interno, con i sedili in pelle, avvolgenti, che trattengono il corpo di guidatore e passeggeri in una sorta di protezione che dura per tutto il viaggio, ma la sportività continua nel pomello del cambio, nella pedaliera, nei rivestimenti e ovunque vi sia spazio per far campeggiare le due lettere, “Ti”, non con invadenza ma con quella sobrietà che però fa intuire da subito che ci si trova di fronte ad una vettura sicuramente diversa.

E se tutto è in sintonia e in pandance, gli interni con l’esterno della vettura ne sono l’esempio, nella 159 Ti anche i retrovisori si coordinano al meglio col resto dell’auto ed infine, a sottolineare che Turismo Internazionale non è sinonimo solo di immagine ma anche di sostanza, ricordiamo due elementi supplementari che fanno la differenza con le vetture cui si ispira questo allestimento unico, il nuovo climatizzatore bizona e il sistema VDC, per il resto a voi lo sguardo, per accorgervi da soli, quanto diverse siano queste auto rispetto ai modelli tradizionali ma se qualcosa ci è sfuggito, rilevatela voi.

Fonte | Alfa Romeo

Lun 05/03/2007 da Giuliano in , ,

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Antonino 325 5 marzo 2007 12:01
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Un’allestimento sportivo solo nell’aspetto poichè la 159 è una vettura pesante mossa da motori che risentono della suddetta pesantezza e dalla trazione ant in contrasto con il concetto stesso di vettura sportiva.Le versioni di punta a traz integrale non fanno che appesantire ulteriormente la vettura il che compromette ulteriormente le prestazioni e pure i consumi sono alti.La V6 benzina fa ad es 4 km al litro reali di media,davvero troppi se consideriamo che i 6 cilindri benzina BMW si attestano mediamente sugli 8 km/l.

I cerchi da 19 sono persino eccessivi,migliorano la tenuta e la frenata ma non c’è nessun appagamento quando si schiaccia l’acceleratore.Ad es la 2.4 jtd da 200 cv impiega 8,7 sec (9,0 per la SW) nello 0-100.
Insomma con le TI possiamo parlare di bellezza estetica che attira su di se gli acquirenti che si fermano appunto all’apparenza in una vettura ma chi cerca la tecnica di primo livello a fronte di una spesa importante non si rivolge alla 159.

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Antonino 325 5 marzo 2007 12:17
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Nono sono d’accordo con la la parte del testo che dice che sarebbe stata la Fiat a risollevare le sorti dell’Alfa.Per i puristi,come me,equivale ad una bestemmia.
Vero è che l’Alfa Romeo in mano all’IRI ed a Romano Prodi (dove ci sono disastri lui è sempre presente) ha raggiunto il punto più basso con l’Arna,vettura brutta e dalle ascendenze nipponiche non certo nobiliari,ma aveva nella sua gamma la 75,la vettura che i puristi considerano l’ultmima vera alfa (traz posteriore,schema trans-axle,de dion).

Con l’avvento della Fiat è peggiorata.La vettura di punta realizzata interamente sotto l’egida Fiat fu la 164,bella esteticamente,ma a traz ant e derivata dalla Croma.
Ma quello che fece scorcentare fu la 155 su base Tipo dalla linea anonima per giunta e dalle finiture scadenti (la concorrenza era su un altro pianeta,infatti la BMW soffiò tutti i clienti Alfa e fece la sua fortuna).
Ad acuire la crisi tecnica l’uscita di serie dei motori boxer (molto famosi nelle Alfa) e successivamente dei Twin Spak.
Oggi l’Alfa non tiene assolutamente il passo della concorrenza:ha una 166 vecchia,la 147 pure,la GT necessiterebbe di un restyling,la 159 pesante (finiture scarse,rumorosa,motori inadeguati) e la Brera e la Spider che sono un affronto poichè pesano più di un suv e prendono la paga da vetture veramente sportive dello stesso prezzo.
In futuro arriverà la Junior su base Punto,la 149 su base Bravo (dunque della Stilo),i motori saranno in comune con quelli Fiat.
Non mi sembra un quadro di rinascita….

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Anonimo 27 aprile 2007 11:32
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Vi assicuro che la 164 è stata un’auto Alfa Romeo in tutto per tutto.
Infatti, è stata interamente progettata dai tecnici alfa in un periodo in cui si mirava ad abbattere i costi attraverso sinergie con altri gruppi.Nel bene o nel male, il progetto 164 non è nato in Fiat(ultimamente leggo articoli in merito del tutto errati) e la stessa non centra nulla nelle scelte progettuali e di definizione del modello! Era stato semplicemente deciso dai vertici Alfa, per abbattere i costi di progettazione e produzione,in un periodo politicamente ed economicamente difficile per l’alfa, di unificare gli sforzi di progettazione del pianale del nuovo modello con Fiat,Lancia e Saab.
La 164 era già pronta al lancio prima che i politici decidessero la vendita dell’Alfa Romeo alla Fiat e la Fiat ha rimandato di circa un anno e mezzo il lancio commerciale della stessa per non cannibalizzare la Thema che era stata da poco messa in vendita. Per quanto riguarda il prodotto Alfa, sicuramente ci sono stati periodi di smantellamento e disinteresse per il marchio, ma negli ultimi anni Fiat sta ripercorrendo la strada verso un riavvicinamento al concetto di alfa. Le attuali vetture non rispecchiano a pieno la reale volontà di rilancio che il gruppo Fiat ha nel DNA, semplicemente perchè alcune congiunture e scelte economiche/industriali hanno lasciato un’eredità scomoda in seno alla diversificazione e attuazione di sinergie per la produzione dei pianali e dei motori. Da qui il divorzio con GM. Ormai è evidente e sotto gli occhi di tutti e sarebbe da autolesionisti negare che da anni il gruppo Fiat ha attuato con grande impegno e dedizione il rilancio del proprio nome, nel panorama automobilistico mondiale, attraverso un nuovo stile, il miglioramento dei componenti, della qualità e delle rifiniture. L’anello mancante riguarda l’abbattimento dei pesi dei pianali (GM) e lo sviluppo di nuovi motori made in Italy, che peraltro, sta già attuando con impegno ed efficacia. Per vedere completato questo innegabile rinascimento del proddotto made in italy, si dovrà aspettare ancora poco. Ad oggi sono solamente parzialmente evidenti, i piani e i cambiamenti di rotta attuati anni fa, per migliorare il prodotto in termini di qualità e con l’avvento a breve dei nuovi motori si chiuderà un primo ciclo di sviluppo del prodotto, al quale seguira in pochi anni un secondo ciclo inerente lo sviluppo di nuovi pianali e diverse tecnologie. Per quanto riguarda gli Alfisti (COME IL SOTTOSCRITTO) è evidente che il prodotto non sia più quello di una volta in termini di prestazioni, ma è altrettanto evidente il cambiamento di rotta che il gruppo stà attuando per sviluppare questa nicchia. Non bisogna però mai dimenticare, che il cliente e le tecnologie cambiano in funzione delle mode e del legislatore e nessuna casa automobilistica potrà mai più pensare di costruire e poter vendere in gran numero, auto votate alle sole prestazioni quali erano le grandi ALFA del passato.
Noi Alfisti dobbiamo continuare ad amare l’alfa del passato in quanto questa funge da fucina di nuove idee e mantiene le tradizioni vive, ma dobbiamo imparare ad accettare anche l’alfa del prossimo futuro, amandola per le senzazioni che può dare più che per le prestazioni pure, proprio perchè è il mercato che determina il fallimento o la rivincita di un’azienda e l’Alfa del passato poteva permettersi di fare prodotti dalla tecnologia strabiliante anche perchè i soldi erano dei cittadini Italiani.
Grazie.
Massimo Iandiorio.

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Massimo 27 aprile 2007 11:34
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Vi assicuro che la 164 è stata un’auto Alfa Romeo in tutto per tutto.
Infatti, è stata interamente progettata dai tecnici alfa in un periodo in cui si mirava ad abbattere i costi attraverso sinergie con altri gruppi.Nel bene o nel male, il progetto 164 non è nato in Fiat(ultimamente leggo articoli in merito del tutto errati) e la stessa non centra nulla nelle scelte progettuali e di definizione del modello! Era stato semplicemente deciso dai vertici Alfa, per abbattere i costi di progettazione e produzione,in un periodo politicamente ed economicamente difficile per l’alfa, di unificare gli sforzi di progettazione del pianale del nuovo modello con Fiat,Lancia e Saab.
La 164 era già pronta al lancio prima che i politici decidessero la vendita dell’Alfa Romeo alla Fiat e la Fiat ha rimandato di circa un anno e mezzo il lancio commerciale della stessa per non cannibalizzare la Thema che era stata da poco messa in vendita. Per quanto riguarda il prodotto Alfa, sicuramente ci sono stati periodi di smantellamento e disinteresse per il marchio, ma negli ultimi anni Fiat sta ripercorrendo la strada verso un riavvicinamento al concetto di alfa. Le attuali vetture non rispecchiano a pieno la reale volontà di rilancio che il gruppo Fiat ha nel DNA, semplicemente perchè alcune congiunture e scelte economiche/industriali hanno lasciato un’eredità scomoda in seno alla diversificazione e attuazione di sinergie per la produzione dei pianali e dei motori. Da qui il divorzio con GM. Ormai è evidente e sotto gli occhi di tutti e sarebbe da autolesionisti negare che da anni il gruppo Fiat ha attuato con grande impegno e dedizione il rilancio del proprio nome, nel panorama automobilistico mondiale, attraverso un nuovo stile, il miglioramento dei componenti, della qualità e delle rifiniture. L’anello mancante riguarda l’abbattimento dei pesi dei pianali (GM) e lo sviluppo di nuovi motori made in Italy, che peraltro, sta già attuando con impegno ed efficacia. Per vedere completato questo innegabile rinascimento del proddotto made in italy, si dovrà aspettare ancora poco. Ad oggi sono solamente parzialmente evidenti, i piani e i cambiamenti di rotta attuati anni fa, per migliorare il prodotto in termini di qualità e con l’avvento a breve dei nuovi motori si chiuderà un primo ciclo di sviluppo del prodotto, al quale seguira in pochi anni un secondo ciclo inerente lo sviluppo di nuovi pianali e diverse tecnologie. Per quanto riguarda gli Alfisti (COME IL SOTTOSCRITTO) è evidente che il prodotto non sia più quello di una volta in termini di prestazioni, ma è altrettanto evidente il cambiamento di rotta che il gruppo stà attuando per sviluppare questa nicchia. Non bisogna però mai dimenticare, che il cliente e le tecnologie cambiano in funzione delle mode e del legislatore e nessuna casa automobilistica potrà mai più pensare di costruire e poter vendere in gran numero, auto votate alle sole prestazioni quali erano le grandi ALFA del passato.
Noi Alfisti dobbiamo continuare ad amare l’alfa del passato in quanto questa funge da fucina di nuove idee e mantiene le tradizioni vive, ma dobbiamo imparare ad accettare anche l’alfa del prossimo futuro, amandola per le senzazioni che può dare più che per le prestazioni pure, proprio perchè è il mercato che determina il fallimento o la rivincita di un’azienda e l’Alfa del passato poteva permettersi di fare prodotti dalla tecnologia strabiliante anche perchè i soldi erano dei cittadini Italiani.
Grazie.
Massimo Iandiorio.

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Anonimo 20 settembre 2007 09:36
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L´ARNA e´ stata un mito! In tanti l´hanno disprezzata gratuitamente, ma era un´auto di tutto rispetto per l´epoca, meccanica Alfasud con motore boxer, da prestazioni brillanti per l´epoca se confrontate a quelle di auto dello stesso segmento, come la orribile Fiat Ritmo o anche concorrenti tedesche come la Golf. Certo la linea orientaleggiante non e´ piaciuta agli alfisti fedeli ai canoni estetici del biscione, ma Arna e´ stata la prima vettura Alfa Romeo per molti che non erano alfisti di vecchia data e che quindi non avevano quelle pretese estetiche. E comunque anche riguardo l´estetica c´era di peggio all´epoca, vogliamo parlare di Ritmo e Duna. Quelli si che sono stati dei veri e propri aborti.

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Ste 2 novembre 2007 17:44
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ciao a tutti
ma questa turismo internazionale monteràanche lei il cambio q tronic come le nuove 159 jtd?

ciao s

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